Firmata ieri mattina l’intesa tra Comune, Provincia e Regione per la valorizzazione dell’area. Fondi per oltre 3 milioni. In futuro includerà l’Isola dei conigli

La Rocca è diventata Parco

29/07/2004 in Attualità
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Di Luca Delpozzo
Elena Cerqui

Il par­co del­la Roc­ca e del Sas­so a Maner­ba, a tutela e val­oriz­zazione di quel­lo che è uno degli ulti­mi gioiel­li nat­u­rali del Gar­da, ora è divenu­to realtà. Ieri mat­ti­na in Munici­pio sono state poste le firme dell’accordo di pro­gram­ma per il finanzi­a­men­to del­la real­iz­zazione del Par­co tra Comune, Provin­cia e Regione. Il finanzi­a­men­to ammon­ta a 3 mil­ioni e 200 mila euro e ver­rà eroga­to in più tranche, la pri­ma delle quali sarà di 1 mil­ione di euro mes­si a dis­po­sizione dal­la Regione: metà entro il 2004, metà nell’anno suc­ces­si­vo. Sod­dis­fazione è sta­ta espres­sa da tutte le par­ti. «Un organo di dife­sa — affer­ma il sin­da­co di Maner­ba Maria Speziani — di uno dei più affasci­nan­ti posti del­la zona del bas­so lago»; l’assessore provin­ciale al ter­ri­to­rio Aris­tide Peli ha ricorda­to che «per l’economia bres­ciana, in un peri­o­do non trop­po roseo, la val­oriz­zazione del ter­ri­to­rio riveste un ruo­lo impor­tante per lo svilup­po del­la nos­tra soci­età». Il arche­o­logi­co del­la Roc­ca e del Sas­so si svilup­pa su un’area di cir­ca 9 ettari, di cui i 5 del­la som­mità sono di pro­pri­età comu­nale, che includono il promon­to­rio roc­cioso (del Sas­so) alto poco più di 200 metri e una fas­cia costiera sot­tostante che si estende per alcu­ni chilometri. In futuro sarà amplia­to anche alla spi­ag­gia di Pisen­ze e all’Isola dei Conigli. La zona è par­ti­co­lar­mente inter­es­sante, oltre che per il panora­ma uni­co sul­la cos­ta garde­sana, anche per i ritrova­men­ti arche­o­logi­ci e le par­ti­co­lar­ità nat­u­ral­is­tiche che vi si trovano. Scavi sis­tem­ati­ci si sono svolti dal 1995 al 2000 ad opera di stu­diosi dell’ inglese di Birm­ing­ham, per quan­to riguar­da le fasi preis­toriche, e dell’università di Pado­va, per le fasi medio­e­vali. E così ora si pos­sono ammi­rare sul­la cima del promon­to­rio i resti, per intero, delle fon­da­men­ta del castel­lo che, sebbene ridot­to a rud­ere, si con­ser­va fuori ter­ra per cir­ca due metri. Infat­ti la roc­caforte, dopo sec­oli di splen­dore, è sta­ta dis­trut­ta nel XVI sec­o­lo su ordi­nan­za del Provved­i­tore di Venezia per­ché divenu­ta sede di ban­di­ti. Men­tre nel­la parte sot­tostante sono sta­ti rin­venu­ti resti del­la Chiesa di San Nicolò, sem­pre di epoca medio­e­vale, che era­no sta­ti inghiot­ti­ti dal­la veg­e­tazione. Ora gra­zie ai finanzi­a­men­ti potran­no essere effet­tuati impor­tan­ti inter­ven­ti che per­me­t­ter­an­no di sal­va­guardare e val­oriz­zare mag­gior­mente l’importante promon­to­rio incon­t­a­m­i­na­to. Innanz­i­tut­to ver­rà real­iz­za­to il cen­tro vis­i­ta­tori, con annes­so lab­o­ra­to­rio per la didat­ti­ca ambi­en­tale ed un nel quale ver­ran­no riposti i reper­ti trovati nel­la zona, in una vil­la, da ristrut­turare, acquis­ta­ta dall’amministrazione comu­nale nel­la zona adi­a­cente all’attuale parcheg­gio del­la Roc­ca. La sec­on­da fase prevede il ripristi­no e la val­oriz­zazione dell’attuale museo a cielo aper­to che è cos­ti­tu­ito dai resti del castel­lo medio­e­vale, delle cinte murarie e del­la Chiesa di S.Nicolò (sem­pre di epoca medievale). Per ren­dere il per­cor­so più acces­si­bile, la via prin­ci­pale, che par­tirà dal cen­tro vis­i­ta­tori e giungerà ai resti del­la Chiesa di S.Nicolò, ver­rà las­tri­ca­ta in sel­ci­a­to di pietra nat­u­rale e com­ple­ta­mente illu­mi­na­ta. Inoltre ver­rà recu­per­a­to ed illu­mi­na­to il sen­tiero pos­to al di sot­to del­la cin­ta muraria, a com­ple­ta­men­to del­la cor­nice panoram­i­ca del­la Roc­ca. La terza fase, che è la più lun­ga, prevede la val­oriz­zazione e sal­va­guardia del­la veg­e­tazione che per­me­t­terà anche il ripopo­lar­si del­la fau­na carat­ter­is­ti­ca del­la Roc­ca. Infat­ti pro­prio su questo ter­ri­to­rio crescono ben 16 tipi di orchidee, e fior­iscono numerose piante come il lec­cio, il tere­bin­to e lo scotano tipiche del­la mac­chia mediter­ranea. In ques­ta fase è pre­vista la real­iz­zazione di un per­cor­so di visi­ta prin­ci­pale ed esaus­ti­vo del par­co (un tragit­to di 4–5 ore di cam­mi­no); un per­cor­so da svol­ger­si in bici; altri speci­fi­ci per diverse attiv­ità (canoa, free-climb, arrampi­ca­ta); altri per­cor­si tem­ati­ci (ad esem­pio un per­cor­so sulle orchidee). «Per­ché — come sot­to­lin­ea il pres­i­dente del­la com­mis­sione per il Par­co, Mar­ta Mat­tiot­ti — val­oriz­zare il nos­tro ter­ri­to­rio vuol dire val­oriz­zare Maner­ba e lan­cia­r­lo in uno sce­nario tur­is­ti­co, che è in voga in questo peri­o­do, sen­si­bile al ter­ri­to­rio ed alle bellezze nat­u­rali ed archeologiche».

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