Presentato il nuovo scafo di «Eos», l’associazione con base a Castelletto presieduta da Michele Dusi

La vela senza barrierevarata su una piazza

07/10/2008 in Attualità
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Di Luca Delpozzo
Barbara Bertasi

Dopo almeno cinquan­ta uscite e i test obbli­ga­tori che lo han­no vis­to veleg­gia­re sul , sal­pan­do da Castel­let­to di Bren­zone, ieri «Emozioni» è approda­to in Piaz­za Dante, a due pas­si dal Palaz­zo Scaligero. E ieri, nel­la sala verde del­la Provin­cia, Alber­to Martel­let­to e Maria Luisa Tez­za, rispet­ti­va­mente asses­sori ai trasporti e alle politiche sociali, han­no pre­sen­ta­to il tri­mara­no bipos­to dell’associazione veronese «Eos la vela per tut­ti», prog­et­ta­to e real­iz­za­to col con­trib­u­to del­la Fon­dazione Cariverona e del­la Provincia.Per l’occasione c’erano Gia­co­mo Murari Bra’ pres­i­dente di «Eos», l’istruttore Vale­rio Pighi ideatore e prog­et­tista con la figlia Cate­ri­na volon­taria di «Eos», il legale Mau­r­izio Cimet­ti, Car­lo Gheller e Erwin Linthout del diret­ti­vo, il costrut­tore Rober­to Sar­tori del­la Pro­teus Yachts di Cavaion. Non pote­va man­care Cristi­na Dusi, moglie di Michele Dusi, il mag­is­tra­to para­plegi­co innamora­to dell’acqua e del­la vela, che volle la nasci­ta di «Eos» nel 1999. Scom­par­so il 13 gen­naio del 2003, l’ ave­va fat­ta nascere per­ché sape­va che la bar­ca a vela è utile come mez­zo di riabil­i­tazione. Così, col con­trib­u­to del­la Fon­dazione Cariverona, del­la , dell’ospedale Sacro Cuore di Negrar e di quel­lo di Mal­ce­sine, l’associazione acquistò la pri­ma bar­ca. «È Pro­teus 90, un 9 metri, con cui “Eos” por­ta al lago dis­abili anco­ra in fase di ospedal­iz­zazione, ma anche ciechi e dis­abili del Don Cal­abria», spie­ga Cimet­ti ricor­dan­do che si sal­pa dal Cir­co­lo nau­ti­co di Bren­zone, la base di Eos al por­to di Castel­let­to, dove i soci han­no mes­so a dis­po­sizione altre barche.È in ques­ta fase, tal­vol­ta molto dolorosa, che scat­ta però la magia e molti s’innamorano del­la bar­ca vela, «uno sport mer­av­iglioso che mette tut­ti sedu­ti allo stes­so liv­el­lo», fa notare Murari Brà. Pro­prio notan­do ques­ta pas­sione, Pighi ha pen­sato di prog­ettare una bar­ca che per­me­ttesse ai «migliori», post ospedalieri, di uscire soli, impos­ses­sar­si dei vari ruoli, andare in mez­zo al lago indipen­den­ti, dopo la deb­i­ta scuo­la. «Dopo due anni di attiv­ità in “Eos” come istrut­tore, sen­ti­vo la man­can­za di una bar­ca per por­ta­tori di hand­i­cap», ram­men­ta Pighi. «Nel 2004, con l’amico Graziano Lon­cri­ni, iniziai a scolpire un bloc­co di poli­s­tiro­lo che divenne lo scafo cen­trale. Fu un lavoro lun­go che ci portò al pro­totipo. Dopo la spon­soriz­zazione del­la Cariverona, si sono potu­ti costru­ire gli stampi per quest’imbarcazione ed ecco “Emozioni’ numero 1”». È un natante veloce , sicuro, diver­tente, non può roves­cia­r­si «ed è sta­ta tes­ta­to e apprez­za­to da tut­ti, oltre che da per­sone con prob­le­mi fisi­ci», rileva.La Provin­cia vi ha con­tribuito con 2mila e 500 euro: «Due anni fa fui invi­ta­to al varo del pro­totipo», ricor­da Martel­let­to. «Mi colpì la grande sfi­da di quest’associazione tan­to vic­i­na ai dis­abili e, con l’assessore Tez­za, abbi­amo volu­to dare il nos­tro sosteg­no». E Tez­za: «Questo numero 1 è davvero una bar­ca “sim­bo­lo”», dice. «Poten­do infat­ti essere con­dot­ta sia da per­sone dis­abili, sole o accom­pa­g­nate, sia da nor­mod­otati non acuisce ma annul­la le dif­feren­ze».

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