Sarà disperso a Milano quanto rimane del lascito dell’industriale che scoprì la cantante e la sposò. Poteva essere un tesoro per il nascente museo di Zevio

La storica eredità di Maria Callasche Verona perde

11/12/2007 in Attualità
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Di Luca Delpozzo
Piero Taddei

di A trent’anni dal­la morte, quan­to vale per Verona la voce del Nove­cen­to? La rispos­ta a domani, all’asta Sotheby’s «Maria Callas e il suo pig­malione, gli anni con Gio­van­ni Bat­tista Meneghini».I cimeli, riv­ela Sotheby’s, proven­gono dagli ere­di di Emma Brut­ti Rover­sel­li, la gov­er­nante-ered­i­tiera del com­menda­tore. All’incanto oltre 2.000 ricor­di con­ser­vati dal mar­i­to-agente zeviano che lan­ciò la Div­ina nel mon­do del­la lir­i­ca: 63 let­tere d’amore a Bat­tista; 2.000 foto di sce­na e con ami­ci come Bern­stein, Vis­con­ti, Zef­firelli, Pasoli­ni, Toscani­ni; let­tere e doc­u­men­ti; 300 spar­ti­ti musi­cali prove­ni­en­ti dall’appartamento parig­i­no di Maria; gli abiti da sera creati per lei dal­la stilista Biki; reg­is­trazioni e dis­chi, gioiel­li e dip­in­ti. Ogget­ti che nel Natale 1977, poco dopo la scom­parsa del­la Callas, furono con­te­si tra la madre di lei e il com­menda­tore Menegh­i­ni, il quale poi non esitò a com­prare all’asta i ricor­di non rice­vu­ti in pri­ma bat­tuta del­la don­na che gli ave­va spez­za­to il cuore, mor­ta sen­za dis­po­sizioni testamentarie.L’ultima grande ven­di­ta all’incanto di ogget­ti appartenu­ti alla regi­na del­la lir­i­ca — base d’asta 600mila euro des­ti­nati quan­tomeno a dupli­car­si — rap­p­re­sen­tano il sig­illo del­la verone­sità del­la Callas, essendo tut­ti legati al decen­nio ital­iano coin­ciso con il peri­o­do più sereno del­la vita dell’artista.Salvo inver­sioni di mar­cia, Verona perderà il lasc­i­to del­la pri­madon­na che affasci­na­va anche i digiu­ni di lir­i­ca. Regione e Provin­cia non han­no saputo trovare una soluzione per evitare l’ulteriore dis­per­sione dell’eredità Callas.Il sopra­no iniz­iò la sua grande car­ri­era pro­prio in Are­na, nel 1947, con [FIRMA]La Gio­con­da. Pao­lo Loren­zoni, sin­da­co di Zevio — paese in cui la cop­pia Menegh­i­ni-Callas visse lunga­mente nel­la vil­la dell’industriale, e che sta lavo­ran­do per alle­stire un museo in ricor­do del­la cop­pia, amplian­do così l’offerta cul­tur­ale veronese a dis­po­sizione dei flus­si tur­is­ti­ci are­ni­ani — ha stanzi­a­to 5.000 euro e ha lan­ci­a­to una pub­bli­ca sot­to­scrizione per parte­ci­pare all’asta e recu­per­are cimeli da esporre a ben­efi­cio di tut­ti. Risul­ta­to: «Brici­ole. Una fon­dazione ha invi­ta­to ad inoltrare la doman­da di con­trib­u­to entro il prossi­mo feb­braio». La sor­dità di enti e isti­tuzioni, insom­ma, sem­bra far­la da padrona.Secondo le antic­i­pazioni, l’asta Sotheby’s vedrà scen­dere in cam­po schiere di collezion­isti, soprat­tut­to anglosas­soni. In pri­ma fila dovrebbe esser­ci anche il gov­er­no elleni­co, che ha colto la grande capac­ità d’attrazione inter­nazionale eserci­ta­ta dal­la dea gre­ca di nome Callas.Le let­tere d’amore del­la can­tante al mar­i­to, quo­tate 60mila euro, risal­go­no ai pri­mi anni del­la loro unione, quan­do anco­ra il sopra­no non era La Div­ina e gira­va i teatri da sola. All’epoca Menegh­i­ni, indus­tri­ale e bon vivant, un Agnel­li del­la provin­cia vene­ta, non ave­va anco­ra rot­to con l’attività di famiglia, l’impero del lat­er­izio, per diventare impre­sario e ombra del­la sua donna.Le mis­sive riv­e­lano che il leggen­dario sopra­no non si era innamora­to del con­to in ban­ca di Bat­tista. Illu­mi­nante il mes­sag­gio invi­a­to al futuro mar­i­to alla vig­ilia delle nozze: «Caro amore! Si avvic­i­na il giorno che ver­rò da te! Mi vuoi? Sono Tua!»La grande asta aggiu­dicherà anche gli spar­ti­ti musi­cali su cui l’ineguagliato sopra­no stu­di­a­va e face­va anno­tazioni di suo pug­no, dis­chi e reg­is­trazioni invi­ate da Colum­bia ed Emi pri­ma del­la pub­bli­cazioni, quadri, mobili, servizi di piat­ti e posate, gioiel­li, tra cui il cion­do­lo dona­tole dal mar­i­to in occa­sione di un incon­tro con la regi­na Elis­a­bet­ta d’Inghilterra.Ancora: il set di quat­tro spaz­zole da toi­lette in argen­to, avo­rio e mala­chite immor­ta­la­to dal fotografo Gae­tano Richel­li nel budoir di casa Callas nel 1954, quo­tazione 1.500–2.000 euro. Il metronomo del­la Callas, un Pail­lard svizze­ro da cui non si sep­a­r­a­va mai (1.000–1.500 euro), e più di 50 vesti­ti creati per la Callas dal­la stilista Biky, alla quale è riconosci­u­to un impor­tante ruo­lo nel­la meta­mor­fosi del­la can­tante, da bale­na a raf­fi­na­ta don­na del jet set.L’industriale zeviano, mor­to nel gen­naio del 1981, fece di tut­to per acca­parrar­si i ricor­di del­la don­na che ave­va lan­ci­a­to nel fir­ma­men­to mon­di­ale del­la lir­i­ca, e dal­la quale si era sep­a­ra­to dopo che, nel 1959, lei gli ave­va prefer­i­to l’armatore gre­co Aris­totele Onas­sis, che a sua vol­ta avrebbe las­ci­a­to la can­tante per la vedo­va di John Fitzger­ald Kennedy, Jaqueline.La Callas conobbe per­sonal­mente il pres­i­dente amer­i­cano poi assas­si­na­to a Dal­las, sen­za immag­inare che le loro vite pri­vate si sareb­bero intrec­ciate. Van­no all’asta anche i doc­u­men­ti di quell’incontro: la cioto­la d’argento di Tiffany dona­tale dal pres­i­dente Kennedy, sti­ma­ta 2.000–3.000 euro (all’interno la ded­i­ca: «La nos­tra gen­er­azione sarà ricor­da­ta per i suoi artisti») e una foto 20x24 cen­timetri, quo­ta­ta 800–1.200 euro, che ritrae l’incontro: por­ta la data 19 mag­gio 1962, ser­a­ta mem­o­ra­bile, per­ché al Madi­son square gar­den di New York dove si fes­teggia­va il com­plean­no di Kennedy la Callas si vide rubare la sce­na da un’altra icona del XX sec­o­lo, Mar­i­lyn Mon­roe, che can­tò un sen­suale Hap­py birth­day al pres­i­dente e suo amante. La Callas, invece, can­tò due arie del­la Car­men di Bizet. Con Mar­i­lyn ebbe in comune un des­ti­no tragi­co: morire di soli­tu­dine e depressione.In vita la Div­ina, capace di cam­biare aspet­to come di pel­lic­cia, si con­quistò la fama di tigre capric­ciosa, di per­fezion­ista esasper­a­ta, d’essere asse­ta­ta d’applausi, di tirare dietro le quinte robusti cal­ci ai col­leghi con cui non vol­e­va dividere i tri­on­fi artis­ti­ci, ma anche di avere un’indole ingen­ua, dolce e tim­i­da, da colom­ba, e un carat­tere e una memo­ria di fer­ro, di muover­si in un bale­nio di dia­man­ti. Le sue vicende fecero scor­rere fiu­mi d’inchiostro. Ma il mito non seppe rasseg­nar­si all’oblio. Quan­do la voce com­in­ciò a vac­il­lare e nel 1980, il giorno dopo il par­to, la Callas perse Omero, il figlio di Onas­sis, sepolto nel cimitero di Bruz­zano, a Milano; e quan­do anco­ra il mil­iar­dario gre­co la schi­af­feg­giò pref­er­en­dole inaspet­tata­mente la vedo­va Kennedy, il viale del tra­mon­to del­la Div­ina, che pote­va essere dora­to, si trasfor­mò in un infer­no da lenire con dosi di tran­quil­lan­ti e di ecc­i­tan­ti da far scop­pi­are il cuore.

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