L’arte si specchia nel Garda

30/09/2001 in Avvenimenti
Di Luca Delpozzo
Graziano Riccadonna

Gli «ori­en­ta­men­ti» di con­cludono il pro­gram­ma annuale delle “Strate­gie per l’arte”, le man­i­fes­tazioni “Even­ti diacroni­ci-Star” che han­no coin­volto in estate varie local­ità del Bena­co. Il ten­ta­ti­vo di met­tere a con­tat­to l’area garde­sana con i pro­tag­o­nisti del­l’arte con­tem­po­ranea ha sti­mo­la­to un grup­po di appas­sion­ati locali a cos­ti­tuire un comi­ta­to, con lo scopo di pro­muo­vere e dif­fondere una mag­giore sen­si­bil­ità nei con­fron­ti del dibat­ti­to sul­l’arte con­tem­po­ranea, che molte volte pas­sa sopra le teste del­la gente. Il pro­gram­ma “Strate­gie per l’Arte” ha coin­volto diver­si cen­tri del Gar­da, che han­no mes­so a dis­po­sizione spazi e spon­sor per sostenere le man­i­fes­tazioni, finanzi­ate quin­di in gran parte dai pri­vati, in un ide­ale itin­er­ario che ha col­le­ga­to le sponde: da Riva del Gar­da a Nago-Tor­bole, Mal­ce­sine e Gar­done Riviera.L’intento degli orga­niz­za­tori sarebbe quel­lo di pro­por­si anche per gli anni futuri come cen­tro d’ag­gregazione e di propul­sione ver­so enti del pari inter­es­sati al dibat­ti­to sul­l’arte con­tem­po­ranea. In questo modo abbi­amo vis­to nel per­cor­so espos­i­ti­vo di palaz­zo Mar­ti­ni i lavori di Ciof­fi, Stra­da, Gal­li, Vago, Moran­di, Bernar­doni, Valen­ti­ni, Pel­le­gri­ni, men­tre nelle varie sale spic­ca­vano le dec­o­razioni murali set­te­cen­tesche recu­parare dal­la paziente opera di restauro.Altre espo­sizioni han­no riguarda­to al Forte di Nago l’opera di Ghin­zani e al castel­lo di Mal­ce­sine quel­la di Vago. L’e­s­po­sizione di Gian­ni Pel­le­gri­ni, al Vit­to­ri­ale di Gar­done Riv­iera fino al pri­mo novem­bre, viene a con­clud­ere e a coronare la pri­ma usci­ta del piano di man­i­fes­tazioni artis­tiche gesti­to dal­la Cave­naghi Arte di , che ha in Palaz­zo Mar­ti­ni il cen­tro propulsore.Nell’esposizione del Vit­to­ri­ale per l’artista rivano giunge a mat­u­razione un cam­mi­no artis­ti­co già intrapre­so da anni con gli stu­di sul­la super­fi­cie e sul seg­no, le graf­fi­ture e l’indagine sul­lo spazio pit­tori­co inte­so in sen­so asso­lu­to, sen­za pae­sag­gio, fig­u­razioni o quan­t’al­tro pos­sa dis­tur­bare una mera con­tem­plazione. Come dice­va­mo qualche anno fa, Gian­ni Pel­le­gri­ni ha appro­fon­di­to il nes­so pro­fon­do e inscindibile tra gesto e super­fi­cie badan­do al rit­mo e all’in­ter­na movi­men­tazione che han­no luo­go entro i lim­i­ti asso­lu­ti del­la tela.Così nelle “graf­fi­ture” era evi­dente che dai seg­ni sul­la super­fi­cie l’artista inten­de­va trarre gli effet­ti più inti­mi da seg­no a seg­no, graf­fian­do la super­fi­cie e facen­dola in qualche modo pal­pitare: un’­op­er­azione che mette in evi­den­za una pit­tura non come fig­u­razione ma come silen­zio e pausa, rispet­to all’u­ni­ver­so dell’ “homo faber”.L’idea di pit­tura min­i­mal­ista ha dato luo­go negli ulti­mi tem­pi, doc­u­men­tati appun­to al Vit­to­ri­ale, a una nuo­va fase, lega­ta alla medes­i­ma vibrazione del­la super­fi­cie ma nel con­tem­po tesa a con­quistare il rap­por­to ombra-luce. Il criti­co Clau­dio Cer­ritel­li ha scrit­to che Gian­ni Pel­le­gri­ni “è giun­to ad un pun­to del­la sua inves­tigazione pit­tor­i­ca da cui dif­fi­cil­mente si recede, in realtà più che esservi giun­to vi si è trova­to impli­ca­to, nel ten­ta­ti­vo di captare i som­movi­men­ti inte­ri­ori del seg­no…” Un tra­guar­do, quel­lo del Vit­to­ri­ale, che è dunque un pun­to di parten­za per ulte­ri­ori inves­tigazioni pittoriche.