Stamattina a Riva la presentazione del volume con il giornalista Piero Ostellino

Le cartiere dell’alto lago al centro di un libro

05/05/2001 in Cultura
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Di Luca Delpozzo
Bruno Festa

Appun­ta­men­to cul­tur­ale di rilie­vo, ques­ta mat­ti­na alle ore 10, al Pala­con­gres­si di Riva. Ver­rà infat­ti pre­sen­ta­to il libro «Muli­ni da car­ta. Le cartiere dell’Alto Gar­da — Tini e torchi fra Tren­to e Venezia», su inizia­ti­va delle Cartiere Fedrigo­ni. In occa­sione del­la pre­sen­tazione del­la nuo­vis­si­ma pub­bli­cazione par­ler­an­no, dopo il ben­venu­to di Giuseppe Fedrigo­ni, il gior­nal­ista Piero Ostelli­no, già diret­tore del Cor­riere del­la Sera, su «L’economia del­la Repub­bli­ca di Venezia e del Prin­ci­pa­to di Tren­to dal 1400 al 1800». Sarà, quin­di, il turno del ricer­ca­tore bena­cense Mau­ro Grazi­oli («Per una sto­ria delle cartiere di Riva e del ter­ri­to­rio Trenti­no»), di Ivo Mat­tozzi, docente all’ di Bologna («Le cartiere nel­lo Sta­to Veneziano: una sto­ria tra strut­ture e con­giun­ture. 1450 — 1797») e Ennio San­dal («La stam­pa e il com­mer­cio del libro nell’area del dominio Vene­to e nel Prin­ci­pa­to Trenti­no»). Nel vol­ume che ver­rà pre­sen­ta­to fig­u­ra­no — accan­to agli inter­ven­ti dei rela­tori — con­tribu­ti di Car­lo Simoni, Nadia Olivieri, Antoni­et­ta Cur­ci e Fran­ca Maria Erri­co, che «fan­no il pun­to su alcu­ni fenomeni che inter­es­sano alcune speci­fiche realtà ter­ri­to­ri­ali o famiglie di car­tai e stam­pa­tori. Il risul­ta­to è un quadro com­pos­i­to che nel cor­so di oltre sei sec­oli delin­ea in maniera orig­i­nale l’incidenza di questo set­tore nel­la realtà sociale, cul­tur­ale ed eco­nom­i­ca che si muove tra Tren­to e Venezia». Un con­testo, quel­lo dei sec­oli che ven­gono anal­iz­za­ti, «in cui si inserisce la vicen­da del­la famiglia Fedrigo­ni, la quale, avval­en­dosi in parte di cap­i­tali prove­ni­en­ti dal mer­ca­to di Venezia, all’inizio del Set­te­cen­to avvia una cartiera a Rovere­to». Una vicen­da, quel­la del­la famiglia, che segue strade tor­tu­ose, ma che, anco­ra una vol­ta, finirà per ripren­dere la tradizione, fon­dan­do una nuo­va cartiera.

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