Un convegno a Sirmione. L’Iseo è il bacino messo peggio: i «veleni» camuni sono depositati sul fondo. Idro e Sebino senza collettori. Garda: in agguato la tracimazione dei reflui

Laghi a rischio per fosforo e azoto

Di Luca Delpozzo
Pietro Gorlani

Gli anni e i mil­ioni di euro nec­es­sari a risol­vere defin­i­ti­va­mente il prob­le­ma dell’inquinamento dei laghi bres­ciani non si con­tano di cer­to su due mani. Il prob­le­ma prin­ci­pale riguar­da il col­let­ta­men­to del­la rete fog­nar­ia, ulti­ma­to sul Gar­da, assente sul Sebi­no, in fase di appal­to sull’Eridio. E’ soltan­to uno dei temi affrontati nel­la gior­na­ta di stu­dio inter­re­gionale «L’acqua dei nos­tri laghi; tutela igien­i­co san­i­taria delle acque lacus­tri» tenu­tosi ieri a Sirmione e orga­niz­za­to dall’Asl di Bres­cia e dal­la con il patrocinio dell’ degli Stu­di di Bres­cia e del Comune di Sirmione. Un con­veg­no «stori­co», in quan­to ha vis­to sedu­ti allo stes­so tavo­lo uomi­ni delle aziende san­i­tarie e delle isti­tuzioni delle tre Regioni bag­nate dal Gar­da (Lom­bar­dia, Vene­to, Trenti­no). Pos­i­ti­vo il bilan­cio del­la gior­na­ta, con­clusasi con la promes­sa rec­i­p­ro­ca di una mag­gior sin­er­gia tra i diver­si enti al fine di sal­va­guardare le acque lacus­tri. Vit­to­rio Car­reri, con­sulente dell’assessorato regionale alla San­ità, ha pro­pos­to la sot­to­scrizione di un pro­to­col­lo sul­la tutela delle acque da sot­to­porre alle tre Regioni; si dovran­no adottare comu­ni meto­di di con­trol­lo, da com­para­re nel cor­so di una con­feren­za annuale. Non si è par­la­to solo di lago di Gar­da, ma anche di Iseo e Idro. Il prin­ci­pale prob­le­ma? «I laghi sono carichi di fos­foro e azo­to — taglia cor­to Fab­rizio Speziani, respon­s­abile del lab­o­ra­to­rio di San­ità Pub­bli­ca dell’Asl di Bres­cia -, soprat­tut­to il Sebi­no e l’Idro men­tre il Gar­da è tute­la­to dalle sue mag­giori dimen­sioni e dal col­let­tore cir­cum­lacuale». Col­let­tore che non regge ai for­ti tem­po­rali, quan­do l’eccesso di acque «nere» e «bianche» (pio­vane) fan­no entrare in fun­zione gli scol­ma­tori, scar­i­can­do nel lago i reflui ecce­den­ti. La man­ca­ta divi­sione di acque nere e bianche por­ta alla luce un annoso prob­le­ma: la man­can­za di pro­gram­mazione, che anni addi­etro non ha deb­ita­mente tenu­to con­to del­la cresci­ta urbana dei pae­si lacus­tri, costru­en­do depu­ra­tori che ora risul­tano sot­todi­men­sion­ati . Lo ha ricorda­to anche Gian­fran­co Com­in­ci­oli, pres­i­dente del con­sorzio Gar­da 1. Mes­so peg­gio di tut­ti è comunque il lago di Iseo, defini­to «sca­dente» (in base al decre­to leg­isla­ti­vo 152/99) dal­la Regione Lom­bar­dia nel suo «piano strate­gi­co per l’uso razionale le risorse idriche» (27 feb­braio 2004). I per­chè? «La Valle Camon­i­ca è depu­ra­ta solo in min­i­ma parte — ricor­da Speziani -; inoltre la con­for­mazione geo­log­i­ca del lago per­me­tte un minor ricam­bio d’acqua». Inoltre gli inquinan­ti scar­i­cati nel cor­so degli anni dalle aziende camune sono così deposi­tati sul fon­do del Sebi­no e servi­ran­no decen­ni per il loro smal­ti­men­to. L’Idro possiede impianti di ma non un col­let­tore che rac­col­ga i reflui. In Con­clu­sione: gli scarichi finis­cono anco­ra nel lago. In mat­ti­na­ta si è par­la­to anche del­la futu­ra mod­i­fi­ca Cee alla legge che nor­ma la bal­ne­abil­ità delle acque lacus­tri: entro 3 anni sarà più facile che i nos­tri laghi siano bal­ne­abili, in quan­to ver­ran­no innalza­ti di cir­ca il doppio i lim­i­ti di legge per le sostanze inquinan­ti. «Oggi vige il dpr 470/82, la stes­sa legge adot­ta­ta per le acque marine — spie­ga Speziani -; trop­po rigi­da, vis­to che i suoi lim­i­ti sono 5 volte supe­ri­ori a quel­li tedeschi». Sod­dis­fat­ta del con­veg­no Anna­maria Indel­i­ca­to, diret­tore san­i­tario dell’Asl bres­ciana: «oltre ad una aus­pi­ca­bile sin­er­gia tra tutte le isti­tuzioni è emer­sa anche la neces­sità di una val­u­tazione gen­erale del­la rete san­i­taria che va al di là dell’analisi delle acque di bal­neazione. Mi riferisco alla con­ti­nu­ità assis­ten­ziale, alle guardie tur­is­tiche, alla ges­tione delle emer­gen­ze: i tur­isti non chiedono solo posti bel­li ma anche certezze sanitarie».

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