Il raccolto di quest'anno è andato perso, ma a rischio è la stessa sopravvivenza di centinaia di piante Il vicesindaco Sergio Prandi ha chiesto lo stato di calamità

La siccità minaccia l’olivaia di Arco

27/09/2003 in Attualità
Di Luca Delpozzo
Daniela Ricci

Sole e sic­c­ità han­no mes­so in ginoc­chio gli uliveti del Bas­so Sar­ca e mai come quest’an­no la rac­col­ta sarà povera. Molti colti­va­tori anzi non si pren­der­an­no neanche il dis­tur­bo di salire sug­li scali­ni: le olive rimaste sulle piante sono tal­mente rin­sec­chite, che attorno al noc­ci­o­lo è rimas­ta solo la buc­cia. Per questo Ser­gio Pran­di chiede il riconosci­men­to del­la calamità naturale.Ieri dal munici­pio di Arco sono par­tite le let­tere per l’asses­sore provin­ciale all’a­gri­coltura Dario Pal­laoro e per i servizi com­pe­ten­ti. I dan­ni veg­e­tazion­ali e pro­dut­tivi causati dal­la man­can­za di pre­cip­i­tazioni durante l’es­tate, affer­ma il vicesin­da­co, sono di asso­lu­ta ril­e­van­za ed inter­es­sano centi­na­ia di ettari. Ormai è assoda­to che la pro­duzione di quest’an­no sia da riten­er­si total­mente per­sa, ma c’è il ris­chio che le con­seguen­ze del­la sic­c­ità com­pro­met­tano seri­amente anche il rac­colto del 2004: se infat­ti le piante di oli­vo non rius­ci­ran­no a ger­mogliare, non potran­no neanche frut­ti­fi­care. Come non bas­tasse, aggiunge Ser­gio Pran­di, sec­on­do val­u­tazioni agro­nomiche pre­lim­i­nari si prospet­ta un’este­sa moria di piante. E’ ciò che potrebbe avvenire spe­cial­mente se l’au­tun­no sarà piovoso e l’in­ver­no carat­ter­iz­za­to da for­ti gelate. Un quadro des­olante che meri­ta atten­zione e sen­si­bil­ità da parte del­la Provin­cia, dal­la quale ci si aspet­ta per l’ap­pun­to il riconosci­men­to del­lo sta­to di calamità nat­u­rale ed i rel­a­tivi con­tribu­ti gra­zie ai quali i colti­va­tori potran­no coprire in parte i dan­ni coltur­ali diret­ti, indi­ret­ti e indot­ti e che si riscon­tr­eran­no qua­si cer­ta­mente in futuro.Con questo però il prob­le­ma di fon­do del­l’o­li­va­ia arcense, per la mag­gior parte sprovvista di impianti di irrigazione, non è risolto. «Non sarem­mo a questo pun­to — sot­to­lin­ea Pran­di — se non fos­se fal­li­to il ten­ta­ti­vo di dotare di irrigazione arti­fi­ciale tutte le cam­pagne del­la Busa tramite il con­sorzio di sec­on­do gra­do, quel­lo cos­ti­tu­ito nel­la sec­on­da metà degli anni Novan­ta e poi dis­ci­olto. All’e­poca la Provin­cia si sarebbe sob­bar­ca­ta il 95% del­la spe­sa, stia­ma­ta in cir­ca 40 mil­iar­di di lire. Un’op­por­tu­nità che cer­to non si ripresen­terà mai più. Però dovre­mo riprovar­ci, se vogliamo preser­vare l’o­li­va­ia e ciò che essa rap­p­re­sen­ta per Arco. Non dob­bi­amo infat­ti dimen­ti­car­ci — con­clude il vicesin­da­co — che non sarebbe solo l’a­gri­coltura locale a rimet­ter­ci, ma anche l’am­bi­ente, l’aspet­to pae­sag­gis­ti­co e quin­di il tur­is­mo. Pen­si­amo­ci: cosa sarebbe Arco sen­za gli olivi?».