L’antichissima sagra di polenta e mortadella a Riva del Garda

17/02/2015 in Attualità
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Di Luigi Del Pozzo

Doc­u­men­ti stori­ci fan­no ritenere che la sua orig­ine risal­ga addirit­tura al 1463: la tradizionale dis­tribuzione gra­tui­ta di polen­ta e mor­tadel­la a Varone – la cui orig­ine è in un anti­co «ben­efi­cio» dovu­to dal­la Curia alla comu­nità, con­sis­tente nel­l’ob­bli­go di dis­tribuire una «soma di pane di fru­men­to, una brenta di ed un minale di fari­na cot­ta» – tor­na domeni­ca 22 feb­braio nel cen­tro di Varone, assieme a «Quat­tro pas­si in atte­sa di polen­ta e mor­tadel­la», mar­cia non com­pet­i­ti­va con trac­ciati di diver­sa dif­fi­coltà, il rica­va­to delle cui iscrizioni sostiene un prog­et­to uman­i­tario del Grup­po Mis­sion­ario Alto Gar­da e Ledro. In caso di mal­tem­po la man­i­fes­tazione viene rin­vi­a­ta a domeni­ca pri­mo marzo.

L’inizio è alle 13 con l’aper­tu­ra del­la man­i­fes­tazione, alle 13.30 la sfi­la­ta lun­go le vie di Varone con la ban­da musi­cale Pras Band di Pra­so, alle 14 il salu­to delle autorità nel piaz­za­le del­l’o­ra­to­rio, quin­di la dis­tribuzione di polen­ta e mor­tadel­la e l’e­si­bizione del­la Pras Band. Orga­niz­za il comi­ta­to Polen­ta e Mor­tadel­la di Varone.

«Quat­tro pas­si in atte­sa di polen­ta e mor­tadel­la» inizia con la parten­za lib­era dalle 9 alle 10. I per­cor­si sono tre: uno di pia­nu­ra di cir­ca 8 chilometri, uno di mon­tagna di cir­ca 7 chilometri per un dis­liv­el­lo di cir­ca 200 metri, e un per­cor­so ridot­to per i parte­ci­pan­ti con dis­abil­ità. Orga­niz­za il Grup­po Inizia­tive Varone Pro loco.

La tradizionale sagra di «polen­ta e mor­tadel­la» a Varone rap­p­re­sen­ta una delle feste popo­lari più antiche di tut­to il Trenti­no. Sfoglian­do qualche vec­chio doc­u­men­to è pos­si­bile risalire alle orig­i­ni: il rifer­i­men­to è in par­ti­co­lare al dicem­bre del lon­tano 1708, quan­do il cura­to don Gae­tano Bertol­di affer­ma­va di essere tenu­to, in virtù di un «ben­efi­cio» di cui gode­va le ren­dite, con­fer­i­togli dal­la comu­nità che ne detene­va lo «Jus Patrona­tus», a dis­tribuire nel giorno del­l’An­nun­ci­a­ta nel­la chiesa di San­ta Maria del Per­dono una «soma di pane di fru­men­to, una brenta di vino ed un minale di fari­na cotta».

L’u­san­za è giun­ta fino ai nos­tri giorni: alla «fari­na cot­ta» (polen­ta) è anda­ta ad aggiunger­si la mor­tadel­la e la data effet­ti­va è slit­ta­ta dal giorno del­l’An­nun­ci­azione alla pri­ma domeni­ca di Quares­i­ma. Un’al­tra tes­ti­mo­ni­an­za scrit­ta del­l’u­san­za di dis­tribuire cibarie alla popo­lazione di Varone risale al 1829. E andan­do anco­ra a ritroso nel tem­po, si sco­pre che il «ben­efi­cio» cui si fa rifer­i­men­to nel­lo scrit­to del 1708 risale addirit­tura al 1463, quan­do «Ser Gabriel Pitil­iani, orig­i­nario del­la cit­tà di Siena e sepolto nel cimitero di San Francesco di Riva, las­ciò tut­ti i suoi beni all’altare di San Gia­co­mo nel­la chiesa del Per­none e volle che lo «Jus Patrona­tus» fos­se del Comune di Riva. Non è dunque da esclud­ere che le pub­bliche dis­tribuzioni di cibarie a Varone, di cui «Polen­ta e mor­tadel­la» è la mod­er­na con­tin­u­azione, abbiano avu­to inizio pro­prio in quel lon­tano 1463.

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