Il tentativo di recupero degli ex edifici scolastici dura da almeno vent’anni. Un palazzo della Cultura accanto a case e negozi

L’area Brunati ci riprova

18/12/2002 in Attualità
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Di Luca Delpozzo
Salò

L’al­tra sera il Con­siglio comu­nale di Salò ha vota­to a favore del nuo­vo piano di recu­pero del­l’ex col­le­gio civi­co, delle ex scuole ele­men­tari Fratel­li Cervi e del­l’ex mater­na in via Brunati. Quat­tro com­po­nen­ti delle mino­ranze han­no abban­do­na­to l’aula, in seg­no di protes­ta; altri due invece sono rimasti, per rib­adire il loro no. È un’­op­er­azione che risale ad almeno ven­t’an­ni fa, quel­la del Pir (Piano di recu­pero inte­gra­to). Tra mod­i­fiche, aggior­na­men­ti, approvazioni e boc­cia­ture, ha dato un sac­co di lavoro al Tar, ripetu­ta­mente chiam­a­to in causa dai pri­vati. Finchè la mag­gio­ran­za, che ora si riconosce nelle posizioni del Polo, ha deciso di ripar­tire da capo. Il com­par­to appar­tiene (in buona parte) all’­Opera pia car­ità laicale & Isti­tu­to Lodro­ni­ano e (in quo­ta minore) al Comune. Ver­rà trasfor­ma­to in Palaz­zo del­la cul­tura (4.076 mq.), negozi (1.053 mq.), appar­ta­men­ti (3.249), con parcheg­gi (un autosi­lo da 425 posti auto e un altro pri­va­to da 120, dietro le ex ele­men­tari) e verde (4.000 mq., di cui 2.866 attrez­za­ti). L’asses­sore all’Ur­ban­is­ti­ca Bar­bara Bot­ti, e i prog­et­tisti (l’ar­chitet­to Maria Pao­la Corvi e l’ingeg­nere Antoni­no Alesci, lo stes­so che ave­va redat­to il piano urbano del traf­fi­co) han­no illus­tra­to le carat­ter­is­tiche del­l’in­ter­ven­to. In una pri­ma fase ver­ran­no cedu­ti all’as­ta gli immo­bili esisten­ti: si prevede di incas­sare quat­tro mil­ioni e 142 mila euro, cir­ca otto mil­iar­di di vec­chie lire. Il munici­pio provved­erà a esperire le pro­ce­dure anche per con­to del­l’­Opera pia, il cui con­siglio di ammin­is­trazione, di nom­i­na pub­bli­ca, è pre­siedu­to dal­l’avvo­ca­to Giu­liano Gioia, ex coman­dante del­la locale com­pag­nia dei . In un sec­on­do momen­to si real­izzerà l’au­tosi­lo, nel ter­rapieno del campet­to del­l’ex col­le­gio, ora uti­liz­za­to (in super­fi­cie) a parcheg­gio. 183 box ver­ran­no inter­rati (col­lo­cati, insom­ma, nei tre piani più bassi, sca­v­an­do fino a giun­gere al pelo del­l’ac­qua), 170 i posti auto nei due piani più alti e 72 in super­fi­cie. Cos­to del­l’­opera: sei mil­ioni e 242 mila euro, pari a una dozzi­na di mil­iar­di di vec­chie lire. Da finanziare con gli introiti del­la pri­ma ven­di­ta e con l’ac­cen­sione di un mutuo ban­car­io. Terza fase: la ces­sione ai res­i­den­ti del cen­tro stori­co, pro­pri­etari di case, dei 183 box a 25mila euro cias­cuno » Iva. Incas­so totale: quat­tro mil­ioni e 575 mila euro, cir­ca 9 mil­iar­di di vec­chie lire. Ulti­mo atto: ristrut­turazione del­l’ex col­le­gio civi­co, che diven­terà il Palaz­zo del­la cul­tura e, in pic­col­is­si­ma parte, negozi. Bruno Marel­li ha sug­ger­i­to di chia­mar­lo «Com­p­lesso muse­ale di San­ta Giusti­na», dal nome del­la vec­chia chiesa, poi trasfor­ma­ta in palestra, e del con­ven­to. Cos­to: quat­tro mil­ioni e 155 mila. La dis­cus­sione è sta­ta lun­ga. Il sin­da­co ha ricorda­to che, rispet­to al Pir prece­dente, sono sta­ti can­cel­lati 12mila metri cub i, «per creare un pol­mone verde di una cer­ta valen­za. Un piano sof­fer­to, che abbi­amo anal­iz­za­to, scru­ta­to e stu­di­a­to al meglio. Pote­va­mo pro­por­lo la scor­sa pri­mav­era. Invece abbi­amo prefer­i­to atten­dere. Noi rite­ni­amo che sia usci­to un prodot­to buono». Pur con­cor­dan­do sostanzial­mente sul recu­pero del com­par­to di via Brunati (gli edi­fi­ci sono fatis­cen­ti, e rischi­ano di crol­lare), le mino­ranze han­no espres­so numerose critiche. Rena­to Cobel­li, area Ppi, ad esem­pio, ha soll­e­va­to per­p­lessità sul­lo scar­so peso attribuito alle pro­pri­età del­l’­Opera pia («l’I­pab rin­un­cia al pro­prio pat­ri­mo­nio a favore del Comune, non so cosa ne penserà la Regione»), sul­la can­cel­lazione del­l’ipo­tiz­za­ta stra­da di arroc­co, che avrebbe dovu­to col­le­gare il cen­tro stori­co con la sopras­tante 45 bis, e sul­l’­ef­fet­ti­vo aumen­to dei posti auto. Vin­cen­zo Zam­bel­li, Pds, ha sostenu­to che i 183 box potreb­bero essere uti­liz­za­ti come mag­a­zz­i­ni, che occorre uno stu­dio sul­lo smal­ti­men­to delle acque («l’au­tosi­lo ren­derà imper­me­abi­liz­za­ta al zona, col ris­chio di gravi dan­ni per la parte bas­sa di Salò») e la pro­ce­du­ra adot­ta­ta, in base alla legge 23 del ’97, non è cor­ret­ta. Alla fine l’adozione del piano di recu­pero è pas­sato con il sì del­la maggioranza.

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