Il presidio gardesano si conferma tra i più attrezzati in Italia per questo tipo di emergenze. Donna operata in ambiente sterile grazie alle indicazioni della tessera

«Latex free» salva una vita

Di Luca Delpozzo

Gra­zie ad un tesseri­no su cui è ripor­ta­ta la sua temi­bile aller­gia al lat­ice, cioè ai prodot­ti in gom­ma, una gio­vane don­na di Mon­tichiari ha potu­to essere sot­to­pos­ta ad un inter­ven­to chirur­gi­co in un ambi­ente oper­a­to­rio ster­il­iz­za­to e pri­vo di lat­ice nell’ospedale di Desen­zano, uno dei pochissi­mi cen­tri in Italia che è attrez­za­to ormai da un paio d’anni per accogliere i pazi­en­ti col­pi­ti da ques­ta rara aller­gia e peri­colosa aller­gia. Un inter­ven­to in realtà banalis­si­mo, che tut­tavia, in man­can­za di quel tesseri­no rilas­ci­a­to dall’Associazione «Liberi dal Lat­ice» gui­da­ta dal­la bres­ciana Cinzia Besio e sostenu­ta dal­lo stes­so ospedale garde­sano, avrebbe potu­to trasfor­mar­si in un incubo per la paziente. Difat­ti, dopo aver sub­ì­to una lesione al ten­dine d’Achille men­tre si trova­va in pisci­na, la don­na è sta­ta trasporta­ta al Pron­to Soc­cor­so di Desen­zano dove i san­i­tari, nel pren­dere visione del doc­u­men­to, han­no pronta­mente fat­to scattare il pro­to­col­lo «latex free» per il quale la paziente, dopo essere ritor­na­ta il giorno suc­ces­si­vo in ospedale, è sta­ta accol­ta in ambi­en­ti total­mente privi di lat­ice e, suc­ces­si­va­mente, oper­a­ta dall’équipe del­la divi­sione di orto­pe­dia. Nat­u­ral­mente, come tiene a sot­to­lin­eare il ref­er­ente azien­dale per l’applicazione del pro­to­col­lo, Nico­la Petruc­ci, la sig­no­ra è sta­ta poi trasferi­ta in una stan­za sin­go­la in totale regime latex free. Ora si tro­va a casa per­fet­ta­mente guari­ta e in buone con­dizioni di salute. Ma per­ché ques­ta vicen­da si è guadag­na­ta uno spazio sul gior­nale? E’ lo stes­so Nico­la Petruc­ci a spie­gar­lo: «Se la sig­no­ra si fos­se procu­ra­ta una frat­tura più seria che avrebbe impos­to un inter­ven­to chirur­gi­co imme­di­a­to, il non essere in pos­ses­so di quel­la card avrebbe causato guai seri. Al con­trario è sta­to pos­si­bile evitare un ris­chio sim­i­le tramite l’impiego di stru­men­ti apposi­ta­mente adat­ti al caso e, quin­di, non com­pro­met­ten­ti per la salute del­la don­na. Il pos­ses­so del tesseri­no nel por­ta­doc­u­men­ti del­la sig­no­ra si è quin­di riv­e­la­to deter­mi­nante per la sua salute». Nel frat­tem­po pros­egue l’attività dell’associazione pre­siedu­ta da Cinzia Besio che con­ta oggi più di 50 iscrit­ti ed ha sede nel repar­to di Pneu­molo­gia gra­zie alla col­lab­o­razione del­la dot­tores­sa Antoni­et­ta Mel­chiorre. Oltre 100 gli inter­ven­ti ese­gui­ti finora.