Una larga fetta di storia della comunità riflessa nelle sue montagne. Uscito il libro voluto da Italo Marchetti

La Sat ad Arco da 70 anni

02/01/2003 in Attualità
Di Luca Delpozzo

«Arco e la Sat: set­tan­t’an­ni di sto­ria» è un poderoso vol­ume appe­na edi­to dal­la sezione arcense, con testi di Giu­liano Emanuel­li, Davide Pivet­ti, Gian­car­la Tognoni e Romano Tur­ri­ni, uti­liz­zan­do gli archivi del­la Sat arcense, del comune di Arco, del­la famiglia Mar­che­t­ti e 700 fotografie recu­per­ate, oltrechè nei deposi­ti isti­tuzion­ali, nei cas­set­ti pri­vati di moltissi­mi sati­ni che si sono sen­ti­ti coin­volti nel­l’­op­er­azione: a ragione, vis­to che Bruno Calzà, il pres­i­dente che ha con­seg­na­to il vol­ume alla cit­tà, l’ha pre­sen­ta­to come sto­ria di arcensi: molti, se non pro­prio tutti.La pri­ma e l’ul­ti­ma delle tre par­ti in cui si strut­tura il vol­ume, rac­con­tano dei pri­mi ses­san­t’an­ni del­la Sat dal­la fon­dazione nel 1872 alla nasci­ta del­la sezione arcense nel 1932 e del­la famiglia Mar­che­t­ti, le cui sor­ti sono intrec­ciatea filo doppio e trip­lo con le vicende del­la Sat e del­la cit­tà di Arco. Nel­la porzione cen­trale, scor­rono i set­tan­t’an­ni annun­ciati dal tito­lo, dal 1932 al 2002, sul­la scor­ta degli archivi sociali del sodal­izio arcense: e di lì saltano fuori le mille sto­rie min­ime che tra­mano la car­ta d’i­den­tità del­la cit­tà nel sec­o­lo scor­so. Si parte dal­l’e­poca in cui andar per mon­ti era priv­i­le­gio di pochi elet­ti, la mag­gio­ran­za del­la gente essendo impeg­na­ta a strap­pare dal­la ter­ra (d’al­tro c’era qua­si nul­la) quan­to ser­vi­va a soprav­vi­vere: le malat­tie delle viti e dei bachi da seta sig­nifi­ca­vano fame. Il prog­et­to del rifu­gio Pros­pero Mar­che­t­ti sul­lo Sti­vo è del 1904, la pri­ma inau­gu­razione nel 1906, la sec­on­da nel ’22 pas­sa­ta la buri­ana del­la guer­ra e pas­sato il Trenti­no all’I­talia. Gli escur­sion­isti sal­go­no in giac­ca e cra­vat­ta; molti han­no i pan­taloni alla zua­va, qual­cuno veste le fasce fino al ginoc­chio. Nel sec­on­do dopoguer­ra il rifu­gio rinasce: nel ’54 c’è una nuo­va inau­gu­razione dopo inter­ven­ti per qua­si 850.000 lire (sei let­ti sovrap­posti con rete metal­li­ca costano 54.000 lire, per 480 lire i soci pos­sono avere spez­zati­no con con­torno, un caf­fè nero cos­ta 70 lire ai non soci. Sono gli anni degli «orsi del­lo Sti­vo»: Toma­so Calzà, Gas­pare Cas­sisa, Fabio Caz­zol­li, Anto­nio Lut­teri, Rena­to Man­del­li, Dario Moschen, Tar­ci­sio Ric­cadon­na, Janek Tyszkiewicz, gio­vani che s’af­fac­cia­vano alla vita, sen­za sol­di e pieni d’en­tu­si­as­mo: era­no lassù qua­si ogni domeni­ca, pri­ma a pie­di da Bolog­nano dopo una sos­ta alla capan­na del­l’Alpino (costru­i­ta nel ’32), in segui­to cav­al­can­do le prime moto fino a san­t’An­to­nio. Nel ’63 un eli­cot­tero del­la Setaf di stan­za a Verona portò in cima una cuci­na eco­nom­i­ca nuo­va. Per il sen­a­tore Spag­nol­li, all’e­poca min­istro delle Poste oltrechè pres­i­dente del Cai, Toni Lut­teri imbandì una cena fan­tas­ti­ca: il risul­ta­to fu l’in­stal­lazione d’uno dei pri­mi tele­foni in dotazione ad un rifu­gio. La pri­ma tele­fer­i­ca c’era dal ’55: anda­va col motore d’u­na Guzzi 500, per ver­ri­cel­lo si uti­liz­zò il cav­al­let­to d’u­na macchi­na da cucire per cal­zo­lai. Il grup­po spele­o­logi­co s’af­fac­cia nel 1926: c’è un con­trat­to con cui il comune di Arco affit­ta alla Sat (di Riva, quel­la arcense non essendo ancor nata) per 100 anni, ad 1 lira annua, le grotte di Patone. Nel ’70 Ren­zo Ischia Gno­chet ed Anto­nio Lut­teri provarono ad arrivare sul­lo Sti­vo con una Gia­r­dinet­ta che pri­ma d’ar­ren­der­si mac­inò sas­si e pol­vere fin qua­si alle mal­ghe. Nel ’71 i soci tesserati era­no 191, di cui 3 vital­izi: Fabio Calzà, Giu­liano Emanuel­li, Bruno Giu­liani, Ser­gio Giu­liani, Loren­zo Ischia, Mau­ro Ischia, Ugo Ischia, Gabriele Maino, Car­lo Zam­boni (un’al­tra gen­er­azione) fon­darono il Grup­po roc­cia­tori d’Al­ta Mon­tagna che avrebbe poi espres­so tal­en­ti come Den­ny Zampic­coli e Pao­lo Calzà Tro­ta. Set­te­cen­tocinquan­ta pagine è lun­go il libro, fino al 2002 quan­do i soci sono diven­tati 832, Rober­to Leonar­di suona la fis­ar­mon­i­ca in cima allo Sti­vo, apre la bai­ta a Car­goni, Gian­car­lo Emanuel­li dopo tre man­dati pas­sa il tes­ti­mone a Bruno Piu­ma Calzà, la sto­ria del­la Sat con­tin­ua…