Il reperto preistorico era stato trovato sul Baldo conficcato in una roccia forse come dono alle divinità. A Milano si fanno analisi sull’oggetto databile all’età del Bronzo

L’ascia racconta i suoi misteri

16/04/2005 in Attualità
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Di Luca Delpozzo
Barbara Bertasi

Un’ascia preis­tor­i­ca infi­la­ta nel­la pietra, un dono agli dei, per invo­care la loro tutela, ringraziar­li o con­quis­tarne la grazia. Scat­ta auto­mat­i­ca anche l’analogia con la spa­da nel­la roc­cia, la leggen­da tra mito e realtà, che rie­vo­ca i maghi e i cav­a­lieri del corte di Re Artù, incan­tes­i­mi e ges­ta velate di reli­giosità. A fine gen­naio, su una col­li­na alle falde del Monte , poco lon­tano dal forte San Mar­co di Capri­no, è sta­ta trova­ta una pic­co­la ascia con­fic­ca­ta nel­la pietra. Il fat­to di aver­la indi­vid­u­a­ta lì, in cima ad un cocuz­zo­lo, fa ora pen­sare che si trat­ti di un reper­to prezio­sis­si­mo. Sarebbe un vero unicum per­ché fino­ra, nel­la provin­cia di Verona, non sono state trovate altre tes­ti­mo­ni­anze di quel cul­to al cielo che pure era tan­to comune in era preis­tor­i­ca. Sarebbe sta­to un uomo di ran­go supe­ri­ore, forse un guer­riero, a las­cia­re il suo cime­lio lassù oltre 4000 anni fa, per cui la pic­co­la ascia sarebbe dell’Antica età del Bron­zo. L’ultima paro­la sul ritrova­men­to e sull’origine del reper­to spet­ta alle prove di lab­o­ra­to­rio dell’ degli stu­di di , ma è comunque sull’ipotesi del guer­riero che si sta ora moven­do la Soprint­en­den­za. «L’ascia è sta­ta trova­ta da un sig­nore di Cavaion che, con gesto civi­co esem­plare, l’ha dona­ta al di Capri­no», ricor­da il dot­tor Luciano Salzani, diret­tore del Nucleo oper­a­ti­vo di Verona del­la Soprint­en­den­za per i Beni Arche­o­logi­ci che, qualche giorno fa, ha fat­to un sopral­lu­o­go mira­to al museo, diret­to dal pro­fes­sor Vas­co Sen­a­tore Gon­do­la dove, se le ipote­si saran­no con­fer­mate, l’oggetto sarà illus­tra­to nel cor­so di un incon­tro aper­to al pub­bli­co. «Mi è sta­to spie­ga­to che l’ascia è sta­ta trova­ta nel­la fes­sura di una roc­cia», con­tin­ua Salzani. «Non era dunque lì per caso né è sta­ta per­sa. A meno che qual­cuno non l’abbia recen­te­mente nascos­ta, fu depos­ta in quel pun­to pre­ciso in maniera inten­zionale, pre­sum­i­bil­mente come offer­ta agli dei». «Nel mon­do preis­tori­co era comune offrire armi alle acque, ma questo ogget­to rien­tr­erebbe nel rit­uale del cul­to al cielo, un dono alle divinità che si svol­ge­va sulle vette e ciò tes­ti­monierebbe un atto di don­azione alla divinità sen­za prece­den­ti nel­la nos­tra provin­cia, per cui l’oggetto sarebbe prezio­sis­si­mo». In quan­to alla datazione, «potrebbe essere del­la anti­ca età del Bron­zo, cioè del 2000 avan­ti Cristo, e avrebbe quin­di ben 4000 anni. Sono sta­ti trovati reper­ti del genere nelle regioni alpine e a Capri­no fu scelta per questo rito una pic­co­la altura». Tra qualche giorno l’ascia, che è anco­ra al museo di Palaz­zo Car­lot­ti, andrà a Milano. Con­tin­ua Salzani: «L’idea che sia degli inizi dell’età del Bron­zo la rende tan­to più preziosa per­ché a quei tem­pi il bron­zo era raris­si­mo, il suo val­ore è com­pa­ra­bile a quel­lo attuale dell’oro, dunque qual­cuno sac­ri­ficò l’oggetto più impor­tante e prezioso di una famiglia, o di una comu­nità, per cer­care la benev­olen­za delle divinità. Inoltre, se fos­se più tar­da, non sarebbe così per­fet­ta­mente con­ser­va­ta in quan­to in epoca suc­ces­si­va, pur sem­pre del Bron­zo, il cul­to al cielo era accom­pa­g­na­to da un rogo che pote­va portare anche alla dis­truzione o alla defor­mazione del dono». Altre asce di tipolo­gia affine a quel­la di Capri­no sono state scop­erte non solo nel Veronese, ma anche nell’Italia set­ten­tri­onale, a nord delle Alpi, tes­ti­mo­ni­an­za di un mod­el­lo comune e di scam­bi di idee e di com­mer­ci in Europa. «Per il luo­go e il con­testo in cui ques­ta è sta­ta trova­ta, iso­la­ta, ha un val­ore arche­o­logi­co incal­co­la­bile, la com­para­zione con altri ogget­ti sim­ili serve solo a dare una datazione», pre­cisa Salzani. Potrebbe essere sta­ta uno stru­men­to di lavoro: «Sono più propen­so a credere che ques­ta sia sta­ta l’arma prin­ci­pale di un guer­riero che, per qualche ragione igno­ta e mis­te­riosa, se ne privò». Poi pre­cisa: «Comunque ques­ta è una datazione pre­lim­inare vis­to che seguiran­no anal­isi per capire per­fet­ta­mente le per­centu­ali di com­po­sizione del­la lega che potreb­bero fornire ulte­ri­ori indi­cazioni sul­la prove­nien­za. Già abbi­amo con­tat­ta­to l’Università di Milano, le ricerche ver­ran­no svolte dal Dipar­ti­men­to di scien­ze del­la ter­ra, Lab­o­ra­to­rio di archeo-met­al­lur­gia. Intan­to, in col­lab­o­razione con il museo civi­co di Capri­no, sti­amo orga­niz­zan­do le cosid­dette prospezioni arche­o­logiche sul ter­reno dove l’ascia è sta­ta trova­ta per vedere se era un luo­go di cul­to. Una vol­ta avute le certezze che cer­chi­amo, il reper­to ver­rà val­oriz­za­to. Si sta già cer­can­do una teca per met­ter­lo in risalto».

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