La Traviata di Giuseppe Verdi, terzo titolo in cartellone per il Festival del Centenario 2013.

20/06/2013 in Libri, Senza categoria
Di Luigi Del Pozzo

L’opera — che pro­prio il 22 giug­no con­terà la sua cen­tes­i­ma rap­p­re­sen­tazione in Are­na — viene pro­pos­ta nell’allestimento che ha inau­gu­ra­to il Fes­ti­val 2011 a fir­ma di Hugo de Ana, con la core­ografia di Leda Lojodice. Tor­na in Are­na per la direzione dell’orchestra are­ni­ana il gio­vane mae­stro veronese Andrea Bat­tis­toni.

Un doppio cen­te­nario, per uno fra i titoli più amati e famosi, pre­sen­ta­to a Verona in ben 13 edi­zioni dal 1946 al 2011. Per quest’ultimo alles­ti­men­to il reg­ista Hugo de Ana, che ne ha cura­to regia, scene, cos­tu­mi e luci, pen­sa ad un “ring” den­tro la gigan­tesca cor­nice di un quadro. In questo modo ne fa risaltare l’intimità pur nel­la vastità dell’Arena, in un dial­o­go con­tin­uo tra musi­ca e sce­na, in equi­lib­rio tra il vero e il verosim­i­le. Il melo­dram­ma trae spun­to dal roman­zo e pièce teatrale La dame aux camélias di Alexan­dre Dumas figlio, ambi­en­ta­to nel­la con­tem­po­ranea Pari­gi di Lui­gi Fil­ip­po ed ispi­ra­to alla cele­bre figu­ra del­la cor­ti­giana Alphon­sine Plessis, mor­ta di tisi a soli ven­titré anni nel 1847, rib­at­tez­za­ta nel roman­zo Mar­guerite Gau­ti­er e nell’opera Vio­let­ta Valéry. Il dram­ma viene mes­so in musi­ca da Ver­di in soli quar­an­ta giorni, men­tre il libret­to viene per­fezion­a­to da Francesco Maria Piave in due set­ti­mane.

Hugo de Ana con la sua mes­sa in sce­na pos­tic­i­pa La Travi­a­ta di un quar­an­ten­nio, col­lo­can­do gli avven­i­men­ti nel 1890 per man­tenere quel sen­so di crit­ic­ità stor­i­ca del peri­o­do in cui è sta­ta con­cepi­ta l’opera. Il dram­ma borgh­ese offre spun­ti di con­flit­to sociale, per cui l’intima vicen­da di Vio­let­ta prende vita in una sor­ta di spazio dei ricor­di, una pina­cote­ca smon­ta­ta e mes­sa a soqquadro, in cui le tele vuote sot­to­lin­eano il gio­co del­la ver­ità e del­la finzione sceni­ca. È in questo spazio che lo spet­ta­tore può cogliere le moltepli­ci sfac­cettature del­la vita del­la pro­tag­o­nista: la pros­ti­tuzione, il denaro, la mon­dan­ità e la super­fi­cial­ità di un mon­do in decli­no, dove lei rinasce con la scop­er­ta dell’amore fino al momen­to estremo.

2011 La Traviata atto III

foto Ennevi

Il reg­ista argenti­no ha dichiara­to che non è sta­to facile «met­tere mano a opere pen­sate per il chiu­so, non per spazi dis­per­sivi, prob­lem­ati­ci per svol­gere una vicen­da inti­ma»: per questo l’idea delle enor­mi cor­ni­ci semoven­ti, svuo­tate dagli spec­chi smon­tati e posti sul pal­cosceni­co, così da col­mare gli ampi spazi are­ni­ani. Ma anche per sig­nifi­care sim­boli­ca­mente il lus­so e nel con­tem­po sug­gerire l’idea del­la deca­den­za dei sen­ti­men­ti e del­la cor­ruzione dei per­son­ag­gi. Pre­cisa infat­ti Hugo de Ana: «Non bisogna mai dimen­ti­care che alla fine quest’opera è di forte impat­to criti­co-sociale rispet­to alla vita di certe per­sone che vivono in maniera forse spregiu­di­ca­ta, un po’ super­fi­ciale, sopra le righe. Di per­son­ag­gi che pos­sono pas­sare la bar­ri­era del tem­po per essere perfi­no attuali, dei nos­tri giorni».

E nel finale non c’è reden­zione in sen­so reli­gioso: «Nel­la morte del­la pro­tag­o­nista, di cris­tiana­mente reli­gioso esiste solo l’accettazione, in una visione borgh­ese asso­lu­ta­mente lib­era. Anche Ver­di vive­va così, se ha sposato dopo anni di con­viven­za la Strep­poni. Non cre­do che ci sia ques­ta specie di reden­zione di Vio­let­ta nel sen­so morale: ne perderebbe di forza tut­ta la sto­ria ed il sogget­to. Voglio sem­pre ved­er­la, invece, come una rif­les­sione del per­son­ag­gio davan­ti alla morte, che par­ta dall’idea del sem­pre addio».

Vio­let­ta è un per­son­ag­gio pro­fon­da­mente umano, pro­fon­da­mente fem­minile, la cui sen­su­al­ità è sot­to­lin­ea­ta fine­mente anche dai cos­tu­mi scelti per l’allestimento. Il reg­ista ha guarda­to ad un peri­o­do ben speci­fi­co, par­tendo da un quadro vis­to al museo Revoltel­la di Tri­este, una “Dama delle camelie” ital­iana di fine Otto­cen­to, di un pit­tore poco noto, Euge­nio Scom­par­i­ni: «Ho guarda­to più volte quel­la pit­tura… ed è pro­prio Vio­let­ta che sta moren­do. Ho sem­pre avu­to l’idea di uti­liz­zarla come immag­ine in un teatro più pic­co­lo. Così ho ambi­en­ta­to la vicen­da nel 1890, un peri­o­do in cui, con la rinasci­ta del mon­do indus­tri­ale, l’ambiente las­cia seg­ni pro­fon­di anche sui lin­ea­men­ti del­la pro­tag­o­nista. La mia inten­zione è quel­la di sot­to­lin­eare la sua fragilità inte­ri­ore, ma anche di evi­den­ziare le carat­ter­is­tiche di don­na ide­ale per dare una forza visi­va mag­giore all’uso di espres­sioni chiare nell’allestimento». Ne sca­tur­isce così una Travi­a­ta più vic­i­na alla tradizione, al bel stile ital­iano del melo­dram­ma.

2011 LA TRAVIATA1

foto Ennevi

Gran­di nomi del­la lir­i­ca inter­nazionale sono impeg­nati per questo tito­lo, in sce­na dal 22 giug­no per 9 ser­ate fino all’8 agos­to. Nei pan­ni di Vio­let­ta Valéry vedremo la gio­vane promes­sa croa­ta Lana Kos (22, 28/6 – 5/7 – 2/8), che ha debut­ta­to in Are­na pro­prio nel ruo­lo nel 2011 e che si dà il cam­bio con Ele­na Mosuc (12, 19, 23/7) e Maria Agres­ta (26/7 – 8/8). Per Alfre­do Ger­mont tor­nano in Are­na John Osborn (22, 28/6 – 12, 19/7) e Francesco Meli (5/7 – 8/8), in alter­nan­za al debut­tante sul pal­co scaligero Matthew Polen­zani (23, 26/7 – 2/8); il padre Gior­gio Ger­mont saran­no Rober­to Frontali (22, 28/6 – 5/7), Artur Rucin­s­ki (12, 19, 23/7) e Fabio Cap­i­tanuc­ci (2, 8/8). Stra­or­di­nar­i­a­mente per la ser­a­ta del 26 luglio il grande inter­prete ver­diano Leo Nuc­ci tor­na a vestire i pan­ni di Ger­mont all’ dopo 13 anni.