Maxi parcheggio addio le ex scuole finanziano l’atteso asilo di Rovizza

La «telenovela» delle elementari

04/12/2002 in Attualità
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Di Luca Delpozzo
Sirmione

Del prog­et­to iniziale — sec­on­do il quale con i sol­di rica­vati dal­la ven­di­ta delle ex scuole ele­men­tari di Ansa dé , si sareb­bero dovute real­iz­zare degli appar­ta­men­ti per i res­i­den­ti — non c’è più trac­cia. Come pure del parcheg­gio sot­ter­ra­neo nel piaz­za­le Por­to. Il mil­ione e mez­zo di euro che oggi il Comune prevede di incas­sare dal­l’alien­azione delle vec­chie scuole, che han­no vis­to pas­sare intere gen­er­azioni di sirmione­si, andran­no rein­vesti­ti nel­la costruzione di un’­opera sco­las­ti­ca non meno impor­tante per le future gen­er­azioni: il prog­et­ta­to asi­lo di Roviz­za. «Sì, dici­amo che abbi­amo pen­sato a quel­l’in­ves­ti­men­to per­chè il parcheg­gio sot­to il piaz­za­le del por­to non è sta­to accan­to­na­to ma — dice il sin­da­co Mau­r­izio Fer­rari — non l’ab­bi­amo inser­i­to nel piano tri­en­nale delle opere pub­bliche. Tut­to qui». A deter­minare la chiusura del­la vicen­da, che risale al 1985 — sem­pre che la telen­ov­ela delle ex scuole del cen­tro stori­co sirmionese non ci ris­ervi un’al­tra pun­ta­ta — è sta­to l’asses­sore all’Ur­ban­is­ti­ca Pier­lui­gi Bianchi, che negli ulti­mi tem­pi ha saputo imprimere un’ac­cel­er­azione risul­ta­ta alla fine deci­si­va. Per­chè la prat­i­ca si era impan­tana­ta nelle sec­che del­la Soprint­en­den­za ai Beni Architet­toni­ci del­la Lom­bar­dia, che ha imp­ie­ga­to oltre sei anni per decidere. Infat­ti, è del mag­gio 1996 il per­fezion­a­men­to di una scrit­tura pri­va­ta tra la soci­età Geco di , allo­ra rap­p­re­sen­ta­ta dal suo ammin­is­tra­tore uni­co Wal­ter Lonati, e il sin­da­co di Sirmione, Mario Arduino, sec­on­do la quale si era mes­so nero su bian­co per gli adem­pi­men­ti finali. Il prez­zo venne fisato in 2 mil­iar­di di lire in con­tan­ti, som­ma che sarebbe sta­ta mag­gio­ra­ta in misura per­centuale pari alla vari­azione Istat per il peri­do com­pre­so tra il 31 dicem­bre 1992 e la data del rog­i­to di com­praven­di­ta del­lo sta­bile. A propos­i­to: per ora l’ac­quirente uni­co è e res­ta la Geco. Nel­la scrit­tura pri­va­ta, inoltre, resta­vano ferme le clau­sole nel pri­mo rog­i­to del notaio Oli­vares data­to 18 feb­braio 1985. Sin­da­co di allo­ra era il social­ista Giuseppe Stante, vicepres­i­dente del­la Ban­ca popo­lare di Milano, potente per­son­ag­gio del mon­do del­la finan­za milanese che, nonos­tante fos­se dichiarata­mente comu­nista, era rius­ci­to ad entrare nel­la «stan­za dei bot­toni» del­l’al­ta finan­za meneghi­na. Fu pro­prio lui a met­tere in pie­di la ven­di­ta delle ex scuole osteggia­ta però dal­l’op­po­sizione (Dc, Psdi, Pli ed altri). Invece, dopo 17 anni, si può ben dire che Stante e la giun­ta di sin­is­tra ave­vano vis­to gius­to. Dove li avrebbe trovati mai i sol­di il Comune per ristrut­turare il vas­to e cadente immo­bile? E poi per far­ci cosa, in una zona sen­za pos­si­bil­ità di acces­si e di parcheg­gi? La Geco, attra­ver­so l’im­pre­sa costrut­trice Pessi­na di Milano, avrebbe offer­to 1 mil­iar­do e 400 mil­ioni di lire, di cui 420 mil­ioni in con­tan­ti e 980 mil­ioni per costru­ire allog­gi per i res­i­den­ti, ovvi­a­mente sot­to il con­trol­lo del Comune. Non se ne fece più nul­la, anche per­chè la giun­ta di sin­is­tra cadde alle elezioni del mag­gio 1985. L’am­min­is­trazione Far­i­oli non volle sen­tire ragioni. Poi, con la giun­ta Arduino si ricom­in­ciò a riann­odare le fila, pare­va qua­si fat­ta e, invece, ecco la tego­la del­la Soprint­en­den­za. Nel frat­tem­po, le ex scuole sono a ris­chio di crol­lo. A quan­do il pri­mo colpo di rus­pa? E il pri­mo asseg­no nelle casse comunali?

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