Gli esploratori arcensi hanno scoperto grotte di eccezionale interesse e dato una mano anche ai comuni mortali di Arco. Questa e cento altre «imprese» nel libro che corona 30 anni di attività

Laghel beve acqua grazie agli speleologi

22/11/2002 in Attualità
Di Luca Delpozzo
Arco

E’ gra­zie a loro che gli abi­tan­ti di Laghel han­no, oggi, l’ac­qua pota­bile che sgor­ga dai rubi­net­ti delle case. E sono sem­pre loro che van­no ringraziati se in Val Rodeza e a S.Giovanni al Monte non esistono più prob­le­mi di approvvi­gion­a­men­to idri­co. Gli spele­o­logi­ci del­la Sat di Arco fes­teggiano, quest’an­no, il 30esimo anniver­sario di fon­dazione e per l’oc­ca­sione han­no deciso di fare le cose in grande. Innanz­i­tut­to è alla stam­pa un libro, into­la­to “Tren­t’an­ni di spele­olo­gia ad Arco, che rac­coglie le varie imp­rese di questi «esploratori» delle vis­cere ter­restri, quin­di ven­erdì 29 novem­bre, pres­so la sede di via S.Anna, si ter­ran­no le cel­e­brazioni ufficiali.Dopo una breve apparizione nel 1960 il grup­po spele­o­logi­co arcense è sta­to rifonda­to nel 1972 da Nico­la Ischia con l’in­ten­to di creare all’in­ter­no del­la Sat una sezione di ricer­ca e stu­dio dei fenomeni car­si­ci nel­la regione. Alle esplo­razioni iniziali nelle grotte del Bas­so Sar­ca e sul­la Vigolana, il grup­po si è presto ded­i­ca­to ai mas­s­ic­ci del Brenta e del­la Paganel­la effet­tuan­do diverse scop­erte inter­es­san­ti. Tra le più pres­ti­giose quel­la del­la Grot­ta di Col­lal­to, la più impor­tante cav­ità del Brenta con oltre 5 km di svilup­po, le pros­e­cuzioni nelle grotte del Tor­rione di Vallesinel­la ma anche in quelle del Castel­let­to di Mez­zo, del­la Gana del Dos­son e del­la 1100 ai Gag­gi, che ne han­no incre­men­ta­to notevol­mente l’esten­sione. In questi anni il Grup­po ha cen­si­to cir­ca 800 cav­ità ed ha saputo essere un vali­do stru­men­to al servizio del­la comu­nità, con inter­ven­ti di poten­zi­a­men­to di sor­gen­ti cap­tate per scopi irrigui e pota­bili. Tra queste quel­la che innor­goglisce mag­gior­mente gli spele­o­logi­ci arcensi è l’im­pre­sa mes­sa a seg­no a Laghel. «Nel­la pri­mav­era del 1997 — ricor­da Mar­co Ischia, uno degli attuali 6 com­po­nen­ti del grup­po spele­o­logi­co — la sor­gente alle Fontane scom­parve improvvisa­mente cau­san­do notevoli prob­le­mi agli abi­tan­ti del­la zona. Ven­nero prese in con­sid­er­azioni diverse ipote­si di inter­ven­to, tutte ris­chiose e dis­pendiose. Alla fine inter­ven­ero gli spele­o­logi­ci del Gsa che dopo alcune esplo­razioni in cav­ità angustie indi­vid­uarono e forzarono uno stret­to cuni­co­lo dietro il quale si cela­va la vena idri­ca rius­cen­do così a riportare in super­fi­cie l’ac­qua tramite apposi­ta con­dot­ta. Quel­la che ancor’og­gi garan­tisce l’ap­provvi­gion­a­men­to idri­co alle abitazioni del pos­to. Un’im­pre­sa uni­ca non solo per la nos­tra regione». Recen­te­mente gli spele­olo­gi arcensi sono sta­ti art­efi­ci del­la scop­er­ta degli abis­si Popov e Statale nel Grup­po di Brenta. Quest’ul­ti­mo, con i suoi meno 400 metri, è la più pro­fon­da grot­ta tut­t’o­ra nota nel mas­s­ic­cio. Tut­ti risul­tati che sono sta­ti rac­chiusi nel vol­ume “Tren­t’an­ni di spele­olo­gia ad Arco” in cui oltre a ricor­dare i pio­nieri del­la spele­olo­gia arcense del 1960 e del 1972 ven­gono rac­con­tate, grot­ta per grot­ta, le imp­rese del grup­po. Il 29 novem­bre, alle 21, nel­la sede sociale di via S.Anna ver­ran­no pro­posti alcu­ni fil­mati riguardan­ti l’e­s­plo­razione di Laghel e quelle più recenti.