Il progetto di gestione del D’Annunzio commissionato dai comuni di Ghedi, Montichiari, Castenedolo, Montirone e Castiglione

«L’aeroporto che vogliamo»

24/10/2007 in Attualità
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Di Luca Delpozzo
William Geroldi

Bru­ciati sul tem­po da Abem. Anche loro, i Comu­ni del­la Bas­sa, ave­vano elab­o­ra­to un prog­et­to per la ges­tione dell’aeroporto «» di Mon­tichiari attra­ver­so la cos­ti­tuzione di una soci­età ad hoc, con l’intenzione di chiedere la con­ces­sione al min­is­tero dei Trasporti.E l’avevano anche annun­ci­a­to a più riprese in alcune uscite pub­bliche sen­za, a dire il vero, rac­cogliere gran­di con­sen­si. Poi, Cam­era di com­mer­cio e Asso­ci­azione indus­tri­ali bres­ciana l’estate scor­sa han­no rot­to gli indu­gi annun­cian­do di aspi­rare anch’essi alla ges­tione del D’Annunzio, e così ai Comu­ni il piano è rimas­to nel cas­set­to, ma non il deside­rio di avere una voce impor­tante in capi­to­lo, soprat­tut­to per quan­to riguar­da le garanzie di uno svilup­po indus­tri­ale che ten­ga nel deb­ito con­to la tutela ambi­en­tale del ter­ri­to­rio cir­costante lo scalo.L’ipotesi soci­etaria e ges­tionale dell’aeroporto com­mis­sion­a­ta nei mesi scor­si allo stu­dio Rim­i­ni di Cas­tenedo­lo dai Comu­ni di Ghe­di, Mon­tichiari, Cas­tenedo­lo, Mon­tirone, Cas­tiglione, e con­di­visa dalle Banche di cred­i­to coop­er­a­ti­vo del ter­ri­to­rio «vuole dimostrare che esiste la pos­si­bil­ità di uno svilup­po com­pat­i­bile dell’aeroporto D’Annunzio che lo ren­da motore di pro­gres­so socio-eco­nom­i­co dell’area e che lo fac­cia con­sid­er­are dal­la Comu­nità bres­ciana una risor­sa, una infra­strut­tura strate­gi­ca al suo servizio e non già fonte di dis­tur­bo e di disagio».IL PRIMO PASSO pre­vis­to dal piano è la cos­ti­tuzione di una nuo­va soci­età con un cap­i­tale sociale di 6 mil­ioni di euro mes­si a dis­po­sizione dai Comu­ni fir­matari del pat­to pro­gram­mati­co ter­ri­to­ri­ale (appun­to Ghe­di, Cas­tenedo­lo, Mon­tirone, Mon­tichiari e il man­to­vano Cas­tiglione delle Stiviere), dagli isti­tu­ti di cred­i­to, la Bcc dell’Agro bres­ciano, la Bcc del Gar­da, la Bcc Man­to­va 1896, la Cas­sa Padana e la Bcc di Bedi­z­zole-Tura­no-Valvesti­no. La neona­ta soci­età in segui­to, pros­egue sem­pre il piano, entra in misura del 30–40 per cen­to nel cap­i­tale di una com­pag­nia aerea esistente o di nuo­va cos­ti­tuzione che accetti di fare dell’aeroporto di Mon­tichiari la base oper­a­ti­va. Non viene però esclusa — ma il doc­u­men­to ha orig­ine ben pri­ma del­lo scop­pio delle ostil­ità tra bres­ciani e Cat­ul­lo per la ges­tione di Mon­tichiari — l’intenzione di acquistare il 10 per cen­to del «D’Annunzio». Ora l’attenzione si è sposta­ta su Abem di cui potreb­bero diventare azion­isti. Il prog­et­to insiste nel man­tenere in pri­mo piano la rispon­den­za del­la ges­tione aero­por­tuale a cri­teri di com­pat­i­bil­ità ambi­en­tale, sia per quan­to riguar­do l’inquinamento acus­ti­co che quel­lo atmosferico.È inter­es­sante leg­gere anco­ra quan­to sostiene il doc­u­men­to per trovare con­fer­ma che l’idea dell’autonomia di Mon­tichiari da Verona ave­va già chiam­a­to alla mobil­i­tazione gli ammin­is­tra­tori locali. Il prog­et­to spie­ga infat­ti che la New-co ha di fronte due strade: la pri­ma, chiedere all’Enac la con­ces­sione breve ven­ten­nale met­ten­dosi in con­cor­ren­za con la Cat­ul­lo, oppure pre­mere sul­la soci­età scalig­era per la ces­sione di una quo­ta azionar­ia sig­ni­fica­ti­va del­la D’Annunzio in modo da avere voce in capi­to­lo nelle deci­sioni strate­giche di Mon­tichiari. Come si sa, nes­suna delle due situ­azioni prospet­tate dai fau­tori di questo prog­et­to si è realizzata.IL PIANO svolge anco­ra una det­tagli­a­ta anal­isi sug­li aerei imp­ie­ga­bili, sug­gerisce una for­ma di coop­er­azione con Mis­tral, la com­pag­nia del Grup­po Poste impeg­na­ta nel set­tore passeg­geri, sul baci­no d’influenza e sulle rotte del­lo sca­lo, sulle mis­ure di tutela ambi­en­tale, sul busi­ness plan e le pre­vi­sioni finanziarie, per­chè «un’infrastruttura aero­por­tuale è da sem­pre moti­vo di svilup­po socio-eco­nom­i­co per il ter­ri­to­rio su cui insiste.Lo deve diventare anche il D’Annunzio per la provin­cia di Bres­cia, l’alto Man­to­vano e la Provin­cia di Cre­mona. In tem­pi di glob­al­iz­zazione la mobil­ità di per­sone e mer­ci è un aspet­to pri­or­i­tario. Ne va del­lo svilup­po dell’area».Ma non a tut­ti i costi, rib­adisce lo stu­dio, per­chè «la qual­ità del­la vita non è barat­ta­bile. Il D’Annunzio deve essere un aero­por­to regionale inter­nazionale, al lim­ite del mil­ione di passeggeri/anno, con una quan­tità di mer­ci trasportate in pro­porzione; passeg­geri e mer­ci trasportate con aerei mod­erni di rumor­osità vic­i­na alle zero e scarichi prossi­mi all’insignificante».

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