I dati dell’osservatorio contenuti nel primo rapporto sulla qualità delle acque. Inquinanti presenti anche nei bacini alpini. L’Iseo raggiunge a malapena la sufficienza, l’Idro definito «scadente»

Laghi bresciani, si salva il Garda

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Di Luca Delpozzo
Pietro Gorlani

Come stan­no i nos­tri laghi? Di che tipo di inquina­men­to sof­frono? Quali pesci pos­si­amo anco­ra trovar­ci? Risposte alle quali ha dato rispos­ta, recen­te­mente, l’Osservatorio dei Laghi Lom­bar­di pub­bli­can­do il «Pri­mo rap­por­to sul­la qual­ità delle acque lacus­tri in Lom­bar­dia» aggior­na­to alla fine del 2004 e patro­ci­na­to dall’assessorato ai Servizi di Pub­bli­ca Util­ità e dall’Arpa. Sono sta­ti mon­i­torati e anal­iz­za­ti 45 laghi lom­bar­di (23 nat­u­rali e 22 arti­fi­ciali) tra i quali anche dieci baci­ni bres­ciani (oltre a Gar­da, Iseo e Idro anche dieci invasi arti­fi­ciali). Una ricer­ca impos­ta dal­la legge (la 152/99): il fine è quel­lo di conoscere l’attuale sta­to di salute delle nos­tre acque per poi pro­cedere in diverse tappe al loro risana­men­to. I tre gran­di laghi bres­ciani ricevono voti tut­to som­ma­to medioc­ri, che miglio­ra­no in modo diret­ta­mente pro­porzionale alla grandez­za del baci­no. Così lo sta­to eco­logi­co com­p­lessi­vo del Gar­da è defini­to «buono», quel­lo dell’Iseo riesce a mala­pe­na a rag­giun­gere la «suf­fi­cien­za» (res­ta da capire come mai, nell’«Atto di ind­i­riz­zo di uso e tutela delle acque» pub­bli­ca­to dal­la stes­sa Regione nel mar­zo 2004 l’Iseo veni­va clas­si­fi­ca­to come sca­dente); per l’Idro arri­va inesora­bil­mente il verdet­to di «sca­dente». Una media tut­to som­ma­to mediocre per una scala di val­ori che va dal «pes­si­mo» all’ «ele­va­to». Dovrem­mo rifar­ci con i sette baci­ni arti­fi­ciali pre­alpi­ni, dove non dovrebbe essere mes­sa in dis­cus­sione la purez­za delle loro acque. E invece no. Nell’Avio (2000 mila metri d’altezza) sono state trovate for­ti quan­tità di piom­bo risalen­ti a un caso di inquina­men­to data­to 1981 e prove­niente da una delle tante aziende siderur­giche camune. La pub­bli­cazione dovrebbe essere pro­pe­deu­ti­ca al piano di risana­men­to delle acque (impos­to sem­pre da decre­to 152/99) ma neces­siterà cer­ta­mente di una inte­grazione, in quan­to spes­so i dati sug­li inquinan­ti metal­li­ci non sono pre­sen­ti. Anche la si è impos­ta delle coor­di­nate e degli obbi­et­tivi da rispettare, che risul­tano fuori misura se non si inter­ver­rà imme­di­ata­mente. Ogni cor­po idri­co (fiu­mi, laghi, canali ecc.) dovrà arrivare ad avere con­dizioni eco­logiche «suf­fi­ci­en­ti» entro il 31 dicem­bre 2008. Sem­bra una «mis­sione impos­si­bile» non solo per il nos­tro lago d’Idro, ma per quel­li mes­si ancor peg­gio: i tre laghi di Man­to­va, Lugano, Mon­tor­fano e Pusiano (Como), lago di Varese. Il pro­gram­ma del­la Regione prevede poi il rag­giung­i­men­to del­lo sta­to di «buono» entro il 2016. Chi vivrà vedrà, per ora pos­si­amo sola­mente rius­cire a capire cosa si sta facen­do per miglio­rare l’acqua dei nos­tri tre laghi. Il Gar­da è il più for­tu­na­to: oltre a vantare gran­di dimen­sioni non ha sof­fer­to la pre­sen­za di un com­par­to indus­tri­ale che (come nel caso del­la Valle Camon­i­ca per il lago di Iseo) ne ha com­pro­mes­so la qual­ità delle sue acque. Andran­no poten­ziati i col­let­tori ed i depu­ra­tori dei comu­ni riv­ieraschi (già oggi tra i più effi­ci­en­ti del­la provin­cia) per depu­rare quel 16% di acque reflue che ad oggi non viene anco­ra trat­ta­to. Sull’Iseo l’inquinamento si è deposi­ta­to sul fon­do nel cor­so degli anni: oltre ad un mon­i­tor­ag­gio più atten­to del com­par­to indus­tri­ale camuno si dovrà pro­cedere ad un mas­s­ic­cio poten­zi­a­men­to dei depu­ra­tori nei comu­ni riv­ieraschi (63% delle acque non è anco­ra depu­ra­ta). Sull’Eridio si è in atte­sa del­la real­iz­zazione del doppio col­let­tore di Idro, il quale dovrebbe con­vogliare a valle del lago i reflui di migli­a­ia di cit­ta­di­ni. Ma dovran­no essere riv­isti anche le quan­tità di acqua trat­tenu­ta dalle dighe di monte nei peri­o­di estivi, che cau­sano bruschi cam­bi di liv­el­lo e una con­seguente alter­azione degli equi­lib­ri ter­mi­ci e bio­logi­ci del lago. Ter­mi­na­ta l’epoca dell’industria pesante, e dopo anni di man­ca­ta pro­gram­mazione ambi­en­tale, ora si corre ai ripari nel ten­ta­ti­vo di sal­vare il com­par­to turistico.

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