La storia del Garda tra frasi storiche e dinastie

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Di Redazione
Ugo Andreis

Non pos­sumus! Non debe­mus! Non vole­mus! ”- Pio VII, da San Pietro, il pri­mo papa, a Benedet­to XVI, l’ultimo ed attuale in ordine cronologico.

Pio VII, niente di stra­or­di­nario, un Papa sen­za glo­ria ne infamia, dato il periodo…il 1809.

Una frase pro­nun­ci­a­ta in modo com­pos­to con la rel­a­ti­va solen­nità, dovu­ta al ruo­lo ricop­er­to in quel momen­to di Capo Supre­mo del potere spir­i­tuale e soprat­tut­to tem­po­rale del­lo sta­to pon­tif­i­cio: un Papa Re.

Una frase stor­i­ca, enfati­ca­mente ripor­ta­ta dal­la sto­ri­ografia costru­i­ta e di maniera, una frase osan­na­ta dagli stori­ci più ori­en­tati del pri­mo risorg­i­men­to che sem­pre han­no guarda­to sospet­tosa­mente al nuo­vo mon­do illuminista.

Il gen­erale francese che irruppe al Quiri­nale con le armi spi­anate e chiese la resa al pon­tefice era il nuo­vo mon­do illu­min­ista, “il futuro”, pen­sa­va allo­ra quel gen­erale, “è nelle mani dei france­si”, “no…”, pen­sa­va sicu­ra­mente il nos­tro Pio VII, “il futuro è nelle mani di Dio”… e mor­to un Papa se ne fa un altro… sempre!

Si il futuro illu­min­ista porterà anche a Roma il pro­gres­so… la ghigliot­ti­na sos­ti­tuirà il cep­po con la scure per tagliare teste ai sud­di­ti riot­tosi, riv­o­luzionari che offend­e­vano il potere tem­po­rale e anche… spirituale.

E così il Papa per i sud­di­ti divenne il Padrone del cielo, Napoleone il padrone del­la Ter­ra e il popo­lo rimase come sem­pre padrone di un c…o!

Anzi il popo­lo non solo rimase ma diven­tò ancor più povero, Napoleone Bona­parte, gio­vane spregiu­di­ca­to dimostrò in maniera totale di essere il nuo­vo padrone del­la ter­ra: con­fi­nan­do il Papa in casa pro­pria “per pro­tegger­lo” e dan­do poi il via a una delle più gran­di rap­ine di tut­ta la sto­ria: com­in­cia­rono i sequestri nei con­ven­ti, nelle abbazie di centi­na­ia d’opere d’arte di migli­a­ia di pezzi preziosi, una parte con­sid­erev­ole del nos­tro pat­ri­mo­nio cul­tur­ale ed artistico.

Era il 1809 e Pio VII al sec­o­lo Barn­a­ba Chiara­monte ver­rà per sem­pre ricorda­to per quel­la frase; ed altre frasi storiche seguiran­no per­ché qualche pseu­do aspi­rante grande del­la ter­ra ha sem­pre avu­to questo affan­no, una vol­ta nel­la vita come un chio­do fis­so: “dovrò dire la mia frase” in modo che la sto­ria o meglio qualche stori­co, ami­co o appec­o­ra­to o comunque osan­nante la pos­sa trasmet­tere a futu­ra memoria.

Cinquant’anni dopo, e dico cinquant’anni dopo nel 1859 ecco la pri­ma pro­va di vera costruzione del­la nuo­va Italia.

In una piovosa e poco promet­tente ma cal­da mat­ti­na del giug­no 1859, un toz­zo, azz­im­ma­to nel­la pro­pria divisa di Gen­erale Coman­dante dell’Esercito Regio e ancorché Re del­la dinas­tia Savoia, Vit­to­rio Emanuele II, ebbe a pro­nun­cia­re la sua frase: “Fieui o i piu­ma San Mar­tin o an fan fe san mar­tin a nui!”. Inte­sa come “Se non vin­ci­amo qui a San Mar­ti­no e non bat­ti­amo gli aus­triaci questi ci faran­no fare traslo­co o meglio ci cac­cer­an­no dal lombardo-veneto”.

Amante del baro­lo, del­la buona tavola, cac­cia­tore, sen­si­bile alle bellezze fem­minili, una fra tutte “la bel­la Gigogin”, solda­to dal fisi­co quadra­to e bas­sot­to por­ta­to alla pingue­dine, la diplo­mazia la las­ci­a­va fare al fine ed accor­to Camil­lo Ben­so con­te di Cavour, le trame di corte all’ambasciatore Costan­ti­no Nigra e all’affascinante con­tes­sa Cas­tiglione, influ­ente ed effi­cace amante di Napoleone III coin­volto suo mal­gra­do nel­la guer­ra del’59.

Sabau­di e france­si quel 24 giug­no li pre­sero poi i col­li di San Mar­ti­no e Solferi­no, vin­sero e fu una carn­efic­i­na, decine di migli­a­ia di mor­ti, meno­mati, scarni­fi­cati dagli assalti all’arma bian­ca, sbudellati!

Sul muro del salone del­la Con­tra­ca­nia, vil­la sede del quarti­er gen­erale, un solda­to francese ha scrit­to “ Vive la France”, la scrit­ta è là anco­ra oggi pro­tet­ta da un vetro, e anco­ra oggi si ricor­da che un cer­to Hen­ry Dunant, ric­co com­mer­ciante, davan­ti a questo macel­lo ebbe l’idea di isti­tuire un embri­one di soc­cor­so medico mil­itare per alle­viare fer­i­ti e sgom­brare il cam­po dai mor­ti, in prat­i­ca la pri­ma assis­ten­za med­ica “post macel­lo del­la guer­ra”: la Croce Rossa.

Fieui o i piu­ma San Mar­tin…….!”, ma l’anno dopo nel’60 Garibal­di, sarà pro­prio lui a fare l’Italia: inizierà dal sud, con mille dis­perati male armati ma con tan­ta cor­ag­giosa inco­scien­za e aiu­ta­to da una Sicil­ia in riv­ol­ta, da qui a Napoli incalz­erà e scon­fig­gerà le truppe dei Bor­boni fino ad incon­trare il Re “galan­tuo­mo” a Teano e qui ci scap­pa anco­ra una frase stor­i­ca: “Sire salu­to il pri­mo Re d’Italia”, per la ver­ità man­ca­va lo Sta­to Pon­tif­i­cio, il Vene­to, il Trenti­no e qualcos’altro anco­ra per arrivare all’unità vera d’Italia… ma la frase suon­a­va bene!

Soprat­tut­to l’orgoglio mil­itare e … tem­po­rale, non dimen­tichi­amo­lo, dei Savoia era app­a­ga­to: era dall’XI sec­o­lo con il loro capos­tip­ite Umber­to I, con­te Bian­ca­mano, che mira­vano alla con­quista di un reg­no, otto sec­oli di sto­ria e di tri­bo­lazioni non sono poca cosa !

Forse un cruc­cio però casa Savoia ce l’aveva e non era una ques­tione da pren­der­si tan­to alla leg­gera: man­ca­va come dire l’altezza, la prestanza fisi­ca che non dava loro l’importanza e l’imponenza che deve avere una tes­ta coro­na­ta, insom­ma per far­la breve era sem­pre sta­ta una dinas­tia di bas­sot­ti, di piccoletti…

Con Vit­to­rio Emanuele III, figlio del pri­mo Re d’Italia si pen­sò quin­di di abbas­sare l’altezza degli abil­i­tati alla leva mil­itare, poi si pose in atto un mat­ri­mo­nio – incro­cio con la prestante figlia di un capo tribù del­la mon­tag­nosa e dura ter­ra del Mon­tene­gro: la bel­la Elena

E i risul­tati furono sor­pren­den­ti: pro­le splen­di­da, almeno esteti­ca­mente, a com­in­cia­re dai figli, tra i quali Umber­to, det­to Re di mag­gio, che per­so il ref­er­en­dum, nel 1946, se ne andrà in esilio a Cas­cais in quel del Por­to­gal­lo per poi pros­eguire dinas­ti­ca­mente con Vit­to­rio Emanuele sposato ad una Doria, che vivrà sen­za mol­ta glo­ria, per la ver­ità, in Svizzera per poi, con decre­to spe­ciale del nos­tro par­la­men­to, rien­trare in Italia por­tan­do con sé oltre al cari­co del­la sto­ria dei Savoia, quel dis­co­lo inef­fa­bile del suo erede al trono, se ci sarà un trono da occu­pare: Emanuele Fil­ib­er­to, gio­vane principe di bel­la pre­sen­za, di belle sper­anze e bal­leri­no a tem­po pieno, o per­so, in uno show tele­vi­si­vo del saba­to sera.

Nel’66 poi, durante la III guer­ra d’indipendenza sarà anco­ra un infat­i­ca­bile Garibal­di dopo la vit­to­ria di Bezzec­ca in Trenti­no, dopo aver rice­vu­to inaspet­tata­mente l’ordine di riti­rar­si, a pro­nun­cia­re con umiltà “Obbe­dis­co” e non sen­za ragione la rispos­ta dell’indispettito Eroe dei Due Mon­di ebbe un eco impor­tante nel­la retor­i­ca risorg­i­men­tale e dopo… mi piace immag­i­narlo incaz­za­to nero, ritornare da dove era venu­to, da Bezzec­ca a Storo costeggian­do poi il lago d’Idro, ridis­cen­dere la Valsab­bia fino ai Tormi­ni e da qui a Brescia…

 

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Pri­ma pub­bli­cazione il: 18 Octo­ber 2020 @ 18:49

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