Acquedotto potenziato

Le malghe hanno sete

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Di Luca Delpozzo
Ferrara di Monte Baldo

Solo una pic­co­la gara con­tro il tem­po può sal­vare la mon­tagna dal­lo spopo­la­men­to e dal­la des­o­lazione. Quan­do il peso di vivere in quo­ta si fa sen­tire, ser­vono inter­ven­ti imme­diati, rad­i­cali e non snat­u­ran­ti per impedire al pro­gres­so di attrarre in cit­tà anche i più affezionati aman­ti dell’alpeggio e del­la vita in bai­ta. Com­in­cia così il con­to alla roves­cia per l’acquedotto rurale di Fer­rara di Monte : l’amministrazione ha infat­ti deciso di sis­temare e poten­ziare l’approvvigionamento idri­co alle mal­ghe. «Il prog­et­to glob­ale prevede la sis­temazione dei tre tronchi di acque­dot­to che si trovano nelle local­ità di Saugo­lo, Praz­zagano ed Albarè», spie­ga Andrea Tur­ca­to, respon­s­abile dell’area tec­ni­ca in Comune. «Il rifaci­men­to del pri­mo tron­co che por­ta acqua nel­la zona dove si trovano le aziende agri­cole Pravaz­zar e Preelle è con­clu­so; lo stes­so si può dire per la costruzione ex novo del sec­on­do trat­to che ali­men­ta la mal­ga di Praz­zagano; infine sarà com­ple­ta­ta la con­dot­ta di Albarè». «La mal­ga di Praz­zagano, risale come la mag­gior parte delle mal­ghe, alla fine dell’800 ed essendo sta­ta con­cepi­ta per quegli anni non era servi­ta da strade, né ave­va luce ed acqua. Si tro­va oltre i mille metri sul liv­el­lo del mare, ai con­fi­ni con il Trenti­no Alto Adi­ge, pro­prio sopra la Val d’Adige», spie­ga il sin­da­co Guer­ri­no Coltri. «Una famiglia di res­i­den­ti a Fer­rara di Monte Bal­do la abi­ta nel peri­o­do esti­vo quan­do per tre mesi va a mon­ti­care: sono all­e­va­tori di bovi­ni che non pos­sono più stare lassù per tre mesi all’anno sen­za acqua cor­rente. Anche l’elettricità non c’è ma, per il momen­to, con­tin­uer­an­no ad uti­liz­zare un gen­er­a­tore». L’opera non è un par­ti­co­lare aiu­to a pri­vati ma un lavoro des­ti­na­to alla riva­l­u­tazione del ter­ri­to­rio: «Costru­ire un acque­dot­to per servire una bai­ta fino­ra ali­men­ta­ta solo da un ser­ba­toio per l’acqua pio­vana sig­nifi­ca lavo­rare per cer­care di trat­tenere in mon­tagna per­sone che, altri­men­ti, la abban­donereb­bero», nota Coltri. Con questi lavori l’amministrazione coglie anche l’occasione per recu­per­are una nuo­va sor­gente. «E’ quel­la di Albinuovi che, da diver­si anni, non veni­va più uti­liz­za­ta e sarà recu­per­a­ta sfrut­tan­do un sis­tema foto­voltaico avveniris­ti­co», dice Coltri. «Gra­zie a pan­nel­li solari sarà prodot­ta ener­gia suf­fi­ciente per ali­menta­re una pom­pa che porterà acqua in quo­ta da Albinuovi a Praz­zagano e in futuro anche alla mal­ga di Cer­bio­lo, a Brenti­no». Per quan­to riguar­da l’approvvigionamento alla mal­ga di Albaré, a due pas­si dall’orto botan­i­co del monte Bal­do a Novezzi­na, la situ­azione è rel­a­ti­va­mente diver­sa. «E’ servi­ta da strade, non man­ca la luce elet­tri­ca ed è ora usa­ta da all­e­va­tori di cav­al­li. Tut­tavia, vista la posizione e il fat­to che in ques­ta zona il pas­co­lo è ridot­to, sarà in futuro des­ti­na­ta ad altri fini. Ver­rà infat­ti des­ti­na­ta alla piantu­mazione di erbe e piante offic­i­nali». Per quan­to riguar­da infine l’ultimo trat­to di acque­dot­to rurale, diret­to a Saugo­lo, servirà ad ali­menta­re alcune aziende agri­cole. L’opera ver­rà a costare in totale 63mila euro (pari a poco più di 120 mil­ioni di ex lire). «Fer­rara del Bal­do rius­cirà a real­iz­zarla gra­zie all’interessamento del sin­da­co Guer­ri­no Coltri che, tramite la Comu­nità Mon­tana del Bal­do, ha potu­to ottenere un con­trib­u­to regionale di 57.600. Il resto del­la spe­sa è invece affronta­to dall’amministrazione», chi­ude Turcato.

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