Irrigazione verso lo stop già dalla metà di luglio «Colture da ripensare»

Lago di Garda: livelli, record negativo

Di Luca Delpozzo
p.gor.

Men­tre si accende la dram­mat­i­ca polem­i­ca tra il Chiese e il Lago d’Idro, sul Gar­da sono avviati già da un mese accor­di e con­tat­ti con­tinui tra gli enti locali (in prim­is la ) e il con­sorzio irriguo del Min­cio, con una rec­i­p­ro­ca assun­zione di respon­s­abil­ità. Per il futuro, il Con­sorzio man­to­vano ha pre­dis­pos­to prog­et­ti mil­ionari (e aspet­ta i fon­di da Sta­to e Regione) per razion­al­iz­zare il sis­tema di irrigazione, riducen­do gli sprechi attra­ver­so nuove tec­nolo­gie. E per l’immediato, preve­den­do la più grave crisi idri­ca degli ulti­mi 50 anni, sin dal­la metà di mag­gio si è cer­ca­to il più pos­si­bile di risparmi­are acqua. Purtrop­po non bas­ta: quest’anno la sic­c­ità è trop­po grave, la peg­giore che si ricor­di. Ieri l’idrometro di Peschiera seg­na­va 52 cen­timetri, ben 15 in meno rispet­to ai 67 cen­timetri che si reg­is­tra­vano il 17 giug­no del 2003, l’anno del­la grande sic­c­ità, quan­do per la pri­ma vol­ta (ma a set­tem­bre) venne chiusa la diga di Salionze «taglian­do» l’approvvigionamento alle cam­pagne man­to­vane. Il lago di Gar­da, insom­ma, non è mai sta­to così bas­so e sta calan­do di cir­ca due cen­timetri al giorno. A con­ti fat­ti, per l’agricoltura ci sarà acqua solo per un altro mese, poi si aggiungerà quo­ta 15 cen­timetri sul­lo zero idro­met­ri­co, e per legge bisogn­erà nuo­va­mente chi­ud­ere le derivazioni. Risparmi­are acqua nelle scorse set­ti­mane è servi­to a poco, anche se al Con­sorzio irriguo del Min­cio va riconosci­u­to il mer­i­to di aver cer­ca­to di razion­al­iz­zare le risorse: anche l’altro ieri la derivazione del fiume man­to­vano è sta­ta ulte­ri­or­mente ridot­ta, da 70 a 60 metri cubi al sec­on­do, con­tro gli 88 con­sen­ti­ti dal «capi­to­lare». Vuol dire che all’agricoltura (attra­ver­so il Min­cio e i due canali Seri­o­la e Vir­gilio) ven­gono rilas­ciati solo i due terzi dell’acqua che per rego­la­men­to potrebbe defluire. «Eppure le prospet­tive restano neg­a­tive, almeno sul fronte dell’irrigazione — osser­va Lucio Cere­sa, seg­re­tario gen­erale del­la Comu­nità del Gar­da -. La situ­azione è sot­to con­trol­lo dal pun­to di vista tur­is­ti­co e del­la : la chiusura dell’attracco dei bat­tel­li a è solo dovu­ta al fat­to che quel por­to è trop­po bas­so. Ma è sull’irrigazione che suona l’allarme: ci sarà acqua solo per un mese, e il futuro impone una seria rif­les­sione». Una rif­les­sione che richiede inves­ti­men­ti e cam­bi­a­men­ti rad­i­cali: «Il mes­sag­gio politi­co che noi vogliamo lan­cia­re come Comu­nità del Gar­da — dice Cere­sa — è che non pos­si­amo più per­me­t­ter­ci di spre­care un’acqua di altissi­ma qual­ità come quel­la del Bena­co. Innanz­i­tut­to il sis­tema irriguo va razion­al­iz­za­to, e in questo sen­so apprez­zo gli sforzi del con­sorzio del Min­cio, che intende abban­donare il sis­tema irriguo “a scor­ri­men­to”, per adottare tec­nolo­gie più razion­ali che richiedano meno acqua. Inoltre si può com­in­cia­re a ripen­sare col­ture che, come quel­la del mais e del riso, neces­si­tano di enor­mi quan­tità d’acqua, tan­ta quan­ta al momen­to non è disponi­bile. Da rivedere ci sarebbe anche l’ampia autono­mia di cui godono i baci­ni idroelet­tri­ci di mon­tagna. Ma quel­la è acqua che pri­ma o poi scende a valle». E viene da dire meglio pri­ma che poi.