Tanta paura ma nessun danno per il sisma che ha fatto tremare l’alto Garda mercoledì sera. a scossa del quinto grado avvertita da Gargnano a Riva

Lago, zona a rischio terremoti

Di Luca Delpozzo
Bruno Festa

Una pau­ra non da poco, con le luci di tante case improvvisa­mente e con­tem­po­ranea­mente accese, qua­si gli abi­tan­ti cer­cassero dai vici­ni con­fer­ma e con­for­to per quan­to sta­va acca­den­do. Sono sta­ti momen­ti di pau­ra quel­li vis­su­ti mer­coledì sera sull’alto Gar­da. Momen­ti di inter­minabile angos­cia per tan­ti cit­ta­di­ni, men­tre altri — al con­trario — non si sono accor­ti di nul­la. È ques­ta la stranez­za del­la scos­sa tel­luri­ca che si è ver­i­fi­ca­ta alle 22.14 di mer­coledì, con una poten­za che gli esper­ti sti­mano tra il 4° e il 5° del­la Scala Mer­cal­li (quel­la che misura i dan­ni con­seguen­ti ai ter­re­moti, men­tre la scala Ritch­er misura la mag­ni­tu­do del­la scos­sa, indipen­den­te­mente dai dan­ni che può causare). E, per for­tu­na, la cronaca non ril­e­va nul­la che pos­sa andare al di là del­la com­pren­si­bile pre­oc­cu­pazione, vis­to che non risul­ta siano sta­ti seg­nalati dan­ni nei pae­si altog­a­rde­sani che han­no avver­ti­to la scos­sa — Limone, Tremo­sine, Cam­pi­one, Tig­nale, Gargnano — nè in quel­li tren­ti­ni di Riva e Arco e in quel­li veneti di Mal­ce­sine e Capri­no Veronese. La scos­sa ha cre­ato appren­sione sen­za, tut­tavia, las­cia­re il seg­no del suo pas­sag­gio su per­sone o cose. Non tut­ti se ne sono accor­ti, si dice­va, vis­to che parec­chi dormi­vano già. Ma è anche cap­i­ta­to che l’impressionante boa­to che ha accom­pa­g­na­to il movi­men­to del­la ter­ra sia sta­to mag­a­ri avver­ti­to in un paese e non in quel­lo vici­no. Di fat­to, in defin­i­ti­va, molti han­no sus­sul­ta­to (forse più per la pau­ra che per la vio­len­za del­la scos­sa tel­luri­ca, che ha comunque impres­sion­a­to) e c’è chi si è subito riv­olto ai , ai vig­ili del fuo­co per ottenere infor­mazioni e ras­si­cu­razioni. Tele­fonate fino a notte fon­da sono giunte anche alla famiglia Fof­fa Cru­ciani, che da mez­zo sec­o­lo gestisce l’Osservatorio sis­mo­logi­co di Salò: «In questo momen­to siamo a casa e non all’osservatorio, ma a Salò non ci siamo accor­ti di nul­la», è sta­ta la rispos­ta for­ni­ta nel cuore del­la notte. Infat­ti la scos­sa che ha col­pi­to l’alto Gar­da ha gen­er­a­to pau­ra, ma non viene ritenu­ta tra le più for­ti e peri­colose, come han­no chiar­i­to ieri mat­ti­na all’osser­va­to­rio stes­so. «Il 1° e il 2° gra­do del­la scala Mer­cal­li sono dif­fi­cil­mente indi­vidu­a­bili. Ai piani supe­ri­ori delle case ci si accorge del 3°, men­tre il 4° e 5° pas­sano inosser­vati a chi è in macchi­na in quel momen­to». Tra il 4° e il 5° si col­lo­ca la scos­sa del­l’al­tra sera, avver­ti­ta in maniera chiara, ma sen­za con­seguen­ze. Epi­cen­tro? La di Roma e il Cen­tro Sis­mo­logi­co di Varese lo col­lo­cano nel­la parte set­ten­tri­onale del lago, ver­so Limone. «Non è casuale, infat­ti, che i cen­tri che han­no avver­ti­to in modo più net­to il rumore e la scos­sa siano la stes­sa Limone, con Mal­ce­sine e Riva» aggiun­gono all’Osser­va­to­rio salo­di­ano. Di dan­ni non si par­la, per for­tu­na. «Nes­suno mi ha seg­nala­to nul­la — spie­ga Mar­cel­lo Fes­ta, sin­da­co di Gargnano -, e nep­pure i cara­binieri han­no avu­to infor­mazioni di sor­ta in mer­i­to ad even­tu­ali dan­ni». Sul­la stes­sa lunghez­za d’on­da sono le risposte for­nite dagli altri comu­ni del­l’Al­to Gar­da più vici­ni all’epicentro, come Tig­nale o Tremo­sine. «Da 50 anni ges­ti­amo l’Osservatorio — spie­gano i Fof­fa Cru­ciani, che han­no pre­so in mano la stazione da Pio Bet­toni, che l’aveva fon­da­ta nel 1877 — e di scosse ne reg­is­tri­amo tan­tis­sime, molte non avvert­ibili dal­la gente e altre, come l’ultima, sen­za con­seguen­ze. D’altronde, l’Italia è per tre quar­ti area sis­mi­ca ed il Gar­da non fa eccezione». Già da tem­po, del resto, i sis­molo­gi han­no riv­olto la loro pre­oc­cu­pa­ta atten­zione al ter­ri­to­rio garde­sano, e più in gen­erale bres­ciano. Nel luglio di quest’anno, al Con­veg­no nazionale di vul­canolo­gia che si è svolto a Erice, la provin­cia di Bres­cia è sta­ta inclusa fra le tre zone d’Italia a più alto ris­chio sis­mi­co, insieme allo Stret­to di Messi­na e ai Mon­ti Pelori­tani in Toscana. Sot­to il nos­tro ter­ri­to­rio scorre infat­ti la stes­sa faglia che provocò il dis­as­tro del Friuli nel 1996: dalle Alpi friu­lane, la colos­sale crepa sot­ter­ranea rag­giunge Bres­cia e risale fino alla Adamel­lo fiancheg­gian­do da ovest il Gar­da bres­ciano. Altre cinque faglie pas­sano pro­prio sot­to il lago. La prin­ci­pale parte dal Monte , lam­bisce la peniso­la di Sirmione e rag­giunge il por­to di Desen­zano. Un’altra faglia, dal­la spon­da vene­ta, rag­giunge Portese e pros­egue ver­so la Valsab­bia. Ques­ta è zona ad alto ris­chio sis­mi­co: non c’è più alcun dubbio.