Comunità e Consorzio del Mincio contro la richiesta di prelevare 200 metri cubi d’acqua per il Po, pronti al ricorso al Tar

L’acqua del lago di Garda non si tocca

Di Luca Delpozzo
Stefano Joppi

Una bol­la d’aria, ma da non sot­to­va­l­utare. Sem­bra rien­tra­ta la boutade, emer­sa nei giorni scor­si a Pia­cen­za durante un incon­tro dell’Autorità di baci­no del Po, quan­do ven­nelan­ci­a­ta la pro­pos­ta inde­cente di svasare dal lago Gar­da 200 metri cubi d’acqua al sec­on­do per ali­menta­re il più grande fiume ital­iano, in crisi idri­ca. Un’ idea che ha trova­to il deciso diniego del­la Comu­nità del Gar­da, por­tav­oce dei comu­ni lacus­tri, e dei prin­ci­pali uti­liz­za­tori del­la acque bena­cen­si che fan­no capo al Con­sorzio del Min­cio, riu­ni­tisi nel tar­do pomerig­gio di lunedì a Man­to­va, nel­la sede del con­sorzio. Qui a rap­p­re­sentare la Comu­nità del Gar­da era pre­sente il geol­o­go Vin­cen­zo Ces­chi­ni, già vicepres­i­dente dell’organismo e ora con­sulente sui temi ambi­en­tali del pres­i­dente Aventi­no Frau.«Ho fat­to notare che l’eventuale fuo­rius­ci­ta dal­la diga di Salionze di 200 metri cubi d’acqua al sec­on­do porterebbe il lago di Gar­da, nel solo arco di una gior­na­ta, a perdere 17 mil­ioni di metri cubi d’acqua con il risul­ta­to di vedere in un colpo solo il Bena­co perdere cinque cen­timetri», dice Ces­chi­ni. Fat­ti due con­ti, con­siderati i 51 cen­timetri sopra lo zero idro­met­ri­co di Peschiera reg­is­trati ieri (71 i metri cubi d’acqua al sec­on­do che fuori­escono dal­la diga di Salionze), diven­ta facile capire che nel giro di una set­ti­mana si cor­rerebbe il ris­chio di vedere un lago di Gar­da spro­fon­dare a più 16, quo­ta di allarme rosso.«In un colpo solo andrem­mo incon­tro a prob­le­mi col­le­gati alla sta­gione tur­is­ti­ca, (spi­agge basse con effet­ti esteti­ci poco solari), alla nav­igazione pub­bli­ca, dif­fi­coltà d’approdo in alcune par­ti del Gar­da e rischi col­le­gati al depu­ra­tore. Il tut­to per giun­ta sen­za pro­durre effet­ti ben­efi­ci per il Po, che vedrebbe il suo cor­so accogliere poco più che una goc­cia d’acqua». Con­cetti che col­li­mano con le dichiarazioni di Aventi­no Frau.«Già fac­ciamo fat­i­ca a trovare un equi­lib­rio tra le esi­gen­ze dell’industria tur­is­ti­ca garde­sana e quel­la agri­co­la man­to­vana, fig­uri­amo­ci ora cosa potrebbe suc­cedere se venisse dato cor­so a quan­to ipo­tiz­za­to dall’Autorità del baci­no del Po», affer­ma Aventi­no Frau, atten­to però a non sot­to­va­l­utare il prob­le­ma. «A liv­el­lo giuridi­co l’Autorità del Po ha potere su tut­to il sis­tema idri­co del Nord Italia, che con­glo­ba oltre ai fiu­mi Po e Adi­ge anche il lago di Gar­da. È però evi­dente che la crisi idri­ca del Po non si risolve travasan­do acqua dal Bena­co, apren­do di con­seguen­za enor­mi falle nel sis­tema Gar­da e met­ten­do in gio­co un’ econo­mia che è nel momen­to del suo mas­si­mo regime. Quin­di se è pur vero che sul­la car­ta l’idea del­lo svasa­men­to potrebbe essere impos­ta d’autorità, è altret­tan­to cer­to che di con­tro scat­terebbe un’azione polit­i­ca comune in gra­do d’impedire, pen­so a un even­tuale ricor­so al Tar, una sim­i­le deci­sione».