In nome della qualità, proporrà ai coltivatori di mettere al bando la chimica

L’Agraria punta in alto: olio trentino biologico

30/01/2001 in Avvenimenti
Di Luca Delpozzo
Daniela Ricci

L’o­lio extravergine di oli­va garde­sano è già un prodot­to apprez­za­to ed affer­ma­to sul mer­ca­to, ma potrebbe esser­lo di più e a mag­gior ragione, se i colti­va­tori rac­coglier­an­no la pro­pos­ta del­l’As­so­ci­azione agraria. Olio trenti­no bio­logi­co, è l’o­bi­et­ti­vo, ossia un prodot­to ottenu­to attra­ver­so tec­niche di colti­vazione nat­u­rali, dalle quali è ban­di­to com­ple­ta­mente l’u­ti­liz­zo delle sostanze chimiche con cui fino ad oggi si è prat­i­ca­ta la lot­ta con­tro i paras­si­ti del­l’o­li­vo e nutri­to il ter­reno di cresci­ta. Obi­et­ti­vo pos­si­bile? Cer­to che sì, risponde il diret­tore del­l’A­graria Mario Zumi­ani, spie­gan­do come e per­ché il prog­et­to in via di sper­i­men­tazione può funzionare.Intanto va det­to che le colti­vazioni di oli­vo partono avvan­tag­giate rispet­to ad altre, quali per esem­pio quelle di melo. I paras­si­ti che le colpis­cono, infat­ti, sono soltan­to due: la mosca olearia e la coc­ciniglia; quest’ul­ti­ma a sua vol­ta, secer­nen­do una specie di melas­sa appic­ci­cosa, favorisce l’at­tac­co da parte di funghi, la fumag­gine. Con trat­ta­men­ti peri­od­i­ci a base di prodot­ti antiparas­si­tari e anti­crit­togam­i­ci, questi ospi­ti indesiderati delle piante si riescono a con­trol­lare se non a debel­lare del tut­to. E’ però inevitabile che il frut­to assor­ba, anche se in mod­es­tis­si­ma per­centuale, le sostanze chimiche che com­pon­gono i fito­far­ma­ci, quin­di i residui si riscon­tra­no anche nel­l’o­lio. In tem­pi come questi in cui non si par­la d’al­tro che di muc­che pazze, mangi­mi peri­colosi e rischi per la salute del­l’uo­mo, la sen­si­bil­ità del con­suma­tore nei con­fron­ti di ciò che man­gia è gius­ta­mente alta e quin­di è il momen­to propizio per una svol­ta ver­so la lot­ta bio­log­i­ca. Quel­la effi­cace per l’o­li­vo appli­ca il prin­ci­pio del­la con­fu­sione ses­suale già adot­ta­to in altre col­ture. Si trat­ta, sem­pli­f­i­can­do, di trarre in ingan­no il mas­chio del­la mosca o del­la coc­ciniglia con l’odore degli ormoni fem­minili in modo da impedire la fecon­dazione e quin­di la ripro­duzione e la pro­lif­er­azione. Bas­ta appen­dere alla pianta un con­teni­tore che dif­fon­da l’odore e il gio­co è fat­to. L’As­so­ci­azione Agraria, spie­ga Zumi­ani, ha com­in­ci­a­to a testare il meto­do del­la con­fu­sione ses­suale nel cor­so del­la sta­gione 1999 in alcune zone ristrette, non scelte a caso, ma val­u­tan­do le con­dizioni oro­gra­fiche e cli­matiche (ter­reni bassi e ambi­en­ti umi­di) per le quali le piante sono più soggette all’at­tac­co dei paras­si­ti: il lun­go­la­go di Riva, un’area di Tor­bole e due di Arco. Ebbene, i risul­tati sono sta­ti più che buoni. Per dare un rifer­i­men­to, aggiunge il diret­tore, se con la lot­ta tradizionale si ottiene un risul­ta­to pari a cen­to, con quel­la bio­log­i­ca si arri­va ad ottan­ta. Una vol­ta per­fezion­a­to, il meto­do bio­logi­co sarà vali­do quan­to quel­lo chimico.