firmato il protocollo del «Patto dell'acqua: dall'emergenza alla gestione integrata».

L’acqua del Garda, una risorsa vitale per tutti e in particolare per tre comparti economici: turismo, energia e agricolt

Di Luca Delpozzo

L’ac­qua del Gar­da, una risor­sa vitale per tut­ti e in par­ti­co­lare per tre com­par­ti eco­nomi­ci: tur­is­mo, ener­gia e agri­coltura. Inter­es­si che spes­so entra­no in con­flit­to nei peri­o­di di sic­c­ità, quan­do il lago rischia di non bastare per tut­ti. Per evitare le “guerre” del pas­sato, l’al­tro giorno, nel­la sede del­la è sta­to fir­ma­to il pro­to­col­lo del «Pat­to del­l’ac­qua: dal­l’e­mer­gen­za alla ges­tione inte­gra­ta». Dopo più di un anno di lavoro con fre­quen­ti riu­nioni si è quin­di rag­giun­to un accor­do, il pri­mo a liv­el­lo nazionale, fra gli uti­liz­za­tori del­la risor­sa idri­ca, al quale tut­ti i fir­matari dovran­no ottem­per­are. Per la , ha fir­ma­to il del­e­ga­to all’am­bi­ente Vin­cen­zo Ces­chi­ni. All’in­con­tro, oltre agli asses­sori region­ali e provin­ciali del­la Lom­bar­dia, l’Aipo, l’Enel, la Edi­son, i Con­sorzi irrigui e di bonifi­ca, ossia i fruitori delle acque lacus­tri e flu­vi­ali del­la Lom­bar­dia che ven­gono uti­liz­zate sia a scopo idroelet­tri­co sia per irri­gare cir­ca 600 mila ettari. In par­ti­co­lare nel quad­rante sud-ori­en­tale del­la Lom­bar­dia, l’a­gri­coltura che uti­liz­za le acque dei fiu­mi Chiese e Min­cio, inte­grate con atting­i­men­ti da pozzi e fontanili, si svilup­pa su un’area di cir­ca cen­tomi­la ettari. Di questi cir­ca il 50% è colti­va­ta a mais, il 20% a pra­to, le altre col­ture inter­es­sano il 18% del­la super­fi­cie, la soia il 5%, le col­ture di sec­on­do rac­colto 4%, gli erbai estivi il 2% e il riso l’1%. Il meto­do irriguo più dif­fu­so è l’asper­sione (69,5%); lo scor­ri­men­to super­fi­ciale inter­es­sa il 20% del­la super­fi­cie, la som­mer­sione l’1,1 % e la microir­rigazione il 0,5%. Il pro­to­col­lo si pone quin­di come obi­et­ti­vo la preser­vazione e la tutela del­la preziosa risor­sa idri­ca, attra­ver­so una anal­isi pre­cisa degli usi e delle disponi­bil­ità che appro­di ad un pun­to di equi­lib­rio in gra­do di sod­dis­fare le moltepli­ci esi­gen­ze degli uti­liz­za­tori. «Nat­u­ral­mente, questo è il pri­mo pas­so — spie­ga Ces­chi­ni — per­ché si è sta­bil­i­to che la com­mis­sione, a cui parte­ci­pa con il suo profi­c­uo appor­to la Comu­nità del Gar­da, con­tinui in futuro ad oper­are una cor­ret­ta infor­mazione e rac­cogliere tutte le infor­mazioni sci­en­ti­fiche per svilup­pare pre­vi­sioni sug­li sce­nari futuri e pot­er sti­lare una comu­ni­cazione comune così da pot­er assumere deci­sioni pon­der­ate e non basate su allarmis­mi, molto spes­so infondati».Ma, gius­to per restare… in tema, cosa ne pen­sa Ces­chi­ni del prog­et­to pre­sen­ta­to da «Eva Ener­gia Valsab­bia spa» per una mega­cen­trale idroelet­tri­ca da mille mega­vatt tra il monte Altissi­mo di Nago e il Gar­da? «Per adesso è solo un prog­et­to e non ne abbi­amo par­la­to, ma non so se i ricavi potran­no coprire un sim­i­le inves­ti­men­to, vis­to che si trat­ta di pom­pare l’ac­qua dal Gar­da e por­tar­la sul­l’Altissi­mo. E servirà anche un grande baci­no in quo­ta. Comunque res­ti­amo con i pie­di per ter­ra e pen­si­amo al pro­to­col­lo appe­na fir­ma­to. Il 23 mar­zo ci ritro­ver­e­mo per un’al­tra ver­i­fi­ca nel­la nuo­va sede del­la Comu­nità del Gar­da al Vit­to­ri­ale».