Eseguiti su un paziente veronese di 72 anni un’angiotac tridimensionale l’intervento con anestesia locale

L’aneurisma dell’aorta si batte con la protesi su misura

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Di Luca Delpozzo
Giuditta Bolognesi

L’équipe di chirur­gia vas­co­lare del­la Ped­er­zoli ha effet­tua­to un inter­ven­to di chirur­gia endovas­co­lare in cui è sta­ta impianta­ta, per la pri­ma vol­ta in Vene­to, una endo­prote­si aor­ti­ca cosid­det­ta fen­es­tra­ta. L’intervento è sta­to effet­tua­to alcune set­ti­mane or sono, ma la notizia arri­va solo dopo i pri­mi con­trol­li sul paziente: un uomo di 72 anni, del­la provin­cia di Verona, affet­to da un aneuris­ma dell’aorta addom­i­nale che inter­es­sa­va anche le arterie renali.«Proprio la posizione dell’aneurisma, che coin­vol­ge­va anche il pun­to di orig­ine delle arterie renali, ha offer­to l’indicazione per l’utilizzo di ques­ta prote­si», spie­ga Mar­cel­lo Lino, il chirur­go respon­s­abile, che ha ese­gui­to l’intervento insieme ai Bruno Miglio­ra e Mat­tia Miran­dola e con la con­sulen­za del pro­fes­sor Gian­car­lo Man­sue­to, angiografista dell’istituto di radi­olo­gia dell’ di Verona.«Intervenire chirur­gi­ca­mente sug­li aneuris­mi è usuale», spie­ga il dot­tor Lino, «quan­do però l’aneurisma dell’aorta coin­volge l’inserzione delle arterie renali, l’intervento risul­ta più com­p­lesso: il chirur­go deve fis­sare la prote­si sull’aorta sana, appe­na sopra l’origine delle renali; quin­di pro­cedere inseren­do anche queste nel­la stes­sa prote­si. Ciò sig­nifi­ca tem­pi più lunghi e mag­giori rischi». La metod­i­ca endovas­co­lare con prote­si fen­es­tra­ta riduce i problemi.«Questo ter­mine indi­ca una prote­si fat­ta su misura del paziente. Questi», spie­ga il chirur­go del­la Ped­er­zoli, «viene sot­to­pos­to ad una angio­tac di ulti­ma gen­er­azione con ricostruzione tridi­men­sion­ale dell’aorta. Sul­la base dell’immagine ven­gono indi­vid­uati i pun­ti di orig­ine delle arterie renali rispet­to all’aorta addom­i­nale e quin­di viene real­iz­za­ta una prote­si che rical­ca anche le inserzioni di questi due impor­tan­ti vasi».L’intervento viene ese­gui­to in una sala angiografi­ca attrez­za­ta per la chirur­gia endovas­co­lare. «Al paziente viene som­min­is­tra­ta solo una sedazione e quin­di si elim­i­na anche il ris­chio aneste­si­o­logi­co. L’operazione richiede un paio di ore».L’avvento del­la prote­si fen­es­tra­ta sul­la sce­na del­la chirur­gia endovas­co­lare risale a pochi anni fa. Le sta­tis­tiche dicono che in tut­to il mon­do ne sono state impiantate sino­ra cir­ca 2000, di cui un centi­naio in Europa. Di queste, 20 sono state usate in Italia. Cifre che, al momen­to, penal­iz­zano ques­ta tec­ni­ca gra­van­dola nei costi. «Un prob­le­ma che ci auguri­amo ven­ga super­a­to. Gli aneuris­mi dell’aorta addom­i­nale, infat­ti, sono carat­ter­iz­za­ti da pro­gres­si­va espan­sione del vol­ume e, se non trat­tati, por­tano alla rot­tura del­la parete arte­riosa: even­to dram­mati­co con ele­va­ta mor­tal­ità. La patolo­gia va dunque affronta­ta chirur­gi­ca­mente», con­clude il dot­tor Lino, «e far­lo con il minor ris­chio pos­si­bile per il paziente non può che essere il futuro».

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