Comunità e Consorzio del Mincio contro la richiesta di prelevare 200 metri cubi d’acqua per il Po, pronti al ricorso al Tar

L’acqua del lago di Garda non si tocca

Di Luca Delpozzo

Una bolla d’aria, ma da non sottovalutare. Sembra rientrata la boutade, emersa nei giorni scorsi a Piacenza durante un incontro dell’Autorità di bacino del Po, quando vennelanciata la proposta indecente di svasare dal lago Garda 200 metri cubi d’acqua al secondo per alimentare il più grande fiume italiano, in crisi idrica. Un’ idea che ha trovato il deciso diniego della Comunità del Garda, portavoce dei comuni lacustri, e dei principali utilizzatori della acque benacensi che fanno capo al Consorzio del Mincio, riunitisi nel tardo pomeriggio di lunedì a Mantova, nella sede del consorzio. Qui a rappresentare la Comunità del Garda era presente il geologo Vincenzo Ceschini, già vicepresidente dell’organismo e ora consulente sui temi ambientali del presidente Aventino Frau.«Ho fatto notare che l’eventuale fuoriuscita dalla diga di Salionze di 200 metri cubi d’acqua al secondo porterebbe il lago di Garda, nel solo arco di una giornata, a perdere 17 milioni di metri cubi d’acqua con il risultato di vedere in un colpo solo il Benaco perdere cinque centimetri», dice Ceschini. Fatti due conti, considerati i 51 centimetri sopra lo zero idrometrico di Peschiera registrati ieri (71 i metri cubi d’acqua al secondo che fuoriescono dalla diga di Salionze), diventa facile capire che nel giro di una settimana si correrebbe il rischio di vedere un lago di Garda sprofondare a più 16, quota di allarme rosso.«In un colpo solo andremmo incontro a problemi collegati alla stagione turistica, (spiagge basse con effetti estetici poco solari), alla navigazione pubblica, difficoltà d’approdo in alcune parti del Garda e rischi collegati al depuratore. Il tutto per giunta senza produrre effetti benefici per il Po, che vedrebbe il suo corso accogliere poco più che una goccia d’acqua». Concetti che collimano con le dichiarazioni di Aventino Frau.«Già facciamo fatica a trovare un equilibrio tra le esigenze dell’industria turistica gardesana e quella agricola mantovana, figuriamoci ora cosa potrebbe succedere se venisse dato corso a quanto ipotizzato dall’Autorità del bacino del Po», afferma Aventino Frau, attento però a non sottovalutare il problema. «A livello giuridico l’Autorità del Po ha potere su tutto il sistema idrico del Nord Italia, che congloba oltre ai fiumi Po e Adige anche il lago di Garda. È però evidente che la crisi idrica del Po non si risolve travasando acqua dal Benaco, aprendo di conseguenza enormi falle nel sistema Garda e mettendo in gioco un’ economia che è nel momento del suo massimo regime. Quindi se è pur vero che sulla carta l’idea dello svasamento potrebbe essere imposta d’autorità, è altrettanto certo che di contro scatterebbe un’azione politica comune in grado d’impedire, penso a un eventuale ricorso al Tar, una simile decisione».

Stefano Joppi

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