A San Zeno di Montagna e Brenzone i proprietari presidiano i frutteti aiutati da ispettori forestali. I produttori sono esasperati: «Ci ripuliscono gli alberi, è reato»

Ladri di castagne scatenati

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Di Luca Delpozzo
Bartolo Fracaroli

Un colpo sec­co come una sas­sa­ta un ton­fo sof­fice, il pri­mo è il mar­rone (o castagna) che cade dall’albero, il sec­on­do il ric­cio (con den­tro i frut­ti). Castagne e mar­roni sono gli uni­ci frut­ti che si col­go­no a ter­ra (un tem­po si bac­chi­a­vano con le per­tiche, poi si spiegò ai con­ta­di­ni che le per­cosse ai rami ferivano gli alberi), i con­ta­di­ni di e Lessinia aspet­tano questo momen­to. È il frut­to del­la loro fat­i­ca in quelle aree a pra­to e castag­ni sec­o­lari. In zone sem­pre più estese si è ripreso a colti­vare il castag­no da frut­to, con un fenom­e­no cres­cente: i ladri. Sono com­pae­sani, ma più fre­quente­mente foresti, gente che arri­va dal­la cit­tà, famiglie intere, comi­tive che si dispon­gono a pet­tine e rac­col­go­no tut­to. Di questi giorni c’è chi va a castagne anche di notte, con la pila oscu­ra­ta e gran­di sac­chi. I pro­pri­etari devono pas­sare le gior­nate a sorveg­liare i frut­teti. Devono spie­gare che ogni metro quadro di suo­lo ha un padrone, che non esistono ter­reni colti­vati pub­bli­ci e che un chi­lo di mar­roni a 4 euro tut­ti pos­sono per­me­t­terse­lo. Non serve, c’è chi fa il fur­bo, chi chiede il cer­ti­fi­ca­to di pro­pri­età a colui che tutela il castag­ne­to, chi scap­pa e chi è costret­to a resti­tuire il maltolto.In altri tem­pi, quan­do le castagne era­no un’importante voce dell’economia locale, i pro­pri­etari pat­tugli­a­vano col fucile car­i­ca­to a salve. Adesso non è cam­bi­a­to molto, tranne l’aumentata atten­zione dei con­ta­di­ni del­la mon­tagna. Mai che nes­suno chie­da di spigo­lare il rac­colto dopo i san­ti di novem­bre, o che si accor­di di rac­cogliere fifty fifty coi padroni degli alberi. Si ruba in alle­gra comitiva.«La legge prevede che l’appropriazione indeb­i­ta ven­ga perse­gui­ta su querela di parte», spie­ga un ispet­tore fore­stale che chiede l’anonimato, «noi vig­iliamo e pat­tugliamo, se non c’è il padrone pre­sente dici­amo che ci ha man­dati lui».«La prat­i­ca del fur­to è tan­to vieta­ta quan­to tradizionale», spie­ga il pres­i­dente del­la Comu­nità Mon­tana del Bal­do Cipri­ano Castel­lani, «eppure nes­suno osa rubare l’uva o la frut­ta, le casteg­ne sì. A San Zeno di Mon­tagna e a Bren­zone la denom­i­nazione d’origine pro­tet­ta ha fat­to risco­prire i castag­neti: i mar­roni più bel­li nascono da vec­chi castag­ni di 3–400 anni fa e, pro­prio per il Dop, van­no rac­colti a ter­ra per fare la “ris­sara” o la “nove­na”. Alla Comu­nità sti­amo stu­dian­do provved­i­men­ti di tutela».Nelle vec­chie baite sul Bal­do, sui prati vici­ni alle case, un ret­tan­go­lo las­tri­ca­to di pietre seg­na la ric­cia­ia dove castagne, mar­roni e ric­ci anco­ra chiusi face­vano una lieve fer­men­tazione per essere poi dura­turi sul mer­ca­to e privi di muffe. La nove­na, invece, con­siste nel met­tere in vasche d’acqua i frut­ti, cam­biare l’acqua per i pri­mi tre giorni, poi ogni altro per nove: i frut­ti avariati gal­leg­giano, quel­li buoni affon­dano e saran­no tali fino oltre San­ta Lucia, fuori dal frigo.«Il con­tadi­no che per la legge del Dop non bac­chia più gli alberi di castag­no sem­pre più spes­so viene “antic­i­pa­to” da chi gli ruba il rac­colto. Il nos­tro mar­rone garan­tisce final­mente anche un riscon­tro eco­nom­i­co ai pro­dut­tori», spie­ga il sin­da­co di San Zeno Adri­ano Peretti, «e questo li spinge a una mag­giore cura, pun­tan­do a una pro­duzione di qual­ità e quan­tità gra­zie a potature che rin­gio­vanis­cono l’albero. Si sta operan­do per svilup­pare ques­ta ten­den­za per un prodot­to di nic­chia, piantu­man­do alberi selezionati. Vedremo di apporre avvisi che dif­fidi­no dal rubare nei castag­neti. Suc­cede anche che i pro­pri­etari vengano minac­ciati quan­do sareb­bero disponi­bili a con­cor­dare collaborazione».Ed ecco il pres­i­dente del Con­sorzio cas­tan­i­coltori del Monte Bal­do, Sime­one Cam­pag­nari: «Per­diamo un muc­chio di tem­po specie nei fine set­ti­mana a pat­tugliare i castag­neti. Quan­do tro­vo i ladri fac­cio loro met­ter giù i sac­chi. È una man­can­za di buon sen­so che ci offende, dis­pre­gio per chi lavo­ra tut­to l’anno. Non dimen­tichi­amo che i castag­ni oltre che dar­ci questo frut­to sono anche parte nobile del pae­sag­gio e un prezioso pre­sidio geo­logi­co degli are­ali, mes­si a dimo­ra uno ad uno dai nos­tri vec­chi sul Baldo».Sono così impor­tan­ti i mar­roni da far delin­quere chi di soli­to è irrepren­si­bile? Cer­ta­mente. Sec­on­do il dis­ci­pli­nare del­la Gazzetta Uffi­ciale dell’Unione Euro­pea che ha riconosci­u­to il Dop il 9 otto­bre 2001 sono fra i migliori d’Italia. Il mar­rone di San Zeno è molto sim­i­le a quel­lo otti­male per eccel­len­za, il mar­rone di Mar­ra­di, in provin­cia di Firen­ze. Del nos­tro se ne par­la già in una perga­me­na del 1285 e in un doc­u­men­to del 1352 dove era­no con­te­si fra la famiglia Malaspina e il monas­tero di Sant’Anastasia di Verona.

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