Ambiente Il lago sotto esame 

La salute del Garda buona con… riserva 

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Di Luca Delpozzo
Ennio Moruzzi

Anco­ra buona anche se è peg­gio­ra­ta. È ques­ta la del­lo sta­to di salute delle acque del più grande lago ital­iano. L’hanno scat­ta­ta, in un recen­tis­si­mo con­veg­no svoltosi sul­la riv­iera veronese del lago, i prin­ci­pali esper­ti e stu­diosi del Garda.Il ris­chio eutrofiz­zazioneIl ris­chio per il Bena­co, così come per gli altri laghi pro­fon­di sub­alpi­ni ital­iani, è l’eutrofizzazione causa­ta dall’eccessivo appor­to dal baci­no imbrif­ero di nutri­en­ti, in pri­mo luo­go fosforo.Negli ulti­mi 40 anni le con­cen­trazioni di fos­foro totale sono sen­si­bil­mente aumen­tate pas­san­do da 10 micro­gram­mi litro degli anni ’70 a 14 all’inizio del 1990, per schiz­zare fin qua­si a 25 nel 1997–98, rag­giun­gen­do una fase di sta­bi­liz­zazione fra il 2006 ed il 2008 atte­s­tandosi a 20 micro­gram­mi litro.Ma nelle acque pro­fonde le con­cen­trazioni sono supe­ri­ori a 30–35 micro­gram­mi litro. Restano ele­vate anche le con­cen­trazioni di ossigeno dis­ci­olto men­tre si è reg­is­tra­to l’aumento delle tem­per­a­ture delle acque pro­fonde, al di sot­to dei 200 metri, salite da 7,4 a 8,3 gradi.Ricorrendo ad un’immagine conc­re­ta si può dire, rifer­en­dosi ad una per­sona che ques­ta si è notevol­mente appe­san­ti­ta, ingras­sa­ta, ha la pres­sione alta, aumen­tan­do sen­si­bil­mente i fat­tori di ris­chio car­dio­cir­co­la­to­rio e di dia­bete oltre alla com­parsa di pri­mi sin­to­mi di malessere.Serve insom­ma una buona cura e tan­ta atten­zione alla pre­ven­zione. Per il Gar­da è nec­es­sario, in sostan­za, ridurre i carichi inquinan­ti che nonos­tante il sis­tema di tutela eco­log­i­ca, col­let­tore e depu­ra­tore di Peschiera, con­tribuis­cono ad aumentare i fat­tori negativi.Sotto tutela del Cnr­Gli esper­ti del Cnr, isti­tu­to per lo stu­dio degli eco­sis­te­mi di Ver­ba­nia Pal­lan­za, nel­la loro relazione, sosten­gono l’esigenza di effet­tuare stu­di pro­l­un­gati nel tem­po, ese­gui­ti con metodiche stan­dard­iz­zate e con­frontabili per­ché le vari­azioni delle con­cen­trazioni osser­vate sono spes­so di mod­es­ta entità a causa dei notevoli volu­mi osservati.E ciò vale soprat­tut­to per il Gar­da che, con i suoi 50 chilometri cubi­ci d’acqua dolce, è la più grande cas­saforte del­la nazione. Pri­or­i­taria è la quan­tifi­cazione dei carichi di fos­foro veico­lati a lago dai trib­u­tari e dalle aree riv­ierasche per indi­vid­uare i «nemi­ci» e pre­dis­porre inter­ven­ti e rimedi.Ma anche nel Bena­co è sta­ta osser­va­ta una sig­ni­fica­ti­va evoluzione del­la qual­ità chim­i­co-fisi­ca delle acque reg­is­tra­ta nei laghi pro­fon­di del dis­tret­to sub­alpino. Vari­azioni che han­no inciso sul fito­planc­ton. Non solo. Il peg­gio­ra­men­to del­la qual­ità in ter­mi­ni di trofia lacus­tre coin­cide con l’aumento del­la pre­sen­za di «cianobat­teri», cioè bat­teri foto­sin­teti­ci, pro­dut­tori di ossigeno, chia­mati anche alghe azzurre o blu-ver­di; il loro col­ore varia dall’azzurro, al rosso al por­po­ra, a causa del­la pre­sen­za di pig­men­ti accessori.«Fioriture» pre­oc­cu­pan­tiSul Gar­da queste fior­i­t­ure, un tem­po rare, sono risul­tate , nel cor­so degli ulti­mi anni, in rap­i­da e pre­oc­cu­pante espan­sione, deter­mi­nate soprat­tut­to da uno svilup­po mas­si­vo dell’alga «Anabae­na lem­mer­man­nii». E questo è con­sid­er­a­to come seg­nale di un pro­gres­si­vo aumen­to del­la trofia e dete­ri­o­ra­men­to pro­gres­si­vo del­la qual­ità delle acque. Le fìori­t­ure algali com­parse solo agli inizi degli anni ’90 han­no gra­data­mente inter­es­sato, dal­la fine degli anni ’90, tutte le zone del lago, com­p­rese quelle più a nord con este­si accu­muli super­fi­ciali di «anabae­na» favorita dall’accresciuta disponi­bil­ità di nutri­en­ti e da par­ti­co­lari con­dizioni meteo.Infine nel Gar­da è sta­ta indi­vid­u­a­ta la pre­sen­za di numerose specie cosid­dette «aliene», cioè non tipiche del popo­la­men­to locale che il mon­do sci­en­tifi­co con­sid­era come una delle prin­ci­pali minac­ce per la bio­di­ver­sità. Si va dal­l’or­mai famo­sis­si­ma dreis­se­na poly­mor­pha al «gam­beret­to killer». In buona sostan­za per atti­vare il mon­i­tor­ag­gio del­la salute del lago è sta­to aus­pi­ca­to un inter­ven­to a liv­el­lo regionale capace di con­vogliare gli impeg­ni in capo ad un uni­co gestore, pre­dispo­nen­do piani di ges­tione speci­fi­ci tesi a tute­lare e val­oriz­zare la risor­sa lago. Se ne par­la da decen­ni. Dif­fi­cile dire se si rius­cirà davvero a pas­sare dalle enun­ci­azioni ai fat­ti con­creti.

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