Quel vino regale val bene un libro. L’ha scritto il giornalista Angelo Peretti

La storia del Lugana al «Vinitaly»

19/04/2002 in Avvenimenti
Di Luca Delpozzo
Basso lago

Al «» di Verona è sta­to pre­sen­ta­to il nuo­vo libro di Ange­lo Peretti, ded­i­ca­to al Lugana, edi­to da Mor­gan­ti. «Un’­opera forte­mente volu­ta dal nuo­vo diret­ti­vo del Con­sorzio — ha det­to Pao­lo Fabi­ani, il pres­i­dente -. Vogliamo con­sol­i­dare l’im­mag­ine di un apprez­za­to nei sec­oli. Ringrazi­amo i comu­ni, la e la Provin­cia di Bres­cia». «In pas­sato — ha det­to Lui­gi Veronel­li — mi arrab­bi­a­vo coi vig­naioli del Bas­so Gar­da, per­chè non capi­vano le poten­zial­ità, e tenevano rese di uva trop­po alte. Non ave­vano la capac­ità di pro­por­si. Ora le cose sono davvero cam­bi­ate. Adesso si può bere un Lugana gio­vanis­si­mo per apprez­zarne la fres­chez­za, ma gus­tar­lo dopo dieci anni con­sente di ammi­rarne la com­pos­ta autorev­olez­za. A dis­tan­za di tan­to tem­po è anco­ra per­fet­to. Davvero un grande vino». Due minu­ti di inter­ven­to del «padre nobile» dei gior­nal­isti del set­tore, poi reclam­a­to dal­la Tv e fug­gi­to via. Com­men­to di Fabi­ani, gongolante: «Veronel­li dice di avere poche diot­trie, ma sul Lugana ci vede benis­si­mo!». «E’ un vino che va capi­to nel suo ter­ri­to­rio — spie­ga Peretti -. D’es­tate la ter­ra è dura come un sas­so, e quan­do piove si trasfor­ma in una dis­te­sa di sab­bie mobili. Dif­fi­cile rius­cire a pro­durre buone uve. Eppure i con­ta­di­ni e le aziende han­no selezion­a­to un vit­ig­no tipi­co, autoctono, a base di Treb­biano, un bian­co trav­es­ti­to da rosso, che ha una notev­ole longevità. Lo si può abbina­re con molti piat­ti: dalle ver­dure ai pesci, dalle carni d’a­ia ai for­mag­gi di gio­vane e media sta­gion­atu­ra». Elis­a­bet­ta Seraiot­to, del Con­sorzio Grana Padano, ha par­la­to del recente accor­do per la «con­quista» del­l’Amer­i­ca. «La Comu­nità euro­pea ha finanzi­a­to il prog­et­to pro­mozionale che abbi­amo sti­la­to assieme — ha det­to -. Coin­vol­ger­e­mo la ris­torazione, ter­re­mo sem­i­nari, parteciper­e­mo a trasmis­sioni Tv con gran­di chef. In giug­no sare­mo ad Aspen, in Col­orado. E sul Gar­da fare­mo arrivare gior­nal­isti spe­cial­iz­za­ti». Il libro di Peretti parte da lon­tano, da Gaio , dai re lon­go­b­ar­di e ostro­goti. Nel 500 Teoda­to definì il Lugana «un vino regale». Lo usa­vano nei son­tu­osi banchet­ti del­la corte scalig­era e sulle mense papali. Le carat­ter­is­tiche sono def­i­nite nel Dis­ci­pli­nare del ’98: undi­ci gra­di, sapore fres­co e mor­bido, con even­tuale leg­gera percezione di leg­no, col­ore paglieri­no o ver­dolino, con ten­den­za al gial­lo leg­ger­mente dora­to; per il Supe­ri­ore, invece, almeno 12°, e sapore più cor­poso; lo spumante parte da 11,5°, ed ha un bou­quet fino (se fer­men­ta­to in bot­tiglia) o un sen­tore di frut­ta­to (nel caso di uti­liz­zo del meto­do Char­mat). Il vol­ume (poche le copie-pro­totipo disponi­bili alla Fiera di Verona, tan­to che nelle prossime set­ti­mane ver­rà pre­sen­ta­to e dis­tribuito nel­l’ex fortez­za di Peschiera) trac­cia e anal­iz­za l’in­sieme dei val­ori di una zona che toc­ca cinque comu­ni, due provin­cie e due regioni. Il prece­dente lavoro di Peretti, un ban­car­io di Tor­ri par­ti­co­lar­mente atten­to al rilan­cio dei prodot­ti e delle tradizioni del lago, era ded­i­ca­to al Bardolino.