L’apolipoproteina di Limone si conferma miracolosa e gli studiosi non hanno dubbi: potrebbe diventare una cura decisiva contro l’aterosclerosi.

La proteina di lunga vita scoperta a Limone si conferma un portento

04/07/2002 in Attualità
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Di Luca Delpozzo
Limone

L’apolipoproteina di Limone si con­fer­ma mira­colosa e gli stu­diosi non han­no dub­bi: potrebbe diventare una cura deci­si­va con­tro l’aterosclerosi. Lo dimostra una ricer­ca con­dot­ta dal­la dot­tores­sa Giu­lia Chiesa, del Dipar­ti­men­to di Scien­ze Far­ma­co­logiche del­l’ di , pub­bli­ca­ta su «Cir­cu­la­tion Research», una pres­ti­giosa riv­ista sci­en­tifi­ca inter­nazionale. «Un ter­zo delle ostruzioni delle arterie spaz­zate via in un’o­ra e mez­za»: è questo il risul­ta­to, defini­to eccezionale, con­se­gui­to dal­la ricer­ca. L’ef­fet­to si è ottenu­to con la som­min­is­trazione di una mol­e­co­la di sin­te­si, la lipopro­teina ad alta den­sità (Hdl), bat­tez­za­ta apoA‑I Milano (Aim), scop­er­ta molti anni fa nel sangue degli abi­tan­ti di Limone, local­ità ormai notis­si­ma per l’assen­za di malat­tie coro­nariche negli abi­tan­ti, e ora tes­ta­ta come far­ma­co prodot­to con la tec­ni­ca del Dna ricom­bi­nante. Come è noto, sono in cor­so stu­di clin­i­ci sul­l’uo­mo; se i risul­tati con­fer­mer­an­no le ricerche pos­i­tive con­dotte sug­li ani­mali, sec­on­do i ricer­ca­tori si aprirà una nuo­va era nel­l’ap­proc­cio ter­apeu­ti­co all’ateroscle­rosi. Bersagli del­l’apolipopro­teina sono infat­ti le plac­che più peri­colose, quelle che, ulceran­dosi, dan­no orig­ine ai trom­bi, causa di ictus e infar­to, e respon­s­abili del­la morte di cir­ca 300 mila ital­iani all’an­no. «La mol­e­co­la è sta­ta som­min­is­tra­ta ai conigli, essendo ani­mali che, ali­men­tati con una dieta ad ele­va­to tenore di coles­tero­lo, svilup­pano plac­che ateroscle­rotiche molto sim­ili a quelle del­l’uo­mo — spie­ga la dot­tores­sa Chiesa -. Dopo cir­ca un’o­ra e mez­za dal­l’inizio del­la som­min­is­trazione endove­na del­la lipopro­teina abbi­amo ver­i­fi­ca­to la riduzione di un ter­zo delle plac­che». «Il nuo­vo far­ma­co — con­clude la dot­tores­sa Chiesa — è poten­zial­mente uti­liz­z­abile in tutte le fasi del­la ter­apia delle malat­tie car­dio­vas­co­lari, dal­l’in­ter­ven­to di emer­gen­za al trat­ta­men­to a lun­go ter­mine e soprat­tut­to nel­la pre­ven­zione degli attac­chi car­diaci e cere­brovas­co­lari. Può rap­p­re­sentare inoltre una soluzione ter­apeu­ti­ca con­tro la ris­tenosi del­l’an­gio­plas­ti­ca, cioè il proces­so di rigen­er­azione del­la plac­ca, che si for­ma nel­l’ar­co di decen­ni». La lipopro­teina è sta­ta prodot­ta con tec­ni­ca ricom­bi­nante dal­l’Es­pe­ri­on Ther­a­peu­tics di Ann Arbor.

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