A Tignale opera una delle ultime tre distillerie italiane con alambicco a fuoco diretto. Battezzata così da D’Annunzio, viene prodotta solo pochi giorni all’anno

La «Rugiada delle Alpi», una rarità

27/12/2001 in Cultura
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Di Luca Delpozzo
c.a.

Il nome, «Rugia­da delle Alpi», viene dal­la fer­vi­da immag­i­nazione di : così il poeta bat­tez­zò ques­ta grap­pa prodot­ta ancor oggi a Tig­nale, in quel­la che è rimas­ta una delle ultime tre dis­til­lerie ital­iane con alam­bic­co a fuo­co diret­to. «Un vero e pro­prio pat­ri­mo­nio stori­co da tute­lare, ma che i bres­ciani non conoscono affat­to», dicono i soci dell’Adid. Di pro­pri­età di Adri­ana Bet­tani­ni, sit­u­a­ta nel palaz­zo di famiglia, la pic­co­la dis­til­le­ria di Tig­nale è prob­a­bil­mente l’ultima in Italia ad essere rego­la­ta da una licen­za a tas­sa gior­naliera, ered­ità dei tem­pi del vec­chio Impero aus­tro-ungari­co. L’alambicco a fuo­co, che come abbi­amo det­to è ormai una rar­ità asso­lu­ta, venne seques­tra­to dal­la ad alcu­ni con­ta­di­ni ver­so la fine dell’800, e in segui­to acquis­ta­to da Fil­ip­po Bet­tani­ni, non­no dell’attuale pro­pri­etaria, che lo las­ciò al figlio Alessan­dro. D’Annunzio era un ami­co di famiglia, e nei pochi giorni di dis­til­lazione con­ces­si a novem­bre era soli­to recar­si a Tig­nale per assis­tere al rito del­la pro­duzione del­la «Rugia­da». Oggi la dis­til­le­ria, come ai vec­chi tem­pi, fun­ziona solo per pochi giorni all’anno, e pro­duce poche centi­na­ia di bot­tiglie che, dicono i soci dell’Adid, sono una rar­ità per collezion­isti e ama­tori. Una pic­co­la nic­chia che scom­pare davan­ti ai gran­di numeri dell’industria, ma che ha dal­la sua il fas­ci­no del­la sto­ria e del­la tradizione.

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