Bardolino si aggiunge all’elenco dei paesi che hanno scelto di installare le telecamere per controllare il territorio e garantire maggiore sicurezza ai cittadini. Nuovo bando della Regione: pronti altri soldi destinati ai comuni

La sorveglianza si fa in diretta

25/06/2005 in Attualità
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Di Luca Delpozzo
Chiara Tajoli

Sot­to­por­si a provi­ni, col­lo­qui e audizione per rius­cire a far­si «spi­are» non è più nec­es­sario. Pietro Tari­cone e soci han­no smes­so di fare notizia, per­ché tut­ti ormai siamo immer­si nel­la rag­natela tes­su­ta dal Grande Fratel­lo. Sen­tir­si soli è impos­si­bile. Sem­pre più comu­ni si stan­no dotan­do di tele­camere. L’ultimo sis­tema di videosorveg­lian­za è sta­to inau­gu­ra­to ieri a Bar­dolino, dove il sin­da­co Pietro Meschi ha annun­ci­a­to l’attivazione di ben dieci tele­camere nel cen­tro stori­co. «Sor­ri­di, c’è una tele­cam­era pun­ta­ta sul­la tua sicurez­za!» è lo slo­gan che l’amministrazione locale ha cre­ato per ren­dere più appetibile la pre­sen­za inqui­etante di «occhi» indis­creti. L’installazione è sta­ta resa pos­si­bile anche gra­zie ai fon­di region­ali: l’impianto è costa­to 240mila euro, oltre 100mila dei quali arrivati dal­la Regione. «A breve uscirà il ban­do per accedere ai nuovi fon­di des­ti­nati ad aumentare la sicurez­za sul ter­ri­to­rio», ha annun­ci­a­to l’assessore regionale alla sicurez­za Mas­si­mo Gior­get­ti, inter­venu­to all’inaugurazione delle nuove tele­camere di Bar­dolino. «Quest’anno potran­no accedere i comu­ni e le asso­ci­azioni di com­mer­cianti». La Regione Vene­to dal 2002 in poi ha mes­so a dis­po­sizione finanzi­a­men­ti per poten­ziare la legal­ità e la sicurez­za. Fon­di che, nel­la mag­gior parte dei casi, ven­gono usati per instal­lare tele­camere, anche se c’è chi li uti­liz­za per incre­mentare la sorver­glian­za serale e not­tur­na del­la polizia munic­i­pale. Nel 2002 han­no chiesto finanzi­a­men­ti alla Regione Vene­to l’Unione dei Comu­ni Adi­ge Guà, l’Unione dei Comu­ni Destra Adi­ge e San Boni­fa­cio. Il loro esem­pio è sta­to segui­to l’anno suc­ces­si­vo da Tor­ri del Bena­co, Bar­dolino, San Gio­van­ni Lupa­to­to, Gar­da, Vil­lafran­ca e Mal­ce­sine, men­tre nel 2004 han­no bus­sato alle porte del­la Regione Peschiera, Lazise e Verona. Tut­ti i comu­ni, eccet­to due, han­no ottenu­to i finanzi­a­men­ti. Gli esclusi sono sta­ti San Boni­fa­cio e Mal­ce­sine, ma quest’ultimo ha drib­bla­to l’ostacolo dan­do vita a un servizio spe­ciale di vig­i­lan­za not­turno e serale. Così come han­no fat­to altri comu­ni che non si sono riv­olti alla Regione, ma han­no attin­to ai pro­pri fon­di per atti­vare ulte­ri­ori servizi di sorveg­lian­za. Un sis­tema sem­pre più uti­liz­za­to anche nel set­tore pri­va­to. Come dimostra­no i recen­ti casi di un ris­tora­tore di Bar­dolino e del tito­lare di una dit­ta di rimes­sag­gio di Pacen­go. Il pri­mo, veden­do ogni giorno sparire parte dell’incasso, ha sis­tem­ato una tele­cam­era nel locale ripren­den­do un «ami­co» che entra­va, «prel­e­va­va» e usci­va indis­tur­ba­to. Il sec­on­do è rius­ci­to, invece, a incas­trare una cop­pia di noma­di gra­zie alle tele­camere a cir­cuito inter­no col­le­gate con i di Lazise. Ma tor­ni­amo ai comu­ni che han­no chiesto fon­di in Regione. Aver­li ottenu­ti non sig­nifi­ca aver già atti­va­to i servizi. Se a Tor­ri il prog­et­to per la sicurez­za not­tur­na è par­ti­to e ha dato otti­mi risul­tati, in altri comu­ni, come Vil­lafran­ca, il sis­tema deve anco­ra entrare in fun­zione. Col­pa dei tem­pi tec­ni­ci, ma non solo di quel­li. A met­tere i bas­toni tra le ruote delle ammin­is­trazioni inten­zion­ate a dotar­si di «Grande Fratel­lo» sono state anche le nuove regole det­tate nel mag­gio del 2004 dall’Autorità Garante per la pro­tezione dei dati per­son­ali. Se l’Authority è inter­venu­ta un moti­vo c’è: molte per­sone si sono lamen­tate dell’utilizzo sel­vag­gio di apparec­chia­ture in gra­do di ril­e­vare immag­i­ni rel­a­tive a indi­vidui iden­ti­fi­ca­bili. Ste­fano Rodotà, pres­i­dente dell’Autorità per la Pri­va­cy, ha quin­di det­ta­to nuove regole. Innanz­i­tut­to le immag­i­ni riprese devono essere con­ser­va­to per un tem­po molto lim­i­ta­to, fat­te salve spe­ciali esi­gen­ze rel­a­tive ad indagi­ni. Inoltre le aree videosorveg­li­ate van­no seg­nalate: devono quin­di essere posti dei cartel­li in posizione vis­i­bile che spiegh­i­no chi effet­tua le ril­e­vazioni e per quali scopi. Infine, e questo è il pun­to più dibat­tuto, chi instal­la le tele­camere deve perseguire final­ità di pro­pria com­pe­ten­za. Ciò sig­nifi­ca che le tele­camere instal­late dai comu­ni non han­no lo scopo di sventare cri­m­i­ni o fur­ti. «Per­ché la sicurez­za pub­bli­ca, la pre­ven­zione e l’accertamento dei reati», ha det­to Rodotà, «com­petono solo agli organi giudiziari o alle forze armate o di polizia». Un divi­eto che l’assessore regionale alla sicurez­za Mas­si­mo Gior­get­ti, inter­venu­to all’inaugurazione del sis­tema di videosorveg­lian­za di Bar­dolino, così aggi­ra: «Sarà suf­fi­ciente fare una con­ven­zione con la e la prefet­tura per met­tere a loro dis­po­sizione questo strumento».

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