Tra i pezzi all’asta, anche una cinquantina di abiti sfoggiati dalla diva in serate di gala

La stola con cui sfidòl’eleganza del Papa

11/12/2007 in Attualità
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Di Luca Delpozzo
P.T.

Sono una cinquan­ti­na gli abiti di Maria Callas che saran­no ven­du­ti all’asta a il 12 dicem­bre, la mag­gior parte dei quali creati da Biki, al sec­o­lo Elvi­ra Leonar­di Bouyeure, la stilista milanese conosci­u­ta nel 1951 a casa di Wal­ly Toscani­ni. Poco dopo la can­tante dagli occhi scuri e pro­fon­di, pingue e gof­fa, decise di trasfig­u­rar­si: tra il 1952 e il 1954 perse ben 28 chili. Una trasfor­mazione rimas­ta leggen­daria; si disse che avesse ingoia­to un verme soli­tario, in realtà pare si fos­se sot­to­pos­ta a cure ormon­ali. La Callas divenne un’altra donna.Biki dis­eg­nò per lei un’intera collezione di abiti, ora mes­si in ven­di­ta da Sotheby’s, tra cui quel­lo da sera in seta col­or verde acqua indos­sato alla Carnegie Hall di New York del 1975 (4.000–6.000 euro), quel­lo in chif­fon di seta gial­la indos­sato al par­ty di Guy de Roth­schild in com­pag­nia di Onas­sis (3.000–5.000 euro), l’abito da con­cer­to in chif­fon di seta vinac­cia e pailettes indos­sato durante la tournée in Europa, Cana­da, Corea e Giap­pone con il tenore Di Ste­fano, l’abito turch­ese a tuni­ca sen­za maniche indos­sato durante il rice­vi­men­to di Grace e Ranieri di Mona­co nel 1974, entram­bi sti­mati 4.000–6.000 euro. Dal guardaro­ba del­la Callas anche molti abiti e cappe di Yves Saint Laurent.Tante le stole di Maria all’incanto. Biki sostene­va che nell’indossarle il sopra­no avesse un solo con­cor­rente al mon­do, papa Mon­ti­ni. Con il suo pre­de­ces­sore, invece, Pio XII, la Callas, nel­la pri­mav­era del 1954, ebbe un incon­tro che rischiò di trasfor­mar­si in scon­tro per una dis­pu­ta incen­tra­ta pro­prio sul­la lir­i­ca. Era sta­to dif­fi­cile ottenere un’udienza pon­ti­f­i­cia per un’ortodossa come Maria. La quale per­al­tro, come rac­con­tò Menegh­i­ni, non fece nul­la per otten­er­la. Anzi, lei dis­ertò il pri­mo invi­to, nell’autunno 1953, per­ché la gior­na­ta era fred­da e piovosa. Nel cor­so dell’udienza, il pon­tefice Pio XII — appas­sion­a­to di musi­ca clas­si­ca, vio­lin­ista ed esper­to di com­po­sizioni wag­ne­r­i­ane, essendo vis­su­to a lun­go in Ger­ma­nia — si ram­mar­icò per­ché alla radio Maria non ave­va can­ta­to Par­si­fal in tedesco. Il sopra­no obi­et­tò che la trasmis­sione era des­ti­na­ta a un pub­bli­co ital­iano. Il pon­tefice replicò che era impens­abile stac­care la musi­ca di Wag­n­er dalle parole. La Callas si infer­vorò, soste­nen­do che la traduzione ital­iana era invece oppor­tu­na, «per­ché per com­pren­dere la musi­ca bisogna anche capire il sen­so delle parole».La dis­cus­sione sem­bra­va diver­tire Pio XII ma non la reli­gio­sis­si­ma suo­cera del­la Callas, Giusep­pina Caz­zarol­li, anche lei in udien­za, che era rimas­ta scon­vol­ta. Sta­va sulle spine pure il com­menda­tore: teme­va uscite poco riguar­dose da parte del­la coc­ci­u­ta con­sorte, al pun­to che fece scivolare il dis­cor­so su altri temi.

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