Uno studio americano sul colesterolo «buono» gardesano. Risultati incoraggianti: fra 3-5 anni il farmaco in commercio

L’apoproteina di Limone conquista anche gli Usa

06/11/2003 in Attualità
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Di Luca Delpozzo

L’apolipoproteina di Limone si con­fer­ma una delle scommesse del futuro per com­bat­tere le malat­tie car­diache. La notizia arri­va dagli Sta­ti Uni­ti, più esat­ta­mente da uno stu­dio pilota pub­bli­ca­to sull’ultimo numero del­la riv­ista Jama (Jour­nal of Med­ical Amer­i­can Asso­ci­a­tion), nel quale un’equipe med­ica amer­i­cana affer­ma di ess­er rius­ci­ta a rimuo­vere la plac­ca dalle pareti delle arterie di malati usan­do un approc­cio ispi­ra­to alla incon­sue­ta con­dizione di alcu­ni abi­tan­ti del­la cit­tad­i­na garde­sana. Lo stu­dio si incen­tra sul cosid­det­to coles­tero­lo «buono» o Hdl (lipopro­teina ad alta den­sità), che con­tribuisce a lib­er­are la plac­ca dalle arterie a dif­feren­za del coles­tero­lo «cat­ti­vo» o Ldl (lipopro­teina a bas­sa den­sità), che al con­trario ne provo­ca l’accumulo. A Limone, come è noto, una trenti­na di anni fa venne scop­er­to che una quar­an­ti­na di abi­tan­ti ave­vano liv­el­li eccezional­mente bassi di Hdl pur non mostran­do la par­ti­co­lare propen­sione alle malat­tie car­diache che i medici si aspet­ta­vano di riscon­trare in sogget­ti del genere. A pro­teggere gli abi­tan­ti di Limone dalle malat­tie car­diache era infat­ti una for­ma uni­ca e par­ti­co­lar­mente potente di coles­tero­lo «buono», che venne bat­tez­za­to Apo A‑1 (Aim), l’ormai cele­bre apolipopro­teina. I ricer­ca­tori del­la Cleve­land Clin­ic Foun­da­tion, gui­dati da Steven Nis­sen, han­no trasfor­ma­to la «Apo A‑1 Milano» in un far­ma­co sper­i­men­tale e lo han­no som­min­is­tra­to a trenta­sei pazi­en­ti negli Usa. Altri undi­ci pazi­en­ti han­no rice­vu­to place­bo. Tut­ti e quar­an­tasette i sogget­ti dell’esperimento ave­vano gravi forme di ateroscle­rosi. Per i 36 malati che han­no rice­vu­to la pro­teina limonese i risul­tati sono sta­ti estrema­mente pos­i­tivi: dopo appe­na cinque infu­sioni set­ti­manali del­la lipopro­teina i pazi­en­ti han­no subito una riduzione in media del 4 per cen­to del­la plac­ca. «Il 4 per cen­to può non sem­brare gran che, ma in effet­ti rap­p­re­sen­ta un accu­mu­lo di parec­chi anni sulle pareti delle arterie», ha spie­ga­to alla rete Abc­News Daniel Rad­er, dell’ di Penn­syl­va­nia, che ha recen­si­to lo stu­dio sul­la riv­ista medico-sci­en­tifi­ca. I ricer­ca­tori non han­no riscon­tra­to effet­ti col­lat­er­ali nel­lo stu­dio. Il pas­so suc­ces­si­vo, ha spie­ga­to Nis­sen, sarà di esten­dere lo stu­dio e pro­l­un­gar­lo per accertare, tra l’altro, se in dosag­gi mag­giori la som­min­is­trazione del­la lipopro­teina A1 Milano con­tribuirà a mag­giori riduzioni del­la plac­ca. Sec­on­do Nis­sen ci vor­ran­no comunque fra tre e cinque anni pri­ma che questo tipo di pro­tezione pos­sa appro­dare sul mercato.

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