Presentata la «mnemoteca di comunità»: raccolti i ricordi di vita, privata e sociale, degli anziani della cittadina. Otto protagonisti, dal pescatore Cavallaro alla centenaria Lisetta Bonometti

Le memorie dei «nonni» in dvd

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Di Luca Delpozzo
Sergio Zanca

di Una mnemote­ca a Desen­zano, per creare una memo­ria col­let­ti­va da las­cia­re in ered­ità ai gio­vani. L’inizia­ti­va è sta­ta pre­sen­ta­ta dal sin­da­co Fioren­zo Pien­az­za, dal vice Rudy Bertoni e dal­l’asses­sore ai Sil­via Colas­an­ti nel cor­so di una ser­a­ta orga­niz­za­ta dal Lyons del­la Riv­iera garde­sana, guida­to da Giuseppe Lan­franchi, che da tem­po pro­pone incon­tri di par­ti­co­lare inter­esse. Fino­ra sono sta­ti real­iz­za­ti otto Dvd. Ognuno ha come pro­tag­o­nista un per­son­ag­gio locale che riper­corre la pro­pria vita in una sor­ta di galop­pa­ta nel tem­po. Ecco scor­rere il rac­con­to e i ricor­di del pro­fes­sor Simone Saglia: una venti­na di minu­ti sem­pli­ci, inci­sivi, sereni. E poi Andrea Bor­dignon, colti­va­tore diret­to di S.Martino del­la Battaglia, per 25 anni con­sigliere del­la Democrazia cris­tiana, Bruno Cav­al­laro, pesca­tore, Liset­ta Bonomet­ti, che ha taglia­to il tra­guar­do dei 100 e fa parte del­la Car­i­tas par­roc­chiale, Omero Doned­du, pri­mo con­sigliere del Movi­men­to sociale ital­iano. Fran­ca Gan­di­ni, pro­fes­sores­sa, Pier­gior­gio Zanet­ti, ban­car­io. Nel­l’ul­ti­mo Dvd, un grup­po di donne (la casalin­ga, la sar­ta, l’op­era­ia, la commes­sa, ecc.) che dis­cu­tono tra di loro, e ram­men­tano fat­ti, episo­di, curiosità. «A Desen­zano — spie­ga Sil­via Colas­an­ti- abbi­amo super­a­to i 26mila res­i­den­ti, ma i domi­cil­iati sono 31.500. Sen­ti­amo l’e­si­gen­za di fare qual­cosa per­chè la cit­tà risco­pra le pro­prie radi­ci. Da qui la deci­sione di rac­cogliere sto­rie di vita. Per noi è un inves­ti­men­to, anche se non dà risul­tati eco­nomi­ci». L’inizia­ti­va è cura­ta da Loren­zo Moreni, di Lona­to, edu­ca­tore pro­fes­sion­ale che col­lab­o­ra con enti e strut­ture (coop­er­a­tive di sol­i­da­ri­età sociale, comu­ni, scuole, carcere), soprat­tut­to nel cam­po del­l’e­mar­gin­azione. Nel ’94 ha fonda­to, con due ped­a­gogiste, il grup­po di ricer­ca e for­mazione «Cronos», che opera sul ter­ri­to­rio nazionale con una metodolo­gia speci­fi­ca lega­ta alle sto­rie di vita. Ha scrit­to un paio di lib­ri, e aderisce all’ del­l’au­to­bi­ografia di Anghiari, in provin­cia di Arez­zo. «Occorre recu­per­are la pro­pria iden­tità, a liv­el­lo famil­iare, cul­tur­ale, per­son­ale — affer­ma Moreni -, in modo da ritrovare il filo che ci unisce agli ante­nati, offren­do prospet­tive a figli e nipoti. Le per­sone ascoltate mi han­no mostra­to una Desen­zano che non conosce­vo. Una vol­ta i ruoli e gli spazi era­no ben defin­i­ti, e, per appren­dere, bas­ta­va guardare in famiglia. Adesso le comu­nità non sono più unite dal­la con­san­guineità, ma dalle idee. E’ come se aves­si­mo taglia­to la coda (il pas­sato) e la tes­ta (il futuro). Il pre­sente è diven­ta­to il momen­to cen­trale. Il sen­so del nos­tro lavoro è di las­cia­re una memo­ria». Per cui la bib­liote­ca, piena di lib­ri, si popo­la di voci, volti, vicende. Anto­nio Foglio, che, con altri autori, ha cura­to parec­chie pub­bli­cazioni («Borghi, ville e con­trade di Toscolano Mader­no», «Pesca e pesca­tori sul Gar­da», «Vite e vig­naioli» e altri), si è invece sof­fer­ma­to sul dialet­to. «Una lin­gua da sem­pre espres­sione di vital­ità del­la gente, nata (come l’i­tal­iano) dal lati­no medievale — ha det­to Foglio -. Pen­sate all’im­me­di­atez­za di cer­ti ter­mi­ni, come “pelèr”, il ven­to che fa il pelo all’on­da. Poi è sta­ta sen­ti­ta come la lin­gua dei pover­ac­ci, e ora ha per­so la sua fun­zione di comu­ni­cazione. I gio­vani lo par­lano in modo imbas­tardi­to, e il dirompente “mag­nà” edul­co­ra­to in “mangià”. Io cer­co di recu­per­are prover­bi, filas­troc­che, i rap­por­ti tra la gente, la cul­tura quo­tid­i­ana delle pic­cole cose. Il dialet­to rac­chi­ude una notev­ole ric­chez­za, ma è anacro­nis­ti­co ripro­por­lo come lin­gua par­la­ta. Negli ulti­mi anni è sta­to un fiorir di lib­ri: Matilde Razzi sui ter­mi­ni usati a Salò, Trimel­oni su Mal­ce­sine, Sab­badin su Desen­zano, Vedovel­li su Tor­ri e Bren­zone, Zanet­ti su Lazise. Io sto preparan­do da anni il vol­ume sul dialet­to di Toscolano Mader­no». Il sin­da­co Pien­az­za ha espres­so «l’ap­prez­za­men­to per la sen­si­bil­ità dimostra­ta dal Lyons riv­ieras­co nel per­cor­so di ricer­ca e conoscen­za. Ma atten­zione. Questo lavoro di appro­fondi­men­to e recu­pero delle radi­ci potrebbe indurre a con­sid­er­ar­ci come cit­ta­di­ni priv­i­le­giati. Sarebbe sbaglia­to. Non deve infat­ti diventare moti­vo di esclu­sione. Bisogna essere aper­ti al riconosci­men­to delle iden­tità altrui. Ben ven­ga un sano cam­panil­is­mo. No, invece, a chi­ud­er­si nelle pro­prie par­ti­co­lar­ità, innes­can­do pau­re ingius­tifi­cate. Ormai la soci­età è mul­tiet­ni­ca e mul­ti­razz­iale. A Desen­zano il 10% del­la popo­lazione è giun­ta dal­l’es­tero. E noi, per favorire l’in­te­grazione, abbi­amo orga­niz­za­to, il lunedì, nel Palaz­zo del tur­is­mo, una serie di incon­tri. Così, una vol­ta, è toc­ca­to agli albane­si, poi ai pak­istani, e così via». Gli extra­co­mu­ni­tari si pre­sen­tano alla popo­lazione, par­lano dei loro prob­le­mi, chiedono com­pren­sione. Da un lato la con­ser­vazione del­la memo­ria, delle tradizioni, del pas­sato. Dal­l’al­tro il ponte ver­so il futuro.

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