Monte Baldo. Appuntamento in vetta come ogni anno a Santa Rosa. Alpinisti e appassionati sono attesi domenica nel piccolo edificio sacro a quota 2.150. Oltre a La Chiusa e alla Banda Città di Caprino, ci sarà il coro del collegio universitario Don Mazza d

Lassù, a pregare insieme nella più alta chiesa della diocesi

22/08/2002 in Avvenimenti
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Di Luca Delpozzo
Monte Baldo

Appun­ta­men­to in vet­ta, come ogni anno, sul monte Bal­do: l’ultima di agos­to si fa fes­ta a San­ta Rosa. La chieset­ta più alta del­la dio­ce­si di Verona, a quo­ta 2.150, attende alpin­isti e appas­sion­ati del­la mon­tagna per domeni­ca. La fes­ta di San­ta Rosa ha assun­to sem­pre mag­gior rilie­vo negli anni recen­ti, specie dopo i lavori di ristrut­turazione del pic­co­lo edi­fi­cio, pro­mossi dall’opera appas­sion­a­ta di don Ger­mano Paio­la, respon­s­abile di questo servizio reli­gioso d’alta quo­ta fino allo scor­so anno, che ha saputo coor­dinare l’azione e la gen­erosità di numerosi volon­tari, di diver­sa prove­nien­za, ma ani­mati dal medes­i­mo spir­i­to di dedi­zione. La visi­ta nel cor­so degli anni dei vescovi verone­si Andrea Veg­gio, Giuseppe Amari, Attilio Nico­ra, ha dato ulte­ri­ore sig­ni­fi­ca­to di con­vo­cazione eccle­siale alla fes­ta di San­ta Rosa, fino in par­ti­co­lare alla pre­sen­za di Padre Flavio, vesco­vo di Verona, che ha carat­ter­iz­za­to le due ultime edi­zioni del­la fes­ta. Quest’anno, alle cante del coro La Chiusa di Volargne e alle sonorità del­la Ban­da Cit­tà di Capri­no, che tradizional­mente prepara­no il cli­ma pri­ma del­la cel­e­brazione ed ani­mano la litur­gia e la pro­ces­sione, si aggiunger­an­no le melodie e gli entu­si­as­mi di un’allegra briga­ta di stu­den­ti, che arriver­an­no fin lassù prove­ni­en­ti da varie zone del Trivene­to: il coro del col­le­gio uni­ver­si­tario Don Maz­za di Pado­va, dove svolge il suo min­is­tero educa­ti­vo don Flavio Gel­met­ti, nuo­vo cap­pel­lano delle chiesette alpine, che alle 11,30 pre­siederà alla mes­sa. Le brac­cia del­la grande croce in fer­ro, col­lo­ca­ta poco sopra la chieset­ta, a cima Telegrafo, da mon­sign­or Lui­gi Pic­coli, fonda­tore dell’Opera chiesette alpine, in occa­sione di un altro giu­bileo, quel­lo dell’Anno San­to 1950, accoglier­an­no la pro­ces­sione che salirà dopo la mes­sa, ad invo­care dall’alto la benedi­zione del Sig­nore sul­la gente del­la ter­ra veronese, fino ad abbrac­cia­re, spazian­do oltre ogni lim­ite di oriz­zonte e in spir­i­to di cris­tiana fra­ter­nità, tutte le gen­ti. Alla fine, dopo il pas­to con­di­vi­so e un bic­chiere- uno solo‑, gli estri del «Gale­to» inton­er­an­no i cori a voci spie­gate, con­tenute solo dagli echi delle pareti roc­ciose di fronte, e trascin­er­an­no insieme i grup­pi con­venu­ti in uno spir­i­to di? con­ta­giosa ami­cizia. Sarà l’occasione per nar­rare, insieme con le imp­rese estive sui mon­ti, i fat­ti del­la quo­tid­i­an­ità, che cer­cano sig­ni­fi­ca­to e che sulle cime acquis­tano il sapore dell’amicizia e il respiro del­la con­tem­plazione. Si potrà così cogliere, oltre ogni dis­per­si­va fram­men­tazione, nell’ampiezza dell’orizzonte, quel­la pos­si­bil­ità che cor­risponde al nos­tro pro­fon­do deside­rio, di un infini­to che ricon­duce tut­to a unità e a pienez­za di vita. Ma non sarà dimen­ti­ca­to in questo anno inter­nazionale il val­ore sim­bol­i­co delle mon­tagne, che può con­durre, chi le per­corre con fat­i­ca ma anche con intel­li­gen­za, in uno spir­i­to di schi­et­ta ricer­ca e di silen­zioso stu­pore, alla con­tem­plazione ammi­ra­ta e gra­ta del Cre­atore. Il vero alpin­ista saprà sem­pre riconoscere i seg­ni del sacro sulle mon­tagne: le nos­tre sem­pli­ci chiesette alpine sono infat­ti un tutt’uno con la mon­tagna. Con Rein­hold Stech­er, il vesco­vo alpin­ista di Inns­bruck, si puù con­clud­ere che anche la nos­tra pic­co­la e cara chieset­ta di San­ta Rosa pos­sa rap­p­re­sentare, per tut­ti col­oro che, sal­en­do, vi sapran­no sostare per una preghiera o per la cel­e­brazione domeni­cale, un appel­lo a colti­vare spazi di inte­ri­or­ità e a non smar­rire il sen­tiero che con­duce, sui mon­ti e nel­la vita di ogni giorno, ad incon­trare Dio.

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