Stagione dai grandi numeri per il parco Sono attratti da un prezioso patrimonio archeologico

La Rocca? Un successo I turisti non mancano

29/08/2002 in Attualità
Di Luca Delpozzo
Manerba del Garda

E’ sta­ta una sta­gione di suc­ces­so per il Cen­tro nat­u­ral­is­ti­co «La Roc­ca». Molti sono sta­ti gli isti­tu­ti che nel cor­so del­l’an­no sco­las­ti­co han­no usufruito del servizio di accom­pa­g­na­men­to guida­to mes­so a dis­po­sizione del­l’as­so­ci­azione, e molti con­tin­u­ano ad essere i tur­isti, sia ital­iani che stranieri, che inseriscono la visi­ta al Par­co nat­u­rale arche­o­logi­co all’in­ter­no del loro sog­giorno garde­sano. Altret­tan­to numerose le viste dei Crest orga­niz­za­ti nei vari comu­ni del­la Valte­n­e­si, e dei grup­pi di stu­den­ti uni­ver­si­tari in cer­ca di un sug­ger­i­men­to per le tesi di lau­rea, ma anche docen­ti per gli annu­ali cor­si di aggior­na­men­to. Tut­to mer­i­to del­l’im­peg­no che, da alcu­ni anni a ques­ta parte, il Cen­tro sta investen­do nel ten­ta­ti­vo di far conoscere la pregev­ole ric­chez­za cul­tur­ale di ques­ta zona del lago. Fonda­to nel 1995 da un grup­po di gio­vani al fine di pro­muo­vere e tute­lare l’area del­la , il Cen­tro si è sem­pre impeg­na­to nel­lo sfor­zo di trovare metodolo­gie, pro­poste e nuovi sti­moli capaci di atti­rare quante più per­sone pos­si­bile. «Il nos­tro inten­to, — spie­ga Ser­gio Boem, respon­s­abile del­l’as­so­ci­azione — è quel­lo di val­oriz­zare questo bel­lis­si­mo ango­lo di Valte­n­e­si, che purtrop­po per mol­ta gente è anco­ra del tut­to sconosci­u­to, attra­ver­so la pro­pos­ta di un diver­so modo di fare tur­is­mo che, gra­zie all’of­fer­ta dei più aggior­nati servizi e delle più mod­erne strut­ture, sia in gra­do di ren­dere la Roc­ca di Maner­ba una delle tappe prin­ci­pali del cir­cuito tur­is­ti­co garde­sano». La zona di com­pe­ten­za del Cen­tro, che orga­niz­za inter­es­san­ti uti­liz­zan­do tutte le risorse che il sito offre, è dis­tribui­ta su una super­fi­cie di 90 ettari, lun­go i quali si alter­nano vari ambi­en­ti nat­u­rali, con­vivono specie fau­nis­tiche diverse, e soprav­vive un pat­ri­mo­nio arche­o­logi­co davvero sor­pren­dente che van­ta inse­di­a­men­ti urban­is­ti­ci molto con­sid­erevoli, tra cui le fon­da­men­ta di un castel­lo, che, nonos­tante sia ridot­to ormai a rud­ere, è uno dei più rap­p­re­sen­ta­tivi esem­pi di architet­tura medievale del­la provin­cia di Bres­cia. E se a questo si aggiunge che la scarsa den­sità di edilizia res­i­den­ziale la rende forse uno degli ulti­mi ter­ri­tori di ter­ri­to­rio garde­sano non intac­ca­to da spec­u­lazione urban­is­ti­ca, si capisce per­ché l’im­por­tan­za cul­tur­ale del­la Roc­ca sia davvero così grande. «Ora che pos­si­amo con­tare su una orga­niz­zazione col­lau­da­ta da anni di espe­rien­za, ‑speci­fi­ca Boem- l’u­ni­ca cosa che man­ca alla Roc­ca è la qual­i­fi­ca di Par­co di inter­esse regionale». Di fat­to tut­ta quan­ta la zona, una vol­ta con­stata­ta che la sua fruizione deve essere, e rimanere, di carat­tere pub­bli­co, è già sta­ta riconosci­u­ta come Par­co nat­u­ral­is­ti­co locale nel Piano rego­la­tore gen­erale comu­nale e attende solo l’uf­fi­cial­iz­zazione del­la des­ti­nazione a Par­co di inter­esse regionale da parte del­la . «Questo riconosci­men­to- dice il respon­s­abile del Cen­tro- rap­p­re­sen­terebbe una tap­pa molto impor­tante per tut­ta l’area, per­ché final­mente la Roc­ca di Maner­ba com­in­cerebbe a godere, in qual­ità di strut­tura orga­niz­za­ta e mag­gior­mente tute­la­ta, di tut­ta una serie di van­tag­gi; tra cui la pos­si­bil­ità di usufruire di sorveg­lian­za adegua­ta capace di garan­tire l’in­co­lu­mità del­l’area dal­l’in­civiltà dei fre­quen­ta­tori, la pos­si­bil­ità di dis­ci­pli­nare l’af­fluen­za dei vis­i­ta­tori, e quel­la di dotar­si di servizi in gra­do di miglio­rare l’ac­ces­si­bil­ità ai luoghi. Inoltre, se il par­co diven­tasse di inter­esse regionale si potrà ricor­rere ai tut­ti quei finanzi­a­men­ti comu­ni­tari per coprire le spese più onerose con­sis­ten­ti nel­la ges­tione e nelle opere di manuten­zione del­la zona interessata».