Elogi da un gruppo di giovani cremonesi

«La vostra banda è uno spettacolo»

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Di Luca Delpozzo
s.z.

«I con­cer­ti natal­izi del­la ban­da di Toscolano Mader­no? Roba da vec­chi, abbi­amo pen­sato. All’inizio non vol­e­va­mo venire. Invece ci siamo dovu­ti ricredere. Il reper­to­rio, vas­to e coin­vol­gente, pote­va tran­quil­la­mente accor­dar­si a ogni età. Non ci è mai cap­i­ta­to di ascoltare un grup­po così ver­sa­tile. Bel­lis­sime le musiche di Mor­ri­cone. E poi John Lennon! Molto coin­vol­gente la parte­ci­pazione del sopra­no e del tenore. Ma ciò che ci ha dato mag­giore sod­dis­fazione è avere vis­to parec­chi gio­vani come noi». Un grup­po di ragazzi di Cre­mona (Gio­van­na, Manuela, Mar­co, Alfre­do, Chiara, Michele, Andrea e Mat­teo) ha scrit­to all’albergatore Mar­cel­lo Beschi, pres­i­dente del­la ban­da «Ver­di» di Toscolano Mader­no, gui­da­ta da Wal­ter Rosa, ragion­iere e… mae­stro, ringrazian­do «per i momen­ti di vero spet­ta­co­lo. La ban­da di Cre­mona, che rac­coglie un numero con­sis­tente di ele­men­ti, non esegue brani così bel­li. Vor­rem­mo già chiedervi il pro­gram­ma dei mesi estivi, dato che alcu­ni di noi trascor­rono le vacanze sul Gar­da. Ma non cam­bi­ate la pre­sen­ta­trice. Dove l’avete trova­ta una bellez­za sim­i­le? È forse l’aria del lago?». Gongolante per i com­pli­men­ti, Beschi ha già annun­ci­a­to che quest’anno la ban­da di Toscolano Mader­no fes­teggerà i 150 anni, tenen­do un raduno di carat­tere inter­nazionale. La fondò nel 1853 Pietro Cresci­ni, det­to Nadal, che lavo­ra­va nei campi e nei gia­r­di­ni di agru­mi. Quan­do gli aus­triaci lo richia­marono alle armi, lo aggre­garono ai Cac­cia­tori delle Alpi. Tor­na­to a casa, inseg­nò musi­ca anche nei pae­si vici­ni: Vestone, Cas­to, Tig­nale, San Felice, Tione. Morì poveris­si­mo, nel 1902. All’inizio del sec­o­lo ci fu una brut­ta rot­tura: da una parte i cler­i­cali, capeg­giati dal par­ro­co, don Fog­a­ri, chia­mati i «besolér»; dall’altra i lib­er­ali, sopran­nom­i­nati «sganas­er» e sostenu­ti dal sin­da­co, il com­menda­tor Bianchi, pro­pri­etario del palaz­zo di via Aquilani, ora trasfor­ma­to nell’hotel Gol­fo. Questi ulti­mi veni­vano spronati a fre­quentare la scuo­la di musi­ca, riceven­do (ogni vol­ta) un quar­to di e una lira. La riu­nifi­cazione avvenne nel 1910 per mer­i­to del mae­stro Gia­co­mo Buri­ani. Nel ’15 gli suben­trò Rego­lo Romani, che giunge­va dal­lo sta­bil­i­men­to Mar­zot­to di Valdag­no. Nei pri­mi tem­pi la sede era nel casi­no dei Bac­ca, uno stanzi­no in via Mon­tana, geli­do d’inverno e sof­fo­cante d’estate. Poi si passò in un altro fon­da­co umi­do e scuro, dai Pip­pa. Suc­ces­si­va­mente, nell’edificio del­la «Sper­an­za», dove fu instal­la­to un pal­co di leg­no semi­cir­co­lare, com­pos­to da tre file: davan­ti, i flau­ti, i quar­ti­ni, una quindic­i­na di clar­i­ni; dietro, i flicorni, tut­ta la classe dei sax­o­foni, le cor­nette e le trombe basse; alle loro spalle, bom­bar­di­ni, con­tra­b­bassi, trom­boni e corni. A parte, la grancas­sa e i piat­ti: in totale 70 ele­men­ti. L’ultimo traslo­co: al piano ter­ra di palaz­zo Bena­mati. La divisa orig­i­nar­ia ricor­da­va quelle france­si mil­i­tari: celeste chiaro con ala­mari bianchi intrec­ciati di fili rossi, chepì orna­to di un pen­nac­chio bian­co e rosso. Il tut­to dovu­to al paziente lavoro del­la Rosi­na (Bara­ban­di), che poi si fece suo­ra. Nel 1886 si passò a un uni­forme alla bersagliera, col ciuf­fo di piume sul cap­pel­lo. In segui­to i con­certisti adot­tarono lo stiffe­lius (abito lun­go da cer­i­mo­nia) e la felu­ca da diplo­mati­co. Una borset­ta in pelle nera con­tene­va i libret­ti. All’inizio furono assun­ti parec­chi musi­can­ti di altri pae­si: il sin­da­co Bianchi trova­va loro anche un lavoro in fab­bri­ca. Tra le prin­ci­pali trasferte, i con­cer­ti in piaz­za Dante a Verona e nel­l’Are­na, a Man­to­va (con rin­fres­co a palaz­zo Tè e un banchet­to per mille per­sone a palaz­zo Ducale), sul­la spon­da ori­en­tale (si attra­ver­sa­va il lago sedu­ti sui gran­di bar­coni usati per il trasporto del car­bone e delle mer­ci), nel ’38 la cer­i­mo­nia fune­bre per , insieme alla ban­da del­la Mari­na dell’Accademia di Livorno, sot­to gli occhi di Ben­i­to Mus­soli­ni e di numerosi min­istri. In tem­pi più vici­ni, ecco le esi­bizioni a Venezia, Berg­amo, Vigo di Fas­sa, Agor­do, Bolzano e Innsbruck.

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