Una passione per i motori. Sergio Caldogno ha 63 anni, da 40 ripara e collauda imbarcazioni in riva al lago

L’Archimede delle barche

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Di Luca Delpozzo
Massimo Zuccotti

Alcu­ni lo chia­mano il mito dei laghi, altri lo han­no bat­tez­za­to «Archimede» dell’acqua, il suo vero nome è Ser­gio Cal­dog­no, ha 63 anni ed eserci­ta da oltre 40 pri­ma­vere una pro­fes­sione sin­go­lare: il motorista nau­ti­co, ovvero il mec­ca­ni­co delle barche. Per­son­ag­gio schi­vo e ris­er­va­to, dall’invidiabile espe­rien­za pro­fes­sion­ale, eserci­ta tutt’ora un’attività rara e molto ricer­ca­ta. Fin da gio­vanis­si­mo iniz­iò a lavo­rare sui motori nau­ti­ci del­la John­son alla Motomar di , trasfer­en­dosi poi con la stes­sa azien­da nel­la sede di Peschiera. Era il 1964: dopo una breve par­ente­si nel repar­to nau­ti­co del­la Bmw, decise di met­ter­si in pro­prio con una pic­co­la offic­i­na ded­i­ca­ta alle sole imbar­cazioni. In questo opi­fi­cio del­la nau­ti­ca, affac­cia­to a Peschiera sul lun­go­la­go Garibal­di, fra eliche, tim­o­ni e basa­men­ti di motore, si sono con­sumati episo­di di estrema curiosità. La prime avven­ture risal­go­no all’inizio degli anni ’60, peri­o­do nel quale la moto­nau­ti­ca da com­pe­tizione conobbe un suo grande fas­to; nasce­va in quel tem­po uno dei gran­di arma­tori sportivi ital­iani: Tul­lio Abate. «Era­no bei tem­pi», attac­ca Cal­dog­no, «lo spir­i­to cor­saio­lo si pote­va sfog­a­re sen­za lim­i­ti. Per Abate con­dus­si alcu­ni test sper­i­men­tali su scafi da cor­sa, uti­liz­zan­do nien­te­meno che il fiume Min­cio come pista di pro­va. Con un suo potente cata­ma­ra­no da gara, ho sfrec­cia­to a oltre 150 km/h nel­la trat­ta Salionze-Peschiera, fra la rab­bia dei pesca­tori. Ero come un mis­sile che vola­va sul pelo dell’acqua. Gra­zie a questo col­lau­do, il cata­ma­ra­no salì sul podio del­la mit­i­ca 6 ore all’ di Milano. Il motorista Aril­i­cense fu anche scafista per i vip. «Mon­sign­or Albi­no Luciani era all’epoca patri­ar­ca di Venezia. Di lì a pochi mesi sarebbe diven­ta­to pon­tefice a Roma con il nome di Gio­van­ni Pao­lo I. In occa­sione di una visi­ta sul lago gli venne offer­ta la pos­si­bil­ità di una gita e io ven­ni incar­i­ca­to di con­durre il natante, cosa che feci con grande gioia. Di lui ho il ricor­do di una per­sona sem­plice, gen­tile e con una infini­ta bon­tà d’animo». «Anche , concit­tadi­no di Peschiera e pos­ses­sore del­la Maro­la, anti­ca imbar­cazione bena­cense, veni­va spes­so in offic­i­na per richiedere il mio inter­ven­to». La pic­co­la offic­i­na è sta­ta vis­i­ta­ta anche da diri­gen­ti di impor­tan­ti multi­nazion­ali, di loro Cal­dog­no preferisce non par­lare. «Mi appel­lo alla legge sul­la pri­va­cy», affer­ma diver­ti­to, «vis­to che spes­so e volen­tieri questi man­ag­er di pres­ti­gio era­no accom­pa­g­nati da avve­nen­ti… chi­ami­amole seg­re­tarie». Fra gli episo­di stori­ci anche un mem­o­ra­bile smac­co ai vip del­la Sardeg­na, col­oro, per inten­der­ci, che usual­mente fre­quen­tano i locali alla «Bil­lion­aire» di Flavio Bri­a­tore. «Un potente scafo del­la Cos­ta Smer­al­da non rius­ci­va ad avviar­si per mis­te­riosi prob­le­mi mec­ca­ni­ci al propul­sore», rac­con­ta Cal­dog­no, «nul­la era­no val­si i ripetu­ti e cos­tosi inter­ven­ti dei vari spe­cial­isti locali che si era­no dovu­ti arren­dere di fronte all’inspiegabile guas­to. Qual­cuno dei pre­sen­ti che mi conosce­va citò la mia pas­sione per i motori: in men che non si dica ven­ni chiam­a­to dal pro­pri­etario del­la bar­ca in panne. Per giun­gere sul­la spi­ag­gia d’oltremare mi orga­niz­zarono l’aereo, un taxi e un lus­su­oso alber­go pagati dal com­mit­tente. Arrivai all’ormeggio sar­do, sce­si sot­to-cop­er­ta e mi bar­ri­cai nel­la più totale con­cen­trazione. Gli esper­ti mec­ca­ni­ci del luo­go ave­vano ormai smon­ta­to e rimon­ta­to più volte il propul­sore. In realtà ave­vano tralas­ci­a­to di con­trol­lare un micro­scop­i­co fil­tro da trem­i­la lire che si era sem­plice­mente sporca­to, bloc­can­do il flus­so del­la ben­z­i­na. È bas­ta­ta una sof­fi­a­ta, qualche giro di cac­ciavite, pochi minu­ti e il rom­bo del 6 cilin­dri echeg­giò sul lun­go­mare, sca­te­nan­do un entu­si­as­ti­co applau­so gen­erale. Con un grande imbaraz­zo pes­onale, i maghi del­la mec­ca­ni­ca nau­ti­ca d’élite, rime­di­arono una figu­ra assai magra». Fra i cli­en­ti del mec­ca­ni­co di Peschiera, si anno­tano anche col­oro che riman­gono in panne al largo del­la cos­ta e chia­mano aiu­to con il cel­lu­lare. «È pro­prio così», pros­egue Cal­dog­no, «a volte mi scam­biano per una sor­ta di servizio Aci. Non ulti­ma una famiglia tedesca, rimas­ta vit­ti­ma di uno starter elet­tron­i­co: il motore non ne vol­e­va sapere di ripar­tire. Via tele­fono gli ho sug­ger­i­to pochi ma pre­cisi con­sigli che sono bas­ta­ti per far ripar­tire il con­geg­no». Fra gli ami­ci di Cal­dog­no anche i piloti Nato impeg­nati nelle mis­sioni aeree del­la Guer­ra nei Bal­cani. «Pos­so dire di aver qua­si col­lab­o­ra­to con la Nato», scherza Cal­dog­no, «in par­ti­co­lare un uffi­ciale olan­dese al quale ho ripara­to l’imbarcazione. Lo stes­so pilota, oltre al con­to mi ha omag­gia­to con delle introv­abili foto auto­grafate, raf­fig­u­ran­ti i cac­cia F‑16 in con­fig­u­razione da com­bat­ti­men­to. Il pres­i­dente dell’Aeronautica di Peschiera Enzo Mon­i­co è qua­si svenu­to dopo aver vis­to questi raris­si­mi sou­venir dell’aria». Nel pic­co­lo opi­fi­cio di Peschiera accad­dero anche episo­di all’apparenza seri ma che si risolsero in risa­ta. «Mi ricor­do», spie­ga il mec­ca­ni­co, «di un’improvvisa scom­parsa del motore fuori­bor­do dal­la bar­ca in riparazione. Il fat­to las­ci­a­va pen­sare a un fur­to. Per for­tu­na nul­la di tut­to ciò: l’aiutante mec­ca­ni­co, dopo aver smon­ta­to il propul­sore, era scivola­to in acqua motore com­pre­so, sparen­do dal­la vista di tut­ti. Una sce­na fan­tozziana con­clusasi for­tu­nata­mente sen­za dan­ni fisi­ci». Anche Cal­dog­no rimase però vit­ti­ma delle sue stesse crea­ture. «È pro­prio vero», rac­con­ta anco­ra, «rimasi beffa­to nel cor­so di un trasfer­i­men­to not­turno sul Gar­da da un motore che rimase improvvisa­mente muto. Essendo il guas­to irrepara­bile e non esisten­do all’epoca la tele­fo­nia cel­lu­lare, dovet­ti dormire all’addiaccio e atten­dere le luci del giorno, per for­tu­na era estate». A con­clu­sione di ques­ta car­rel­la­ta un invi­to. «Mi riv­ol­go ai gio­vani», con­clude Cal­dog­no, «e li invi­to a intrapren­dere ques­ta pro­fes­sione ricer­ca­ta e ric­ca di sod­dis­fazioni, con neces­sità di mer­ca­to che non trovano adeguate risposte. Il motorista nau­ti­co al giorno d’oggi non rimar­rebbe mai sen­za lavoro». Pec­ca­to che tra pochi giorni l’artigiano del Gar­da dovrà chi­ud­ere: la sua palazz­i­na sarà des­ti­na­ta a foreste­ria tur­is­ti­ca. Gli ami­ci e i numero­sis­si­mi cli­en­ti insistono affinché pos­sa con­tin­uare nel­la sua preziosa opera di assis­ten­za. «A 63 anni non me la sen­to di costru­ire una nuo­va offic­i­na, potrei al mas­si­mo con­tin­uare a lavoric­chiare, sem­pre se trovas­si una pic­co­la stan­za in riva al lago per riporre gli attrezzi. Se qual­cuno ha delle idee si fac­cia avanti».

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