Argini sfiancati in nove punti: per il Magistrato alle acque e i Consorzi è allarme rosso

«L’Adige ci ha graziato» Bassa a rischio alluvioni

31/10/2000 in Avvenimenti
Parole chiave:
Di Luca Delpozzo
Luca Fiorin

Ques­ta vol­ta la Bas­sa l’ha scam­pa­ta bel­la. La dev­as­tazione provo­ca­ta dalle allu­vioni nei giorni scor­si in vicine regioni del Nord Italia avrebbe potu­to avvenire anche qui. Smalti­ta la piena, ques­ta set­ti­mana ne sono sta­ti infat­ti ver­i­fi­cati gli effet­ti anche nel Veronese e i risul­tati dei con­trol­li sono ben poco ras­si­cu­ran­ti. In ben nove pun­ti, spar­si fra Scarde­vara di Ron­co, Albare­do, Rover­chiara, Nich­eso­la e Begos­so di Ter­raz­zo, gli argi­ni dell’Adige han­no subito degli sfi­an­ca­men­ti accen­tuati e in alcu­ni casi sono sta­ti toc­cati addirit­tura gli argi­ni maestri. In sostan­za, quin­di, l’acqua ha super­a­to la bar­ri­era cos­ti­tui­ta dagli argi­ni gole­nali cre­an­do seri dan­ni nelle argina­ture che cos­ti­tu­is­cono il balu­ar­do prin­ci­pale, e ulti­mo, alle eson­dazioni. Una situ­azione da allarme rosso per met­tere rime­dio alla quale il Mag­is­tra­to alle acque di Verona sta ora chieden­do finanzi­a­men­ti gov­er­na­tivi dell’entità di due mil­iar­di e mez­zo. Sol­di che dovran­no essere spe­si per real­iz­zare opere di con­sol­i­da­men­to nec­es­sarie ad evitare la malau­gu­ra­ta ipote­si che al prossi­mo ingrossa­men­to le acque dell’Adige escano dagli argi­ni. La pre­oc­cu­pazione che anche qui pos­sano accadere tracimazioni non riguar­da però solo l’Adige. In tut­ti gli enti che isti­tuzional­mente si occu­pano dell’idraulica del­la Bas­sa reg­na la pre­oc­cu­pazione. «Ques­ta vol­ta è anda­ta bene», dice il diret­tore del Con­sorzio di bonifi­ca Zer­pano Adi­ge-Guà Giuseppe Piubel­lo, «ma se i prob­le­mi idrauli­ci non ven­gono final­mente posti in pri­mo piano…». «La grande di col­lega­men­to fra Verona e Vicen­za», spie­ga il diret­tore tec­ni­co del­lo stes­so Zer­pano Umber­to Anti, «ha por­ta­to impor­tan­ti inse­di­a­men­ti non piani­fi­cati per quan­to riguar­da l’impatto sul sis­tema idrauli­co generan­do peri­coli anche a sud, spe­cial­mente nel Colog­nese dove ques­ta situ­azione di ris­chio è acui­ta anche da un’edificazione real­iz­za­ta sen­za aver fat­to val­u­tazioni pre­ven­tive sul prob­le­ma acqua. Oltre a creare osta­coli ad even­tu­ali prog­et­ti riguardan­ti canali di sfo­go, la cemen­tifi­cazione su larga scala del ter­ri­to­rio causa infat­ti anche l’impermeabilizzazione del ter­reno. Un prob­le­ma grossis­si­mo, quest’ultimo, vis­to che pro­prio a causa del cemen­to la por­ta­ta d’acqua del ter­ri­to­rio aumen­ta dalle 4 alle 8 volte rispet­to a quel­la nat­u­rale e che, quin­di, dove non c’è la ter­ra che ha una impor­tante fun­zione di drenag­gio, l’acqua che deve defluire a causa delle piogge rischia di essere trop­pa». «I Con­sorzi di bonifi­ca», affer­ma il pres­i­dente dell’Euganeo, e del con­sorzio di sec­on­do gra­do Leb, Lessi­neo-Euga­neo-Beri­co, Raf­faele Castagna, «da anni seg­nalano che la cemen­tifi­cazione cos­ti­tu­isce un prob­le­ma. Di pre­ven­zione nes­suno ha però mai volu­to par­lare. Nonos­tante le nos­tre prese di posizione ben pochi sono infat­ti i Comu­ni che han­no chiesto il parere dei tec­ni­ci del­la bonifi­ca per i loro stru­men­ti urban­is­ti­ci. Dove questo è avvenu­to non ci sono cer­to state cat­a­strofi ed allo­ra c’è da chieder­si chi invece deb­ba pagare per i dan­ni che suc­ce­dono da altre par­ti». «Purtrop­po», aggiunge il diret­tore del Con­sorzio di bonifi­ca Val­li Gran­di Gio­van­ni Morin, «ques­ta è una sto­ria vec­chia che sem­bra non avere fine. I prob­le­mi sono dovu­ti infat­ti all’assenza di una cul­tura idrauli­ca e alla dis­gregazione delle com­pe­ten­ze volu­ta da un sis­tema politi­co che invece di pro­gram­mare gli inter­ven­ti cer­ca solo il con­sen­so degli elet­tori. «L’Adige è cam­bi­a­to negli ulti­mi 20 anni», aggiunge Morin, «e pro­prio questo fat­to rende tut­ta la zona a ris­chio. Eppure, non c’è nes­suno che ne par­li e men che meno che attui delle soluzioni. Non c’è capac­ità di gov­er­no a tut­ti i liv­el­li e per questo non si vogliono ver­i­fi­care i piani rego­la­tori o sta­bilire delle pri­or­ità. Intan­to però, e nonos­tante nel Leg­nagh­ese ci sia una buona ges­tione dei canali, chi può dire che qui non torner­an­no ad esser­ci i campi alla­gati come accade­va solo qualche decen­nio fa?». D’altro can­to se Castagna pre­an­nun­cia che tornerà a pre­mere su Regione e Provin­cia per­chè «ven­ga impos­to ai comu­ni di sen­tire i Con­sorzi di bonifi­ca per tutte le vari­anti ai Piani rego­la­tori», e allo Zer­pano spiegh­i­no come «il parere sia pre­vis­to da una legge del 1991 che però solo ulti­ma­mente viene rispet­ta­ta da cir­ca il 30 per cen­to dei Comu­ni», Gian­ni Sam­bugaro, capotec­ni­co del Mag­is­tra­to alle acque di Verona, affer­ma che «bisogna ris­tu­di­are tut­ta la situ­azione idri­ca nazionale». «Quelle che han­no causato i dis­as­tri dei giorni scor­si», spie­ga, «ven­gono dip­inte come piogge eccezion­ali anche se in realtà non lo sono. I cor­si d’acqua han­no bisog­no di una nuo­va regi­mazione e che ne ven­ga man­tenu­to costan­te­mente puli­to l’alveo ma questo non è con­sen­ti­to. Non c’è da stupir­si, quin­di, che suc­cedano even­ti capaci di met­tere in ginoc­chio interee aree geogra­fiche e che queste situ­azioni siano pos­si­bili anche nel Veronese vis­to che per esem­pio per quan­to riguar­da l’Adige qui dall’86 non può più essere usa­ta la gal­le­ria del Gar­da che con­sen­ti­va di abbas­sare il liv­el­lo del fiume di un metro e mez­zo. Già tre anni fa il Mag­is­tra­to alle acque ave­va pre­sen­ta­to un arti­co­la­to elen­co di inter­ven­ti nec­es­sari sen­za ottenere nes­sun finanzi­a­men­to, ora c’è da sper­are che si tro­vi­no i fon­di almeno per rime­di­are ai dan­ni provo­cati da ques­ta piena». Luca Fiorin

Parole chiave: