La Provincia presenta un progetto di riqualificazione destinato a fauna e flora

L’ambiente è «spezzettato»? Nasce una rete dei parchi

10/02/2004 in Attualità
Parole chiave:
Di Luca Delpozzo
Pietro Gorlani

Si chia­ma «rete eco­log­i­ca provin­ciale», ed è un prog­et­to dell’assessorato al Ter­ri­to­rio e ai Parchi sti­la­to in sin­to­nia con il Piano ter­ri­to­ri­ale di coor­di­na­men­to provin­ciale (Ptcp). Lo scopo? Creare (o ricreare) col­lega­men­ti tra parchi e altre aree di inter­esse ambi­en­tale del­la provin­cia per favorire gli sposta­men­ti del­la fau­na e una cer­ta con­ti­nu­ità tra le diverse fasce boschive. Quel­lo del­la «sep­a­razione» tra spazi nat­u­rali causa­ta da strade, inse­di­a­men­ti urbani o altri osta­coli arti­fi­ciali, lo ricor­diamo, è un prob­le­ma serio per moltissi­mi ani­mali: osta­co­la il rimesco­la­men­to geneti­co e la stes­sa soprav­viven­za di intere specie. «Abbi­amo di fronte un obi­et­ti­vo ambizioso ma non impos­si­bile», ha com­men­ta­to ieri l’assessore provin­ciale al Ter­ri­to­rio . «La rete eco­log­i­ca non si chi­ud­erà all’interno del con­fi­ni provin­ciali — ha aggiun­to il pres­i­dente Alber­to Cav­al­li -: indi­viduer­e­mo infat­ti pun­ti di con­tat­to con le provi­cie con­fi­nan­ti». Per adesso sono sta­ti indi­vid­uati 72 «eco­mo­saici», ovvero pezzi di ter­ri­to­rio che han­no carat­ter­is­tiche ambi­en­tali sim­ili. E ognuno di questi può con­tenere uno o più comu­ni. «Se nelle zone mon­tane una cer­ta tutela è sta­ta già garan­ti­ta — ha ricorda­to la Gelmi­ni — diver­so è il dis­cor­so per la Bas­sa bres­ciana, seg­na­ta da un impat­to antrop­i­co par­ti­co­lar­mente sig­ni­fica­ti­vo. Ed è nel­la Bas­sa che, in sin­er­gia con Comu­ni, enti gestori e asso­ci­azioni, si dovrà inter­venire nel ten­ta­ti­vo di con­cil­iare esi­gen­ze pro­dut­tive e aspet­ti pae­sag­gis­ti­co-ambi­en­tali». Per gli eco­mo­saici del­la pia­nu­ra si pen­sa per esem­pio alla riqual­i­fi­cazione dei «cor­ri­doi flu­vi­ali» prin­ci­pali (Oglio, Chiese, Mel­la) ma anche dei reti­coli irrigui minori, delle rogge, dei fontanili; cor­si d’acqua minori deser­ti­fi­cati per l’eliminazione del­la veg­e­tazione nat­u­rale. «E’ nec­es­saria una ridefinizione del­la iden­tità del­la pia­nu­ra, con la con­ser­vazione degli spazi liberi già esisten­ti. Par­ti­co­lare atten­zione ver­rà riv­ol­ta al man­ten­i­men­to delle “marcite”, e per questo ver­ran­no atti­vati rap­por­ti con le sin­gole aziende agri­cole». Nell’agenda dell’assessorato ci sono anche le zone omo­ge­nee del Gar­da, con l’individuazione di cor­ri­doi eco­logi­ci che dal­la parte som­mi­tale delle colline moreniche pos­sano scen­dere fino al lago. E per adesso, «insieme all’amministrazione comu­nale di Desen­zano è sta­to indi­vid­u­a­to un nuo­vo Plis (par­co locale di inter­esse sovra­co­mu­nale) sul monte Corno», ha aggiun­to l’assessore». E un’altra pri­or­ità è rap­p­re­sen­ta­ta dall’ecosistema mon­tano del­lal Valvesti­no, «che ha con­no­tazioni davvero uniche e per il quale l’obbiettivo prin­ci­pale è evitare lo spopo­la­men­to». Come? Con incen­tivi alle strut­ture agri­t­ur­is­tiche, ma anche soste­nen­do l’agricoltura locale, con il recu­pero dei prati da sfal­cio e da pas­co­lo. Per tutte le zone mon­tane è inoltre a dis­po­sizione il rego­la­men­to provin­ciale sul­la sen­tieris­ti­ca, che ha come obbi­et­ti­vo la val­oriz­zazione dei sin­goli sen­tieri come beni cul­tur­ali da pro­teggere. Ma tor­ni­amo ai parchi locali di inter­esse sovra­co­mu­nale. Per ora nel­la nos­tra provin­cia ne sono sta­ti isti­tu­iti sette. Tre nel­la Bas­sa: il «Par­co del fiume Strone» (sono sta­ti stanziati 65 mila euro per il ripristi­no dell’alveo abban­do­na­to del rio Lus­sig­no­lo e del­la seri­o­la Muli­no); il Par­co del «Bas­so Mel­la» (28 mila euro per la mes­sa a dimo­ra di piante e il com­ple­ta­men­to dei sen­tieri), e quel­lo del «Bas­so Chiese». Sul Gar­da, al Par­co del­la «» andran­no 20 mila euro per la riqual­i­fi­cazione dei sen­tieri. Per i due del­la Val­ca­mon­i­ca si provved­erà all’acquisto di aree: cir­ca un ettaro per il Par­co del Bar­beri­no (33 mila euro); 3600 metri quadri per quel­lo del lago Moro (14 mila euro).

Parole chiave: