Il temporale nato nel Bresciano ha «ricaricato le pile» sul Garda

La spiegazione meteorologica

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Di Luca Delpozzo
Alessandro Azzoni

L’ec­cezion­al­ità del­l’even­to tem­po­rale­sco di mer­coledì sera sta dunque nelle for­tis­sime raf­fiche di ven­to. Se i quan­ti­ta­tivi di piog­gia cadu­ti sono sta­ti molto diver­si tra fas­cia pede­mon­tana e bas­sa (dif­feren­ze di 35 mil­limetri in meno di ven­ti chilometri in lin­ea d’aria), il ven­to invece ha col­pi­to tut­ta la parte cen­troset­ten­tri­onale del­la provin­cia con un cer­ta uni­for­mità e un’in­ten­sità che non si reg­is­tra­va da anni. Molte sono state le stazioni di ril­e­va­men­to meteo che han­no reg­is­tra­to raf­fiche supe­ri­ori ai 100 chilometri e fino a 110, dai 104 del­l’aero­por­to di Vil­lafran­ca ai 102 km/h di San­t’Am­bro­gio e Domegliara. Non si è però trat­ta­to di una trom­ba d’aria, fenom­e­no per­al­tro net­ta­mente vis­i­bile e somigliante a una grande pro­boscide, cioè a un grande imb­u­to scuro che dal­la base del­la nube rag­giunge il suo­lo, sul mod­el­lo dei tor­na­do amer­i­cani, ma in più pic­co­la scala. Per gli esper­ti si è trat­ta­to più pre­cisa­mente di raf­fiche di «ven­to di grop­po», cioè di aria piut­tosto fred­da e pesante lega­ta a una grande cel­lu­la tem­po­ralesca che pre­cipi­ta velo­ce­mente dalle nubi ver­so il bas­so scalzan­do vio­len­te­mente l’aria cal­da preesistente. L’estrema vio­len­za del tem­po­rale di mer­coledì è sta­ta provo­ca­ta soprat­tut­to dal con­trasto tra le ele­vatis­sime tem­per­a­ture reg­is­trate nelle ore prece­den­ti l’ar­ri­vo del tem­po­rale, che in molte local­ità di pia­nu­ra han­no super­a­to i 35°, e il fronte di aria più fres­ca in arri­vo da ovest. Essendo più pesante, l’aria fred­da che ha accom­pa­g­na­to il fronte si è sos­ti­tui­ta vio­len­te­mente all’aria cal­da e umi­da generan­do fenomeni che, se in Lom­bar­dia occi­den­tale non han­no provo­ca­to dan­ni, dal Bres­ciano al Veneziano han­no fat­to più di qualche dis­as­tro. Il tem­po­rale si è orig­i­na­to attorno alle 18 nel­l’al­ta pia­nu­ra lom­bar­da, tra e Berg­amo, per poi pros­eguire ver­so est. Ali­men­ta­to dal­la grande umid­ità del lago d’Iseo, la cel­la tem­po­ralesca si è decisa­mente rin­vig­ori­ta sul bres­ciano per cari­car­si ulte­ri­or­mente di ener­gia attra­ver­san­do il Gar­da, pre­sen­tan­dosi così più che mai atti­va sul veronese attorno alle 20. La parte più inten­sa ha poi inter­es­sato la spon­da veronese del lago, pede­mon­tana, la Val­dadi­ge e la Lessinia, colpen­do parzial­mente la cit­tà e tralas­cian­do qua­si com­ple­ta­mente la bas­sa, tan­to che a cinque chilometri a sud di Verona non è cadu­ta prati­ca­mente una goc­cia di piog­gia (solo un mil­limetro a But­tapi­etra rispet­to ai 24 di San Flo­ri­ano). Non vi sono state for­tu­nata­mente seg­nalazioni di gran­dine, giac­ché non è afflui­ta in quo­ta aria par­ti­co­lar­mente fredda.

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