Presentato a palazzo Todeschini il libro tra attualità e passato curato da Giancarlo Sganzerla. Presentato «Binari sul Garda», oltre 300 pagine dedicate allo sviluppo della rete

La storia della ferrovia passa anche sul lago

21/12/2004 in Cultura
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Di Luca Delpozzo
Sara Mauroner

La pas­sione di una vita rac­col­ta in 334 pagine. Questo è «Bina­ri sul Gar­da. Dal­la Fer­di­nan­dea al tram: tra cronaca e sto­ria», libro che è sta­to pre­sen­ta­to alla cit­tad­i­nan­za saba­to nel­la sala Pelér di Palaz­zo Tode­s­chi­ni di Desen­zano. Un lavoro impo­nente, entu­si­as­mante, frut­to di un atten­to e scrupoloso lavoro di ricer­ca com­pi­u­to nel cor­so degli anni dal­l’au­tore Gian­car­lo Ganz­er­la, che fin dal­l’in­fanzia nutre la pas­sione per i treni e le fer­rovie. Attra­ver­so la ricostruzione del­la sto­ria di questi impor­tan­ti mezzi di loco­mozione, Ganz­er­la ha così ideato un inter­es­sante intrec­cio sia con la sto­ria locale, sia con quel­la con la s maius­co­la, fat­ta di per­son­ag­gi impor­tan­ti che han­no seg­na­to momen­ti cru­ciali del­l’u­nifi­cazione ital­iana. «Bina­ri sul Gar­da» è dunque la sper­an­za di mostrare soprat­tut­to ai gio­vani una Desen­zano diver­sa, in cui la zona del­l’at­tuale por­to era in realtà una stazione fer­rovia effi­ciente, pun­to di incon­tro dei prin­ci­pali nodi fer­roviari del­la zona. Infat­ti, vi è sta­to un peri­o­do nel­la sto­ria del Gar­da, tra fine Otto­cen­to e pri­mo Nove­cen­to, in cui le sue rive videro un gran fiorire di rotaie, da quelle del­la Fer­di­nan­dea, la grande lin­ea fer­ra­ta che col­legò con Venezia, a quelle delle reti minori, quali la Mori-Arco-Riva, la Verona-Capri­no-Gar­da, la Man­to­va-Peschiera, per non par­lare dei bina­ri meno appariscen­ti dei tram che si dif­fusero soprat­tut­to ver­so l’en­troter­ra del bas­so lago. Di tut­to questo oggi è rimas­to ben poco, ad eccezione del­la lin­ea Milano-Venezia, la stat­ua in Piaz­za Mat­teot­ti a Desen­zano e la loco­mo­ti­va alla Mara­tona in ricor­do di quegli anni. Il vol­ume è infat­ti accom­pa­g­na­to da prezioso mate­ri­ale fotografi­co degli anni di cui si dis­cute. Gian­car­lo Ganz­er­la si è così assun­to il com­pi­to non facile di ricostru­ire ques­ta impor­tante pag­i­na di sto­ria inda­gan­do in tutte le sue ram­i­fi­cazioni e nelle com­po­nen­ti di carat­tere tec­ni­co, eco­nom­i­co, sociale e politi­co. Lo ha fat­to con pas­sione e com­pe­ten­za, ricor­ren­do a fonti di pri­ma mano dal momen­to che egli ha trascor­so più di tren­t’an­ni tra le loco­mo­tive via via più mod­erne toc­can­do con mano, nel sen­so pro­prio del ter­mine, il pro­gres­so tec­no­logi­co. La fer­rovia impres­sa geneti­ca­mente dal padre fer­roviere del­lo Sta­to quan­do il tram cor­re­va a 18 km/h. Ed è così che entram­bi i fratel­li Ganz­er­la han­no colti­va­to negli anni ques­ta pas­sione, Gian­car­lo lavo­ran­do come fer­roviere, ed il fratel­lo Emilio curan­do da 19 anni una riv­ista dal tito­lo (guar­da a caso) «Mon­do fer­roviario». Nel­la pre­fazione Gian­car­lo Ganz­er­la fa anche un breve accen­no alla tan­to dis­cus­sa lin­ea Alta capac­ità dicen­do che «quan­do fra qualche anno ver­rà com­ple­ta­ta, i treni super­ve­loci non fer­mer­an­no né a Desen­zano né a Peschiera. Dif­fi­cil­mente a tre­cen­to all’o­ra si potrà vedere il Gar­da, così come lo videro e lo descrissero i poeti ed i viag­gia­tori del passato».

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