Le maratone di Mentana

Di Luca Delpozzo
Amelì

Quel pomerig­gio del­la sec­on­da metà di mag­gio del 2018, ver­so le sette pomerid­i­ane, si sen­tirono, nel­la casa gial­la di vico­lo Fos­se Castel­lo, degli stril­li altissi­mi e uno sbat­tere di porte. Un anziano sig­nore, che  pas­sa­va sopra pen­siero sul­la stradic­ci­o­la, qua­si si spaven­tò  e il suo pri­mo pen­siero fu: “Stan­no ucci­den­do qual­cuno!” e affret­tò il pas­so per rag­giun­gere l’auto e andar via da lì. Era­no i giorni delle trat­ta­tive tra Lega e Cinque Stelle per il nuo­vo Gov­er­no e molti era­no inchio­dati davan­ti al tele­vi­sore.  Poche per­sone cam­mi­na­vano per le vie.

Valenti­no, il bam­bi­no di cinque anni che ave­va urla­to, entrò di furia nel­la cam­era di bis­non­na Irma e si ran­nic­chio sul fon­do del­la poltronci­na con un bron­cio galat­ti­co. La bis­non­na, con­trari­a­mente al soli­to, par­lò subito e per pri­ma. “Iè modi de usà isé? I t’ha sin­tit fin en piasa! (Hai urla­to pro­prio forte. Ti han­no sen­ti­to fino in piazza!)”.

Valenti­no, anco­ra più imbron­ci­a­to, alzò le spalle. Irma non stette zit­ta: “Ghera prope  bisogn de  fa tant  bodòs? (C’era pro­prio bisog­no di fare una così grande  sce­na­ta?” E Valenti­no gridò: “Non par­lar­mi in dialet­to! Lo sai che non conosco tutte le parole”. Bis­non­na Irma sus­sur­rò. “Ave­vi pro­prio bisog­no di urlare come hai fat­to?”.  Il pic­co­lo sbot­tò: “È dieci giorni che zio Giuseppe non mi las­cia vedere i car­toni alla tele­vi­sione, per­ché dice che deve seguire la mara­tona di Mentana!”.

L’anziana allo­ra stette un po’ in silen­zio con­cen­tran­dosi sul­la fac­cen­da, poi aven­do dis­tin­to la battaglia di Men­tana dal gior­nal­ista Men­tana, osservò: “È per­ché a Roma stan­no facen­do una con­fu­sione ter­ri­bile e Giuseppe vuole vedere come va a finire. Ha pau­ra che affondi­no l’Italia”. Valenti­no con un filo di sper­an­za nel­la bat­tuta: “Se affon­da, non andrò più a scuola?”

Irma si stupì del­la con­sid­er­azione, ma rispose: “Anzi devi stu­di­are anco­ra di più, per far meglio di loro quan­do sarai grande e ti met­terai in polit­i­ca”. Valenti­no, indis­pet­ti­to, ma sen­za più il bron­cio: “Esager­a­ta! Le inven­ti tutte solo per far­mi stu­di­are. Io non sarò mai un politi­co, ma solo un tec­ni­co. Il tec­ni­co del­la  squadra di cal­cio del­la Nazionale!” E Bis­non­na Irma riden­do: “Esager­a­to! Però qual­cosa hai capi­to, stan­do a guardare i pro­gram­mi con Giuseppe: il gov­er­no dei tec­ni­ci non è quel­lo dei politi­ci. Ma il tec­ni­co di cui parla­va Men­tana non è Manci­ni, ma Cottarel­li, sec­on­do me una per­sona val­i­da, un pro­fes­sore”. Valenti­no subito pron­to: “Io sarò un tec­ni­co. Sta alla fines­tra e vedrai che caram­bo­la fac­cio fare al pal­lone. Scav­alcherà l’alloro e finirà in por­ta, quel­la del garage.”

Amelì

Pri­ma pub­bli­cazione il: 3 July 2018 @ 11:05