Siora Veronica, nulla da fare con il San Nicolò

La sfida tra i due barconi del lago

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Di Luca Delpozzo
Stefano Joppi

Niente riv­inci­ta. La Sio­ra Veron­i­ca, per la sec­on­da vol­ta con­sec­u­ti­va nel giro di due giorni lun­go il trat­to San Vig­ilio-Mal­ce­sine, è sta­ta bat­tuta dal San Nicolò nel cor­so del­la sfi­da-revival tra gli antichi mer­can­tili del . Un suc­ces­so con­quis­ta­to con il sudore di un equipag­gio uni­to attorno al cap­i­tano Aldo Gia­rbi­ni e al tat­ti­co Fer­ruc­cio Bar­zoi, con­dot­tieri mai domi anche quan­do all’altezza di Magug­nano la Sio­ra Veron­i­ca ha effet­tua­to il sor­pas­so pren­den­do un leg­gero van­tag­gio. Uno spet­ta­co­lo nel­lo spet­ta­co­lo con i due bial­beri in mez­zo al Benà­co a dar­si battaglia a pochi cen­timetri l’uno dall’altro a suon di stram­bate con il sin­da­co di Mal­ce­sine Giuseppe Lom­bar­di che si prodi­ga­va, al pari dell’assessore Car­lo Chin­car­i­ni, alle vele. Un attac­co pronta­mente rin­tuz­za­to dall’armo bar­do­linese nonos­tante il lan­cio di mele da parte del­la ciur­ma del­la Sio­ra Veron­i­ca. Una con­tro stram­bata che costringe Ren­ner e soci, più veloci in con­dizione di ven­to non ele­va­to, a puntare ver­so la cos­ta veronese. Una mossa salu­ta­ta sul San Nicolò dal­la voce del Regi­nal­do, fratel­lo del cap­i­tano, e dai cug­i­ni Car­lo e Ennio Donà, figli dei pri­mi pro­pri­etari del San Nicolò, con la can­zone tut­ta bar­do­linese «È arriva­ta la Ric­ci­oli­na» (la posti­na di , ndr), un cen­tone scrit­to negli anni Quar­an­ta da Toti Mer­cati sulle note di «È arriva­to l’Ambasciatore». «È fat­ta», si las­cia scap­pare il tat­ti­co Bar­zoi pun­tan­do lo scafo ver­so Cam­pi­one, sol­lecita­to nel­la mossa anche da Uber, por­ten­to di sim­pa­tia aggre­gatosi, al pari di moti altri, all’equipaggio base che saba­to ave­va con­dot­to vin­cente il San Nicolò nel por­to di Bar­dolino. Un’iniezione di forze fres­che forse deci­si­va. Già, per­ché alla parten­za da San Vig­ilio il silen­zio sul San Nicolò era qua­si irreale. «Sti­amo uni­ti», gri­da il cap­i­tano pri­ma dell’ennesima stram­bata. Infat­ti la Sio­ra Veron­i­ca non scherza (a bor­do viene servi­to anche il caf­fè): rimane incol­la­ta al San Nicolò, com­pli­ci solo tre-quat­tro nodi di ven­to, aggan­cia il bial­bero bar­do­linese, issa la bat­te­ria di vele e pro­va il sor­pas­so a Marni­ga. «E chi lo fer­ma più», mormo­ra Sauro Fel­trinel­li, 76 anni e ulti­mo mae­stro di ascia del Gar­da (nel dicem­bre del 1967 a Mal­ce­sine ha rimes­so in ses­to il San Nicolò). Con­cor­da il cap­i­tano Gia­rbi­ni che spera nell’errore tat­ti­co dell’avversario. E in effet­ti il bial­bero di 24 metri si fer­ma qua­si in mez­zo al lago men­tre il San Nicolò tor­na a cor­rere con il ven­to che sof­fia dal­la cos­ta bres­ciana. L’arrivo in soli­taria al por­to di Mal­ce­sine gremi­to di gente è salu­ta­to dal­la locale ban­da che schier­a­ta a para­ta intona l’inno d’Italia. Casu­al­ità vuole che, come saba­to all’arrivo di San Vig­ilio, a salutare i vinci­tori vi siano anche le sirene del traghet­to Bres­cia in tran­si­to in quel momen­to. Pochi minu­ti più tar­di attrac­ca in por­to la Sio­ra Veron­i­ca con il cap­i­tano Ren­ner, che da gran sig­nore, assieme all’equipaggio, applaude i vinci­tori pron­ti a ricam­biare i com­pli­men­ti. E il gio­vane arma­tore lan­cia una pro­pos­ta: recu­per­are il Diana, bar­cone affonda­to nell’aprile del 1930 davan­ti all’abitato di Castel­let­to. Una impre­sa dif­fi­cile per i costi ma tec­ni­ca­mente possibile.

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