Un incontro lunedì nella sede di villa Mirabella a Gardone Riviera per superare i nodi di normative ormai pesantemente datate

Lago, nuova gestione cercasi

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Di Luca Delpozzo
S.J.

La rego­lazione dei liv­el­li del Gar­da e la ricer­ca di un nuo­vo mod­el­lo di ges­tione è il tema dell’incontro pro­mosso, per lunedì prossi­mo alle 10, dal­la nel­la sede di vil­la Mirabel­la a Gar­done Riviera.In pri­mo piano ci sarà la neces­sità di rivedere l’ormai data­ta nor­ma­ti­va vigente che non tiene con­to dei cam­bi­a­men­ti reg­is­trati sul Gar­da negli ulti­mi tem­pi. In par­ti­co­lare, sec­on­do il pres­i­dente del­la Comu­nità del Gar­da Aventi­no Frau, tre sono le esi­gen­ze e urgen­ze da con­tem­plare per una revi­sione delle regole: la sal­va­guardia dell’ambiente, lo squilib­rio tra la risor­sa idri­ca disponi­bile e il com­p­lesso dei bisog­ni, l’industria del turismo.Il red­di­to, che nei pri­mi decen­ni del sec­o­lo scor­so sul Gar­da trae­va orig­ine preva­len­te­mente dall’agricoltura e dal­la pesca, ora si basa in larga misura sulle attiv­ità diret­ta­mente o indi­ret­ta­mente legate al turismo.E anche l’occupazione vi tro­va una delle sue fonti più cospicue. Non soltan­to gli oper­a­tori pri­vati, ma anche la pub­bli­ca ammin­is­trazione, dal­lo Sta­to alle Regioni fino agli enti locali, han­no investi­to somme rag­guarde­voli per la tutela e la val­oriz­zazione del più grande lago italiano.L’ambiente, la salute, l’economia, richiedono per­ciò una ricon­sid­er­azione da parte delle moltepli­ci autorità pre­poste alla ges­tione del gov­er­no del e del suo baci­no ed è per questo che la Comu­nità del Gar­da intende, lunedì, met­tere attorno ad un tavo­lo i vari sogget­ti inter­es­sati alla vita e uti­liz­zo del Benaco.Vale la pena di ricor­dare che tra il 1930 e il 1960, gra­data­mente, il lago di Gar­da cessò di essere un inva­so nat­u­rale per assumere il carat­tere di ser­ba­toio arti­fi­ciale, rego­la­bile dall’uomo. Ciò fu dovu­to alla costruzione, a monte, degli impianti idroelet­tri­ci di Mol­veno, Ledro e Valvesti­no, ma soprat­tut­to all’erezione del­lo sbar­ra­men­to di Salionze sul fiume Min­cio, a valle, e, in parte, anche alla real­iz­zazione del­la gigan­tesca gal­le­ria, cosid­det­ta scol­ma­trice, Mori-Tor­bole, che mise il fiume Adi­ge in comu­ni­cazione con il Garda.Lo sbar­ra­men­to di Salionze, entra­to in fun­zione nel 1950, con­sen­ten­do di dosare il deflus­so delle acque del Gar­da attra­ver­so l’emissario Min­cio, rese indis­pens­abile una rego­la­men­tazione sia in ordine alle quan­tità di acqua prel­ev­abili nei diver­si peri­o­di dell’anno dal lago, sia in ordine ai liv­el­li min­i­mi e mas­si­mi di sicurez­za da osser­vare in cias­cun peri­o­do sot­to il duplice pro­fi­lo idrauli­co ed ecologico.Nel 1965 si arrivò cosi a sta­bilire i liv­el­li mas­si­mi e min­i­mi del lago di Gar­da. Liv­el­li che nel 1984 si decise di innalzare a ottan­ta cen­timetri sopra lo zero idro­met­ri­co di Peschiera per il peri­o­do dal 10 set­tem­bre al 10 novem­bre in modo da garan­tire un mag­giore baci­no d’acqua per i mesi caldi.Ebbene alla luce delle mutate con­dizioni di vita e mete­o­ro­logiche degli ulti­mi cinquan­ta anni diven­ta ora nec­es­sario elab­o­rare una serie di pro­poste per evitare che il Gar­da vada in sof­feren­za come si è poi avvenu­to nelle ultime sta­gioni estive. In ques­ta direzione va appun­to il con­veg­no pro­mosso dal­la Comu­nità del Garda.

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