Si fa, ma non si dice e mentre ufficialmente rimpallano i forse che sì, forse che no, sui militari di stanza a Ghedi pesa l’incognita del futuro che certo non li riempie di gioia.

L’appello di Galperti: «Stringere i tempi per il completamento»

29/11/2000 in Avvenimenti
Di Luca Delpozzo
Milena Moneta

Si fa, ma non si dice e men­tre uffi­cial­mente rim­pal­lano i forse che sì, forse che no, sui mil­i­tari di stan­za a Ghe­di pesa l’incognita del futuro che cer­to non li riem­pie di gioia. L’incertezza riguar­da un loro prob­a­bile trasfer­i­men­to per­ché come si va ripe­tendo da tem­po lo svilup­po dell’aeroporto civile D’Annunzio, il vici­no di Mon­tichiari, potrebbe entro tem­pi non trop­po lunghi, fagoc­itare la base mil­itare di Ghe­di. Uffi­cial­mente boc­che cucite, è ovvio, ma come si dice «a micro­foni spen­ti» qual­cuno si las­cia andare ad ammet­tere che c’è aria di trasfer­i­men­to: incer­to il dove e il quan­do. E ques­ta incertez­za pre­oc­cu­pa anco­ra di più chi da queste par­ti ha mes­so su famiglia. Pare che sia in pred­i­ca­to di trasfer­i­men­to anche la scuo­la piloti che dall’Inghilterra si era trasferi­ta a Ghe­di. Inter­pel­la­to il con­sigliere regionale che nel Cat­ul­lo rap­p­re­sen­ta l’Amministrazione provin­ciale e la Cam­era di com­mer­cio otte­ni­amo una rispos­ta sorniona: «Si sa che un chilometro di stra­da non por­ta lon­tano, ma un chilometro di pista por­ta da qual­si­asi parte nel mon­do. E Mon­tichiari di chilometri ne ha tre». Come dire che sul­la car­ta non ci sono lim­i­ti per svilup­pi futuri che potreb­bero impli­care anche vis­tosi cam­bi­a­men­ti nelle des­ti­nazioni del­la zona. Tan­to più che qui non ci sono vin­coli ambi­en­tali come accade a Mona­co «non a caso il sis­tema Mon­tichiari Ghe­di come quel­lo bavarese fu costru­ito dai tedeschi: c’è una gran­dis­si­ma poten­zial­ità, una vocazione — riprende Galper­ti — che lo des­ti­na a diventare il sis­tema aere­o­por­tuale del nord». Nat­u­ral­mente il tut­to è affida­to a una pre­cisa volon­tà gov­er­na­ti­va che anco­ra non è sta­ta uffi­cial­iz­za­ta: «La smil­i­ta­riz­zazione di Ghe­di può even­tual­mente avvenire soltan­to davan­ti ad un con­cre­to prog­et­to che non è anco­ra nell’agenda del piano nazionale trasporti». Nel frat­tem­po l’aeroporto civile deve anco­ra «con­quis­tar­si un futuro», anche per­ché non è anco­ra sta­to com­ple­ta­to il proces­so di con­seg­na delle aree mil­i­tari che stan­no nel sis­tema aero­por­tuale civile: il fronte stra­da per tut­ta la lunghez­za del­la pista, per esem­pio, il forti­no, l’hangar… che anco­ra fan­no parte del demanio mil­itare e che invece devono pas­sare a quel­lo civile che vi potrà così real­iz­zare strut­ture e servizi. «Pre­ciso che i rap­por­ti tra gli enti sono sta­ti otti­mi e di col­lab­o­razione e ami­cizia rec­i­p­ro­ca — riprende Galper­ti — ma è nec­es­sario sveltire le pro­ce­dure per la con­seg­na di questi sed­i­mi. Siamo des­ti­nati cer­to a diventare il sec­on­do aero­por­to europeo, dopo Fran­co­forte, siamo gli uni­ci ad avere disponi­bil­ità di vin­coli ris­er­va­to allo svilup­po aere­o­por­tuale. Ma pri­ma di avven­tu­rar­ci in dis­cor­si a lun­ga sca­den­za che pre­sup­pong­no un’analisi del­la fun­zione di Ghe­di rispet­to alle strate­gie mil­i­tari che cer­to non mi com­pete, dob­bi­amo sicu­ra­mente decol­lare come aero­por­to civile, anche con la con­seg­na delle strut­ture che si è det­to». Mile­na Moneta