Noemi Messora, scrittrice comasca, aveva scelto di vivere sul lago

Lascia il suo patrimonio in eredità ai concittadini

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Di Luca Delpozzo
Maurizio Toscano

Si è spen­ta in silen­zio, com’era nel suo stile di vita: schi­vo, ris­er­va­to, dolce. La sua morte, quin­di, è qua­si pas­sa­ta inosser­va­ta. L’eccezione, i suoi più stret­ti par­en­ti ed ami­ci. Eppure Noe­mi Mes­so­ra, 56 anni, docente uni­ver­si­taria, scrit­trice, don­na coltissi­ma, ha ama­to tan­tis­si­mo Desen­zano, anche se non era la sua cit­tà . L’ha ama­ta al pun­to di las­cia­r­le in ered­ità un pat­ri­mo­nio librario stra­or­di­nario, divi­so tra la locale e quel­la di Bres­cia. E anco­ra, un immo­bile sit­u­a­to in via Vit­to­rio Vene­to (la stra­da del­la Casa di riposo) des­ti­na­to alla Croce rossa di Cas­tiglione delle Stiviere, e un altro immo­bile ubi­ca­to in via Tiepo­lo, la zona res­i­den­ziale del­la cit­tad­i­na, alla par­roc­chia di San Zeno. Noe­mi Mes­so­ra, di orig­ine comas­ca, era appro­da­ta un decen­nio fa sulle rive del Gar­da, al cul­mine di una car­ri­era pro­fes­sion­ale inten­sa e ric­ca di sod­dis­fazioni nel mon­do del­la cul­tura. Si era lau­re­a­ta in lingue straniere con il mas­si­mo dei voti alla «Boc­coni» di nel 1968, nell’anno del movi­men­to stu­den­tesco. Da allo­ra era entra­ta subito nel­la car­ri­era uni­ver­si­taria in qual­ità pri­ma di assis­tente, poi di docente, emi­gran­do in Inghilter­ra ed entran­do a far parte dell’ di War­wick e di Cam­bridge. Noe­mi Mes­so­ra acquisi­va quin­di il tito­lo di «Doc­tor phi­los­o­phy» con la ricer­ca sul­la «Com­me­dia bres­ciana», un’opera notev­ole e raris­si­ma, diven­tan­do poco dopo inseg­nante di lin­gua ital­iana per gli stu­den­ti anglo­foni e curan­do, inoltre, numerose pub­bli­cazioni e traduzioni per con­to delle più pres­ti­giose case editri­ci ingle­si. Ha anche col­lab­o­ra­to alla trasmis­sione radio­fon­i­ca «Good morn­ing Ital­ian»: si trat­ta­va di un cor­so di lin­gua ital­iana. Ha poi real­iz­za­to su com­pact disc il pri­mo cor­so di lin­gua ital­iana per cit­ta­di­ni stranieri per una nota casa editrice milanese. In poco più di trent’anni di lumi­nosa car­ri­era, Noe­mi Mes­so­ra è sta­ta anche mem­bro dell’Associazione inter­nazionale dei pro­fes­sori ital­iani e dell’Associated for lan­guage learn­ing del­la Gran Bre­tagna. Ha lavo­ra­to alla stesura di numerosi dizionari di inglese-ital­iano e nel cam­po del­la let­ter­atu­ra ha scrit­to sag­gi di ril­e­van­za inter­nazionale sul­la com­me­dia del Cinque­cen­to. Negli ulti­mi due anni ave­va avvi­a­to una ricer­ca su un sac­er­dote vis­su­to tra Mon­tichiari e Car­avag­gio, di nome Sec­co. Si è occu­pa­ta infine di teatro veronese, col­lab­o­ran­do con le uni­ver­sità di Bres­cia e Venezia. Uno dei suoi lavori rap­p­re­sen­ta una pietra mil­iare nel­la sto­ria del teatro: è «Il teatro lom­bar­do sot­to la Repub­bli­ca Vene­ta-Com­me­dia bres­ciana nel ‘500», frut­to di una vas­ta e paziente ricer­ca di stu­dio. Ecco, questo un breve cur­ricu­lum di Noe­mi Mes­so­ra, cer­ta­mente non esaus­ti­vo del­la figu­ra di ques­ta don­na, tali e tante sono state le sue attiv­ità, i suoi inter­es­si, le sue ricerche. «Era una don­na dol­cis­si­ma e stra­or­di­nar­ia — dice di lei un’amica, Clau­dia Gad­di di Como — per­ché ha las­ci­a­to molte tes­ti­mo­ni­anze di cul­tura ines­tima­bili». A Desen­zano pochi la conosce­vano, per­ché la sua esisten­za era ded­i­ca­ta uni­ca­mente allo stu­dio e alla ricer­ca. Noe­mi Mes­so­ra, del resto, non si era mai sposa­ta. Poi, lo scor­so anno, com­in­ciò ad accusare i pri­mi sin­to­mi di un male oscuro che non per­dona. Noe­mi, con­sapev­ole di un des­ti­no che le ave­va volta­to decisa­mente le spalle, ave­va com­in­ci­a­to a rior­dinare le sue cose, i suoi affet­ti, il suo pat­ri­mo­nio librario. E a sten­dere il tes­ta­men­to. Tra le per­sone che le sono state vici­no negli ulti­mi tem­pi, il par­ro­co di San Zeno e qualche conoscente. Adesso ci si augu­ra che la cit­tà di Desen­zano voglia accogliere tra i suoi figli predilet­ti anche Noe­mi Messora.

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