Domenica a Pai ci sarà un’escursione nella grotta riaperta un anno fa. Un luogo mitico che per decenni è stato teatro di avventure e investimenti finiti male

La scoperta del mondo leggendario nascosto nelle viscere della Tanella

30/07/2004 in Attualità
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Di Luca Delpozzo
Angelo Peretti

Quan­do a Pai si par­la del­la Tanel­la, la sto­ria scon­fi­na nel­la leggen­da. La Tanel­la è una grot­ta in cui scorre l’acqua. Qualche vol­ta, quan­do piove a dirot­to, il sifone sot­ter­ra­neo di roc­cia «scop­pia», come si dice a Pai, e allo­ra si for­ma un tor­rente che corre giù ver­so il lago con furia. Un cor­so d’acqua improvvisato che qui tut­ti san­no riconoscere dal suono qua­si assor­dante che pro­duce nel­la sua sfre­na­ta diasce­sa. Si rac­con­ta che negli anni Trenta un tale, del quale l’unica notizia tra­man­da­ta è rel­a­ti­va al fat­to che ave­va accu­mu­la­to una cer­ta for­tu­na in Amer­i­ca, volesse sfruttare l’acqua del­la grot­ta. Chi dice per irri­gare, chi per ricavar­ci una mini cen­trale idroelet­tri­ca. La pri­ma per­forazione sem­brò dare esi­to entu­si­as­mante, con un fiot­to d’acqua di buona por­ta­ta. Presto però arrivò la delu­sione: la vena si dis­sec­cò. Lo sca­vo ave­va rag­giun­to una cav­ità zep­pa d’acqua ma non la sor­gente. Allo­ra l’«americano» decise di inve­stire altri sol­di per real­iz­zare un nuo­vo sca­vo. Alla fine però i quat­tri­ni finirono e dovette dire addio ai sog­ni. E pen­sare che sarebbe bas­ta­to scav­are anco­ra un po’. Dopo la guer­ra, nel­la Tanel­la si sono fat­ti pas­sare dei tubi, per for­mare un modesto acque­dot­to che è sta­to dismes­so una trenti­na d’anni fa. La grot­ta è poi cadu­ta nell’oblio. Al mas­si­mo ci si avven­tu­ra­va la gente del pos­to andan­do in cer­ca di emozioni for­ti. Nell’estate del 2003 la grot­ta è però tor­na­ta d’attualità, per­ché i com­po­nen­ti del Grup­po di attiv­ità spele­o­log­i­ca veronese, del Grup­po spele­o­logi­co man­to­vano e dell’associazione spele­o­log­i­ca Sot­toso­pra di Mod­e­na han­no mes­so mano, col con­trib­u­to del comune di Tor­ri, al recu­pero ambi­en­tale del­la cav­ità. L’hanno rip­uli­ta, por­tan­do fuori quat­tro­cen­to metri di vec­chie tuba­ture. Ed han­no com­in­ci­a­to a portar­ci den­tro i vis­i­ta­tori. È in par­ti­co­lare il Grup­po spele­o­logi­co man­to­vano che peri­odica­mente ora offre l’opportunità a pic­coli grup­pi di entrar­ci. Il prossi­mo appun­ta­men­to è pre­vis­to pro­prio per ques­ta domeni­ca, ci si può preno­tare al numero 045 7225120. Atten­ti: den­tro è facile inza­c­cher­ar­si di fan­go, quin­di bisogna vestir­si di con­seguen­za e portare dell’acqua per dar­si una rip­uli­ta. A guidare la pic­co­la spedi­zione ci pen­sano gli spele­olo­gi. Chi c’è sta­to dice che ne vale davvero la pena. Alla Tanel­la ha ded­i­ca­to di recente uno stu­dio Andrea Cera­di­ni, del Grup­po di attiv­ità spele­o­log­i­ca veronese. Il testo, inti­to­la­to «La Tanel­la: una piacev­ole riscop­er­ta», è pub­bli­ca­to sul quindices­i­mo numero del quader­no cul­tur­ale Il , edi­to dal Cen­tro tur­is­ti­co gio­vanile. «La Tanel­la», spie­ga Cera­di­ni nell’articolo, «ha una lunghez­za com­p­lessi­va di 392 metri (com­pre­sa la parte arti­fi­ciale) e un dis­liv­el­lo dal pun­to più bas­so a quel­lo più alto di 45 metri». L’ingresso è cos­ti­tu­ito da un var­co di una deci­na di metri. Poi il cuni­co­lo si restringe, immet­ten­do, come spie­ga lo spele­ol­o­go veronese, «in un sec­on­do ambi­ente in forte pen­den­za, al fon­do del quale, attra­ver­so un’altra stret­toia, si accede ad un pic­co­lo poz­zo di cir­ca sei metri». È qui che nacque l’illusione d’aver trova­to la sor­gente nel­la triv­el­lazione degli anni Trenta. Più avan­ti, «la grot­ta pros­egue con una gal­le­ria dap­pri­ma bas­sa, poi più ampia ed in sali­ta, lun­ga cir­ca 70–80 metri, con una sezione ellit­ti­ca e con pareti e sof­fit­to sca­v­ate da bel­lis­sime cupole emis­feriche». Ma la Tanel­la non finisce qui. «Pros­eguen­do», scrive Cera­di­ni, «la gal­le­ria si fa più tor­tu­osa, più alta e via via più stret­ta fino ad assumere un aspet­to a for­ra e sbu­care, attra­ver­so un pic­co­lo salto di 6 metri, in un vano più ampio sor­mon­ta­to da un camino di 13 metri con belle con­crezioni». Avan­ti anco­ra, finché «una quin­ta roc­ciosa costringe a risalire qualche metro per poi ridis­cen­dere in un nuo­vo ambi­ente, con bianche colate che dalle pareti scen­dono nel­lo spec­chio d’acqua che for­ma il sifone ter­mi­nale». Ecco­lo qui, dunque, l’affascinante mon­do sot­ter­ra­neo del­la Tanel­la. Appun­ta­men­to a domeni­ca per chi ci vuol andare alla sua scoperta.

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