Appello ai progettisti e ai ministeri, mentre l’Europa decide se il «corridoio» sarà a Nord o a Sud delle Alpi.
Il presidente del Consorzio: «In Francia deviarono per salvare i vigneti»

La Tav uccide l’oro del Lugana

Di Luca Delpozzo
Giuditta Bolognesi

«A tre mesi dal­la l’u­va del Lugana è già tut­ta ven­du­ta: per­ché dob­bi­amo dis­trug­gere con il trac­cia­to ad Alta veloc­ità qual­cosa che ha un immen­so val­ore? Per­ché invece di far rien­trare in una legge di tutela e sal­va­guardia come pat­ri­mo­nio intoc­ca­bile dalle infra­strut­ture che com­pro­met­ter­an­no irri­me­di­a­bil­mente non solo l’economia di questo ter­ri­to­rio ma anche la sua sto­ria, cul­tura e tradizioni, siamo con­siderati prog­et­tual­mente sacrificabili?»A par­lare è Francesco Mon­tre­sor, pri­mo veronese ad essere elet­to, qualche set­ti­mana fa, pres­i­dente del . Mon­tre­sor dà voce ad una protes­ta tutt’altro che nuo­va per i pro­dut­tori di questo così pregiato.«È così, infat­ti, ed anche questo è un con­cet­to che vor­rei sot­to­lin­eare: non siamo una zona depres­sa o sfor­tu­na­ta; tutt’altro: il vino Lugana vive la sua sta­gione più for­tu­na­ta. È diven­ta­to un vino di moda, i mer­cati stranieri, Sta­ti Uni­ti in tes­ta, impazz­is­cono let­teral­mente per il nos­tro bian­co e noi cosa fac­ciamo? Dis­trug­giamo il 20 per cen­to del­la sua pro­duzione con un’infrastruttura che anche noi rite­ni­amo utile, ma che siamo con­vin­ti andrebbe sposta­ta. E non solo per pro­teggere la pro­duzione del Lugana».Montresor sot­to­lin­ea, infat­ti, il forte legame tra questo vino e il suo ter­ri­to­rio di orig­ine. «Il suc­ces­so del Lugana non è casuale; è dovu­to alla sua tipic­ità, all’irripetibilità delle argille bianche che com­pon­gono il nos­tro ter­reno e che si trovano solo qui. Ma allo­ra per­ché dev­astare quest’area in questo modo? Un inter­ven­to sim­i­le, il cantiere che richiede com­pro­met­terà l’in­tera econo­mia del­la zona: il movi­men­to degli automezzi, le polveri sot­tili, pos­si­bile che nes­suno si ren­da con­to dell’impatto che tut­ti questi fat­tori avreb­bero su un’area che vive preva­len­te­mente di turismo?».Di fronte a questi fat­tori la deci­sione del Con­sorzio di met­tere nero su bian­co le pre­oc­cu­pazioni e la disponi­bil­ità a moti­vare in qualunque sede la richi­es­ta di variante.«Abbiamo prepara­to una let­tera che in questi giorni abbi­amo sped­i­to al Con­sorzio Tav, ai min­is­teri dell’Ambiente e delle Infra­strut­ture, ad altri Con­sorzi e agli enti e asso­ci­azioni inter­es­sati. Rite­ni­amo cru­ciale, infat­ti, il peri­o­do che sti­amo viven­do: il 23 luglio si saprà dove l’Europa farà pas­sare il cosid­det­to Cor­ri­doio 5, se a Nord o a Sud delle Alpi. Ci ren­di­amo, quin­di, per­fet­ta­mente con­to del­la dif­fi­coltà a pen­sare ora a un prog­et­to alter­na­ti­vo. Per altro, nel 2003, noi ave­va­mo già siglato un pro­to­col­lo d’intesa con cui chiede­va­mo già allo­ra di val­utare un trac­cia­to alter­na­ti­vo e a quel doc­u­men­to non fu mai data risposta».«Ci riprovi­amo adesso, con­sapevoli di come si trat­ti di una sor­ta di “ora o mai più”. Tute­lare questo vino e questo ter­ri­to­rio sig­nifi­ca sal­vare la sua sto­ria e tradizione. Per­ché rischiare di rov­inare un pat­ri­mo­nio sim­i­le e in un momen­to di così grande pos­i­tiv­ità e cresci­ta?” «Forse bisognerebbe pen­sare a quan­to è accadu­to in Fran­cia: quan­do fu piani­fi­ca­ta l’Alta veloc­ità, le con­tes­tazioni soll­e­vate dal pri­mo prog­et­to por­tarono a una devi­azione di per­cor­so pro­prio per evitare di dis­trug­gere, nel Sud del­la Bor­gogna, quel mon­u­men­to nazionale rap­p­re­sen­ta­to dai vigneti di Chardon­nay del Mon­tra­chet».