Salvare i carpioni primo obiettivo per l’incubatoio

La riapertura

09/04/2004 in Attualità
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Di Luca Delpozzo
Eugenio Cipriani

Pub­bli­co delle gran­di occa­sioni, ieri sul lun­go­la­go, per la ria­per­tu­ra dell’incubatoio itti­co del­la Provin­cia. Oltre ai pro­mo­tori del recu­pero dell’impianto, vale a dire l’assessore provin­ciale al Servizio fau­nis­ti­co ambi­en­tale Camil­lo Pilati, il pres­i­dente del­la quar­ta com­mis­sione, Giac­in­to Albanese, e l’ittiologo del­la Provin­cia, Ivano Con­for­ti­ni, era­no pre­sen­ti numerosi espo­nen­ti del mon­do politi­co e asso­cia­ti­vo: dai sin­daci di Gar­da (Davide Bendinel­li) e (Arman­do Fer­rari) al pres­i­dente dell’Associazione pesca­tori dilet­tan­ti, Anto­nio Casot­ti. Dopo la benedi­zione dell’edificio da parte di don Car­lo, è segui­to il taglio del nas­tro e la visi­ta alle vasche di all­e­va­men­to. L’assessore Pilati ha sot­to­lin­eato la polifun­zion­al­ità del cen­tro: «Attiv­ità di ricer­ca da un lato e ripro­dut­tiv­ità per garan­tire la pesca dall’altro, ma anche base logis­ti­ca per gli agen­ti pre­posti alla vig­i­lan­za e sede didat­ti­ca per le sco­laresche: ecco le prin­ci­pali fun­zioni dell’impianto». Il pres­i­dente del­la quar­ta com­mis­sione, Giac­in­to Albanese, ha invece sot­to­lin­eato i tem­pi di attuazione del prog­et­to: «Se con­sid­e­ri­amo che tre anni e mez­zo fa l’edificio era in con­dizioni di semi-abban­dono, non si può che guardare con sod­dis­fazione all’operato dell’amministrazione. Una sod­dis­fazione che diven­ta orgoglio nel momen­to in cui si con­sid­era che tut­ti i prin­ci­pali obi­et­tivi dell’assessorato (dal Piano rifiu­ti a quel­lo delle attiv­ità di cava) sono sta­ti cen­trati entro la fine del manda­to». Anto­nio Casot­ti, nel­la duplice veste di asses­sore e di pres­i­dente dei pesca­tori, ha ricorda­to uno degli ideatori del prog­et­to, Enzo Oppi, aus­pi­can­do che a lui pos­sa essere ded­i­ca­to l’incubatoio. Ivano Con­for­ti­ni, itti­ol­o­go del­la Provin­cia, ha poi illus­tra­to le carat­ter­is­tiche pro­dut­tive dell’icubatoio: «Per le sue dimen­sioni, non potrà fornire una pro­duzione parag­o­nabile a Peschiera e Desen­zano, ma sarà un cen­tro sper­i­men­tale per le specie autoc­tone, come il , il core­gone, la tro­ta lacus­tre, il luc­cio. Un pun­to di rifer­i­men­to per la ricer­ca itti­ca e, non ulti­mo, per lo stu­dio dell’ambiente lacus­tre. Questo non vor­rà dire però scarsa pro­dut­tiv­ità. L’incubatoio potrà all­e­vare fino a 1 mil­ione di avan­not­ti di tro­ta, 30mila di core­gone, 16mila di luc­ci. Spe­ri­amo che il Gar­da si con­servi in buona salute per accogliere tut­ti i pesci che rius­cire­mo a pro­durre». Infine Andrea Pen­zo, col­lab­o­ra­tore dell’ing. Zanet­ti, prog­et­tista del­la ristrut­turazione, ha pre­sen­ta­to le diverse fasi del recu­pero dell’immobile.

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